GINO STRADA: “L’Europa non capisce la crisi umanitaria”

 

GINO STRADA

 

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GINO STRADA: “L’Europa non capisce la crisi umanitaria”

 

Unione Europea ancora una volta dimostra di non capire la crisi umanitaria di fronte alla quale si trova.
Le proposte per gestire il flusso dei migranti in arrivo dal nord Africa vanno verso la militarizzazione del Mediterraneo e dei Paesi attraverso cui transitano i migranti.

Finanziare i centri di raccolta dei migranti in Libia, che sono a tutti gli effetti campi di detenzione e di tortura, investire per controllare i confini dei paesi di transito, dove vengono sistematicamente violati i diritti umani, impedire alle navi delle Ong l’attracco nei porti italiani sono tutte facce di una politica repressiva delle migrazioni, che ignora la sofferenza di milioni di esseri umani.

L’Europa si sta tirando indietro. Ai muri si sono aggiunti i carri armati.
L’Italia, che ha dimostrato fin dall’operazione Mare Nostrum, i suoi principi di umanità e solidarietà deve farsi portatrice presso l’Unione Europea di altre proposte per l’accoglienza di chi scappa dalla guerra e dalla povertà. Solo l’apertura di canali legali e sicuri di accesso all’Europa – i corridoi umanitari e la concessione di visti per ragioni di lavoro e studio – e solo la condivisione dell’accoglienza e di politiche comuni di integrazione possono permettere di regolare i flussi nel rispetto dei diritti e della sicurezza di tutti. E se anche l’Italia si ritroverà inizialmente sola in questo compito non rinunci a praticare il rispetto della vita e della dignità umana.

GINO STRADA

da rifondazione.it

Un altro successo dell’Euro e dell’Unione Europea: l’Europa è l’area dove la schiavitù è cresciuta di più nel 2016!!!

 

Euro

 

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Un altro successo dell’Euro e dell’Unione Europea: l’Europa è l’area dove la schiavitù è cresciuta di più nel 2016!!!

La fondazione Thompson Reuters ha pubblicato un report relativo alla situazione della schiavitù nel mondo, intesa come situazione in l’attività lavorativa non viene pagata o viene pagata in modo  assolutamente sproporzionato.

L’Europa è l’area del mondo che ha visto il maggior incremento della  schiavitù , con 5 paesi che appaiono fra i peggiori all’interno dell’unione, cioè Italia, Romania, Grecia, Bulgaria e Cipro. Non si nasconde che quest’incremento sia dovuto alla crisi ed ai forti flussi migratori, ha fatto si che molti di questi uomini, venuti in europa pagando forti cifre , stiano lavorando senza paga, e che perfino il sistema produttivo si sta riadattando alla schiavitù.

Un grande risultato per i governi “Di Sinistra” di Grecia ed Italia,  che sono riusciti a riportare la schiavitù a livelli fra i più alti in Europa.

Nel mondo si calcola vi siano 21 milioni di schiavi, molti dei quali bambini al lavoro forzato, e questi sono i paesi con più elevato livello di sfruttamento  della schiavitù

Corea del Nord , Siria e Sud Sudan guidano la classifica. Ci sono perà paesi come l’India , dal 15mo al 41mo posto, e la Thailandia, dal 21mo al 48mo posto.

tramite: http://www.stopeuro.org/un-altro-successo-delleuro-e-della-ue-lunione-e-larea-dove-la-schiavitu-e-cresciuta-di-piu-nel-2016/

Ecco il vero piano della Germania: comprare l’Italia prima che crolli l’Euro!

Germania

 

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Articolo di 2 anni fa, ma oggi più che mai attuale

Ecco il vero piano della Germania: comprare l’Italia prima che crolli l’Euro!

La Germania è interessata ad acquisire nel Belpaese i competitor delle proprie grandi aziende, non per investire con/in esse ma semplicemente per eliminare un avversario (pls check); questo verrà provato a breve con lo svuotamento delle attività italiane delle aziende acquisite, prima di tutto in termini di manodopera e di investimenti (nell’arco di circa un triennio); la Germania deve acquistare quel che resta delle imprese italiane – maggior competitor manifatturiero della Germania – prima che l’euro si rompa, onde ovviare alla innegabile competizione della italiana a seguito della svalutazione competitiva che seguirà.

Ecco, questa è in pillole la teoria che Mitt Dolcino ha propugnato nei suoi interventi degli scorsi tre anni; forse bisognerebbe ponderare se avesse/avrà o meno ragione, l’acquisto di Italcementi – il più grande cementiere del sud Europa – è un boccone Angela Merkelenorme. Di più, un vero banco di prova. Vero che su questo sito si era preconizzata l’acquisizione in passato di Enel da parte dei tedeschi. Altrettanto vero che tale “piece of news” pare fosse informazione accurata, peccato che da una parte l’acquirente in pectore tedesco si stia letteralmente liquefacendo a seguito dei suoi enormi errori manageriali e dei pessimi (relativi al settore) risultati di bilancio (…); dall’altra il duo “governo/Ad di Enel” [bravissimo] hanno saputo tessere una tela ramificatissima e pregevolissima che, anche grazie a supporti esterni (Usa, vedasi l’accordo con Ge per il rinnovabile in Nord America) e all’astuzia del governo con le Tlc in fibra allocate al gigante elettrico, ha esteso le coperture della golden share [e della geopolitica che conta] alla nostra multinazionale dell’energia.

Ma ciò non toglie che quello di Italcementi sia un vero simbolo, un passo decisivo nel piano egemonico tedesco, certamente – si teme – solo il primo di una serie: la Germania, avendo compreso che l’euro è destinato a crollare, deve comprare ora le aziende che le fanno concorrenza, soprattutto nella manifattura e soprattutto nel suo settore di elezione, quello primario (cemento, acciaio, energia, autotrazione, chimica etc. ma non nell’oil in quanto ne fu esclusa dopo la sconfitta nell’ultima guerra). O al limite farle chiudere/sperare che chiudano, come la Riva Acciai competitore della iper-problematica ThyssenKrupp (il crollo di Riva a fine del 2011 ha prima di tutto salvato il gigante tedesco dell’acciaio; coincidenza delle coincidenze è che il crollo del nostro gruppo siderurgico sia coinciso con l’alba del governo di Mario Monti e del golpe contro un primo ministro italiano Idemocraticamente eletto, considero il Professore certamente un affiliato o quasi dell’ordoliberismo tedesco, per non dire molto di più).

E – lo ripeterò fino allo sfinimento – la Germania deve acquisire i propri competitor in Ue indeboliti dalla crisi prima che l’euro si rompa, con il fine di evitare che la svalutazione competitiva italiana spiazzi i suoi giganti nazionali. Ben inteso, sarà facile verificare che Heidelberg ha acquisto Italcementi per farla chiudere o comunque per ridimensionarla, eliminando un competitor. Per altro solo l’aspetto fiscale – tasse molto più basse in Germania che in Italia – giustificherebbe la chiusura della maggioranza delle filiali italiane rispetto a quelle meno tassate/vessate in Germania. Verificate gente, verificate se quanto stiamo asserendo si trasformerà in realtà: in particolare occhio all’occupazione di Italcementi nei prossimi tre/quattro anni ed ai tagli che seguiranno, facile prevedere che finirà come Acciai Speciali Terni simboleggiata nel disastro di Torino, bassi investimenti e chiusura progressiva (speriamo che questa volta almeno si eviti la tragedia). Credetemi, questa storia la conosco davvero bene e non temo – purtroppo – smentita nella visione proposta.

E in tutto questo tristissimo epilogo, i nostri politici fanno grande fatica a riconoscere la grave realtà che ci aspetta; questo è l’aspetto più irritante. E soprattutto, a vedere l’ormai evidente protervia tedesca, un piano ben congegnato. Attenti, politici: se la disoccupazione dovesse esplodere per colpa diretta dei tedeschi, stile abbattimento/forte ridimensionamento di Italcementi da parte di Heidelberg, penso che questa volta rischierete davvero di pagarla di fronte ai cittadini, soprattutto vis a vis con le maestranze esodate in forza ad esempio degli effetti del Jobs Act. E ai giovani intraprendenti dico: andatevene da questo paese, se la politica permette che gli stranieri che ci impongono il rigore ci comprino i nostri grandi gruppi a valle all’indebolimento preventivo causato dall’austerity, per voi non c’è futuro. E probabilmente nemmeno per i giovani politici; aspettate per credere, sono pronto a scommettere che da qui a qualche anno saranno loro i responsabili del disastro. Ben inteso, fosse per me chiederei a Mario Monti di emigrare…

Leggi dalla fonte originale Libreidee.org

La farsa del Ministro della Sanità Lorenzin: “le uova italiane sono sicure” …Mi dicono che non è vero…!

Ministro della Sanità

 

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La farsa del Ministro della Sanità Lorenzin: “le uova italiane sono sicure” …Mi dicono che non è vero…!

Lorenzin: “le uova italiane sono sicure”. Mi dicono che non è vero

Beatrice Lorenzin mi ricorda Alighiero Noschese (per i più giovani, un imitatore degli anni ’70) in uno dei suoi famosi sketch in cui il comico imitava il giornalista Rai Mario Pastore. Leggeva una notizia, poi squillava il telefono, ascoltava le indicazioni dalla regia e poi diceva: “mi dicono che non è vero”. Ed è proprio così, la Ministra Lorenzin sul caso delle uova al Fipronil ha dato notizie false senza farsi grandi problemi nel momento in cui è stata smentita dai fatti (e dai Nas).

Che un Ministero ci racconti che va tutto bene e il giorno dopo venga smentito però è un bel po’ preoccupante. Sì perché il Ministero in questione è quello della Salute, la nostra.
La realtà è che il caso delle uova al Fipronil che sta travolgendo man mano tutta Europa non lascia immune l’Italia, checchè ne dica la Lorenzin.

Infatti mentre lei dichiarava che le uova prodotte in Italia (ed i loro derivati) sono perfettamente sane, che le uova contaminate “non ci sono”, “non ci sono casi in Italia, “abbiamo già fatto i controlli”, “le uova italiane sono sicure”, parallelamente succede che i controlli a tappeto sulle aziende produttrici italiane dicono esattamente il contrario.
Allora, davanti all’evidenza dei fatti il Ministero della nostra Salute comincia timidamente ad ammettere che alcune uova sono state trovate, ma provenienti dall’estero.
Quindi passiamo alla tesi numero due, ovvero che in effetti ce n’è qualcuno ma viene dall’estero. Nel frattempo però i Nas continuano il loro lavoro e si scopre che alcune aziende italiane hanno prodotto e distribuito uova al Fipronil.
I sequestri, ad oggi, cifre alla mano, sono pari a oltre 90 mila chili di uova, e siamo solo all’inizio.
Da notare che la cosa non riguarda una specifica regione ma si estende dall’Emilia Romagna alla Campania, passando per le Marche. Per ora.

Quindi la sostanza è che ci siamo dentro fino al collo come altri paesi europei.
La Lorenzin nei suoi proclami si dimentica che produrre alimenti attraverso l’utilizzo diretto o indiretto di sostanze tossiche per l’uomo è un reato. Si dimentica che qui siamo di fronte ad un’ipotesi di attività fraudolenta che si estende in lungo e in largo in Europa e che coinvolge anche il nostro Paese.
Il ruolo del suo Ministero, per l’appunto della salute, è in primis quello di tutelare i cittadini, di fare prevenzione, di dare indicazioni chiare, di essere prudente e non superficiale.

La Ministra deve ammettere la situazione per quella che è, deve richiedere con forza in Europa il rafforzamento delle attività antifrode e l’inasprimento delle pene per chi attenta alla nostra salute. Oppure cambi mestiere.

fonte: http://marcozullo.it/lorenzin-le-uova-italiane-sono-sicure-mi-dicono-che-non-e-vero/

Il debito è illegittimo? Non si paga! Lo ha fatto prima l’Islanda, ora l’Equador. E sono rinati… Perchè non lo ha fatto la Grecia? …E soprattutto, perchè non lo facciamo noi?!?

 

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Il debito è illegittimo? Non si paga! Lo ha fatto prima l’Islanda, ora l’Equador. E sono rinati… Perchè non lo ha fatto la Grecia? …E soprattutto, perchè non lo facciamo noi?!?

Come accaduto in Islanda, anche in Ecuador il popolo, guidato dal presidente Rafael Correa, si è rifiutato di pagare il debito. Una commissione appositamente istituita l’ha dichiarato illegittimo in quanto si trattava di un prestito che faceva gli interessi esclusivi di banche e multinazionali e non del paese che avrebbe dovuto aiutare.
In un mondo dominato dalla finanza e dai poteri forti, l’arma più utilizzata dai potentati economici per la sottrazione di risorse ai paesi meno sviluppati è diventata quella dell’imposizione di pesanti debiti tramite organismi come la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale e figure come quella dei Sicari dell’Economia.
Molti paesi, si sono venuti a trovare di fronte alla tragica scelta tra il ripagamento dei debiti verso i creditori internazionali e l’investimento nella spesa pubblica mirata al benessere dei propri cittadini. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle volte, i paesi scelgono di proseguire con il pagamento dei debiti accumulando risorse tramite l’imposizione di misure di austerità che colpiscono duramente la popolazione e creano situazioni di disuguaglianza sociale sempre più insostenibili. Proprio come è successo e sta succedendo in Grecia.

Guarda il video QUI

Sintetizzando quando divenne Presidente Rafael Correa, ereditò un paese in macerie per il debito estero e decise di non continuare ad uccidere la sua popolazione, considerando persone non grate i rappresentanti della Banca Mondiale e del FMI; imponendo poi un audit sul debito che ne certificò l’immoralità e le irregolarità manifeste da parte degli istituti finanziari nord-americani ed europei, risultati oggi nessuno parla di Ecuador, nessun media, nessun politico, ma l’Ecuador è libero, si non sarà l’induatrializzata Germania no, forse è meglio! Il paese ha subito in questi ultimi anni una notevole trasformazione, passando da un’economia prevalentemente agricola ad una industriale e sviluppata soprattutto nel settore terziario. Il paese è ricco di risorse minerarie, oltre a quelle petrolifere. Vi sono enormi giacimenti di rame. Anche molibdeno, oro e argento sono presenti in notevoli quantità nel sottosuolo ecuadoriano, così come presenti sono zinco, piombo e zolfo. L’Ecuador è il maggior esportatore di banano al mondo, fiori tropicali, il cacao, caffè, palmito e gamberi. Le attività industriali sono prevalentemente concentrate a Quito e Guayaquil, ed ha i punti di forza nel settore petrolchimico, tessile, farmaceutico e del cemento. La cosa più importante e che la sua gente non è schiacciata dalla finanza.

Se la Grecia nel 2012 avvese seguito l’esempio dell’Ecuador e dell’Islanda chissà come vivebbre oggi il suo popolo, questo non possiamo dirlo quello che possiamo dire è, che sia l’Islanda che l’Ecuador sono salve ed salvo il suo popolo dalla povertà, il popolo greco oggi…beh questo lo sapete perfettamente come se la passa.

 

tratto da: http://www.stopeuro.org/ecuador-se-il-debito-e-illegittimo-non-si-paga-infatti-non-paga-dal-2012-e-il-paese-cresce/

Problema: Dato che in Europa un Paese ha 4 vaccini obbligatori, due Paesi hanno 3 vaccini obbligatori, un pasese ha 1 vaccino obbligatorio e tutti gli altri NIENTE, si calcoli il grado di corruzione dei politici di un Paese che ne rende obbligatori 12.

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Problema: Dato che in Europa un Paese ha 4 vaccini obbligatori, due Paesi hanno 3 vaccini obbligatori, un pasese ha 1 vaccino obbligatorio e tutti gli altri NIENTE, si calcoli il grado di corruzione dei politici di un Paese che ne rende obbligatori 12.

Dai, Susy, tu che sei sempre stata così brava a risolvere problemi ed arcani, risolvi un po’ questo, Se non ci riesci, alla fine dell’articolo ti diamo un suggerimento…

Allora, in Francia i vaccini obbligatori sono 4. In Grecia e Portogallo sono 3. In Belgio ne è uno soltanto. E tutti gli altri Paesi Europei? Niente, nessuno , zero assoluto.

Era quindi è tanto necessario renderne obbligatori ben 12?
Forse ce lo chiede l’Europa? Abbiamo visto che la risposta è NO
E allora chi ce lo chiede, ovvero chi lo chiede alla nostra classe politica? Chi ci lucra, che domande…

D’altra parte, una classe politica che se ne infischia altamente dei bambini che muoiono di tumore in Terra dei Fuochi, tutto ad un tratto diventa sensibile alla salute dei più piccini?

Fatemi il piacere. I bambini di Terra dei Fuochi possono crepare. Quelli senza vaccino NO, darebbero un grande, grandissimo dolore a quelle anime nobili delle Lobby dei Farmaci. E questo i nostri politici proprio non lo possono permettere!

La Storia insegna, ma noi siamo cattivi alunni. Forse avete già dimenticato che la vaccinazione contro l’epatite b è stata resa obbligatoria nel 1991 e questo perchè l’allora ministro della Sanità, Francesco De Lorenzo che, insieme al responsabile del settore farmaceutico del ministero, Duilio Poggiolini, intascò ben 600 milioni di lire di TANGENTE dall’azienda Glaxo-SmithKline, unica produttrice del vaccino Engerix B.

Un consiglio per la Susy di cui sopra: ricapitalizza 600 milioni di lire del 1991 ad oggi e moltiplica per 12…
By Eles

L’Europa espropria un altro pezzo di Grecia. Questa volta la Germania, in cambio degli aiuti, si prende il porto di Salonicco!

 

Grecia

 

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L’Europa espropria un altro pezzo di Grecia. Questa volta la Germania, in cambio degli aiuti, si prende il porto di Salonicco!

 

L’accusa dei Cinquestelle:

Addio ad un altro pezzo di Grecia. Il porto di Salonicco cade in mani tedesche

Domani arriverà Jeroen Dijsselbloem al Parlamento europeo, mentre la Grecia sta vendendo i suoi asset un pezzo alla volta. Il presidente dell’Eurogruppo, dopo aver insultato i Paesi del Sud Europa definendoli ubriaconi e donnaioli (e quindi non meritevoli di aiuto), prende coraggio e si presenta dinanzi alla plenaria di Bruxelles. Il caso, però, ha voluto che proprio in questi giorni si sia svelato lentamente quanto contenuto nel famoso terzo memorandum d’intesa con cui l’Eurogruppo ha ricattato la Grecia qualche mese fa. In cambio degli “aiuti” per rinnovare le solite insostenibili scadenze sui debiti contratti per i salvataggi precedenti, il Governo di Tsipras ha accettato di svendere anche il porto di Tessalonica, seguendo la logica delle privatizzazioni selvagge chieste dalla Troika.

La gara se l’è casualmente aggiudicata un consorzio a controllo tedesco che incamererà il 67% in cambio di circa un miliardo di Euro, come previsto dagli accordi fra il “paese sovraindebitato” e i suoi creditori. Ad annunciarlo è stata l’Agenzia delle privatizzazioni “Taiped”. Per la precisione, il consorzio raggruppa i fondi tedeschi “Deutsche Invest Equity Partners” – in maggioranza -, il gruppo greco Belterra Investments e l’alleanza Terminal Link Sas con la francese Cma Cgm e il gruppo pubblico cinese China Merchants Holdings International. Ricordiamo che la Grecia aveva già concluso nel 2016 la privatizzazione del 67% del porto del Pireo, svenduto al colosso cinese del trasporto marittimo Cosco per un ammontare di 368,5 milioni di Euro. Oltre che l’acquisto da parte, sempre dei tedeschi, di 14 aeroporti.

Per chi non lo avesse ancora capito, la strategia è chiara e ben delineata. I greci e in generale gli Stati membri dell’Eurozona, specialmente del Sud Europa, essendo brutti e cattivi (o per usare le parole di Djisselbloem, puttanieri e ubriaconi), non devono ricevere veri aiuti. Ma svendere tutto il possibile. A chi? Ovvio, ai soliti noti, a chi rappresenta l’azionista di maggioranza di questa folle Unione Europea. Germania in primis. Il necessario taglio del debito greco, a cui falchi tedeschi e olandesi ostinatamente si oppongono, nonostante il buon senso, è riflesso nei celebri memorandum della Troika: la pistola fumante con cui all’aiuto e alla solidarietà si preferisce la svendita e l’umiliazione dei popoli. Benvenuti nell’Unione Europea fondata nel conflitto d’interessi tra politica e mercato, che attraverso l’Euro, il vincolo economico più grande sancito nei trattati, crea il contesto d’austerità e ricatto, utilizzato per condizionare le scelte economiche degli Stati. In un progetto molto lontano da quello auspicato dal buon senso comune. Un’Europa molto lontana da quella che vorrebbero i popoli europei.
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Nel merito, vi proponiamo anche una traduzione dal Financial Times:

Un consorzio tedesco ha presentato l’offerta più alta per l’acquisto della quota di due terzi della OLTH che è l’operatore portuale di Salonicco, porto situato nella parte nord-est della Grecia. Secondo l’agenzia delle privatizzazioni Greche HRADF, l’accordo porterà nelle casse greche 1.1 miliardi di euro.

La vendita del secondo porto più grande della Grecia, che è strategicamente posizionato per servire i Balcani e la regione del Mar Nero, fa parte degli attuali accordi presi nel piano di salvataggio del paese ellenico concordato fra la Grecia stessa, l’Unione europea ed il Fondo monetario internazionale. Le vendite delle infrastrutture greche sono una parte fondamentale di un ambizioso programma di privatizzazione che è stato ritardato a causa della forte opposizione da parte dei membri più inflessibili del governo di Syriza.

Le società di private-equity Deutsche Invest Equity Partners, la francese Terminal e la greca Belterra Investments che è controllata dall’imprenditore russo-greco Ivan Savvides, hanno offerto 231,9 milioni di euro per il 67% delle azioni OLTH. Il prezzo pagato rappresenta un premio, dato che il pagamento risulta essere il 70% più alto rispetto al reale valore di mercato delle azioni.

Il consorzio inoltre, grazie alla firma di un contrato di concessione, prenderà il controllo delle operazioni del porto di Salonicco per 34 anni. Il contratto di concessione prevede un aumento di oltre 170 milioni di euro di entrate aggiuntive inoltre ad investimenti futuri per 180 milioni di euro in sette anni per aggiornare il terminal dei container ed altri servizi. Infine si aspettano che il periodo di concessione generi altri 500 milioni di euro di investimenti e pagamenti di dividendi, ha detto HRADF.

La vendita, che deve essere ancora approvata dai revisori statali, arriva dopo pochi mesi dall’acquisto del 51% di OLP da parte della società cinese di spedizione COSCO. Per un cifra pari a 280,5 milioni di euro, COSCO si è aggiudicata l’acquisizione di OLP, operatore portuale che gestisce il porto del Pireo, ed ora i cinesi controllano il più grande porto del paese. I due altri offerenti selezionati erano l’ICTS (International Container Terminal Services) delle Filippine e DP World, la Peninsular and Oriental Steam Navigation Company con base a Dubai.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/04/djisselbloem-al-parl.html

 

La proposta di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’Euro! La nostra proposta: Perchè non vi togliete dalle palle tu e l’Euro così ci salviamo noi??

 

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La proposta di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’Euro! La nostra proposta: Perchè non vi togliete dalle palle tu e l’Euro così ci salviamo noi??

 

La proposta di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’Euro! La nostra proposta: Perchè non vi togliete dalle palle tu e l’Euro così ci salviamo noi??

Per rinfrescarVi la memoria:

L’ultima di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’euro

Svalutazione non monetaria ma salariale. Bce vuole abbassare remunerazioni mantenendo l’obiettivo di una inflazione vicina alla soglia del 2%.

BRUXELLES (WSI) – La Bce vuole abbassare le remunerazioni degli europei pur mantenendo l’obiettivo di una inflazione vicina alla soglia del 2% prestabilita. Draghi ha lanciato un appello nemmeno troppo velato in cui chiede di poter aggiustare gli stipendi per aiutare l’euro. Si tratta in pratica di una svalutazione non monetaria bensì salariale nel blocco a 18. Abbandonare così come salvare la moneta unica ha un prezo. “Il prezzo da pagare per voler mantenere a tutti i costi l’euro comporta dei costi economici, ma anche dei costi in termina di perdita di crescita e dei costi sociali”, dice Charles Sannat, giornalista e analista ‘contrarian’, professore di economia in diverse università di business parigine. Ricapitolando, nelle sue ultime uscite ufficiali in pubblico, Draghi ha detto che “ogni economia deve essere abbastanza flessibile da trovare e sfruttare i suoi vantaggi concorrenziali, per poter beneficiare del mercato unico”. Aggiungendo anche ogni paese deve essere abbastanza flessibile da “rispondere agli shock di breve termine, inclusi gliaggiustamenti al ribasso degli stipendi o il ribilanciamento delle risorse tra i settori“.

Il banchiere centrale ha spiegato che l’unione monteraria, sebbene irrevocabile rimane ancora incompleta senza il trasferimento del budget permanente tra i paesi e senza una forte mobilità di disoccupati tra i confini dell’Europa.

“La mancanza di riforme strutturali ha creato lo spettro di una divergenza economica permamente tra i membri del blocco a 18″, ha osservato Draghi.

Interrogato sui rischi di ritornare al sistema del XIX secolo, in cui i salari e i prezzi potevano abbassarsi e aumentare fortemente, Draghi ha difeso la necessità di adottare una “svalutazione interna” (ovvero abbassare i costi di un paese se non è possibile abbassare i tassi di cambio). La principale lezione, secondo Draghi, che ci ha fornito la crisi è che “in seno all’Ue dobbiamo stare attenti a non lasciare che i salari e i prezzi deviino”. “Dobbiamo stare molto attenti a mantenere i paesi competitivi“. Ma senza aggiustamenti monetari, non restano che aggiustamenti dei salari. La sola maniera relativamente rapida per ritrovare la competitività è abbassare gli stipendi, come è successo in Grecia e in Spagna.

In media gli spagnoli sono pagati 675 euro al mese e un greco 480 euro. Ma il vero problema è che la riduzione delle buste paga non è accompagnata da un calo dei prezzi necessari per poter veramente ritrovare la crescita economica o piuttosto dell’attività economica. In pratica anche in caso di salario dimezzato, se l’affitto passasse da 600 euro al mese a 100 ovviamente il contraente ne uscirebbe vincitore. Ma non è il caso nel Sud d’Europa. Parlando di “aberrazione economica” di proporzioni “storiche”, Sannat scrive che se la Bce ci chiede di abbassare i salari, lo stesso Draghi vuole mantenere l’inflazione vicina al 2%, ovvero un rincaro dei prezzi al consumo rispetto ai valori bassi attuali. Il board della Bce dovrebbe decidere a maggioranza sulle nuove misure non convenzionali anti-deflazione, tra cui l’acquisto di titoli di Stato. Lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, secondo cui nella riunione della Banca centrale europea giovedì “mi sembra di aver capito chiaramente” che si va verso una “decisione a maggioranza”. “Mi aspetto ragionevolmente delle scelte che non siano penalizzate da qualcuno che deve essere contrario per forza”.

Gli smemorati di Berlino (tutti i debiti che la Germania non ha mai pagato)

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Gli smemorati di Berlino (tutti i debiti che la Germania non ha mai pagato)

La Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l’Italia.

Dopo la Grande Guerra, John Maynard Keynes sostenne che il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. L’ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, al 100% del Pil tedesco. Fatalmemte, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l’iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar. Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti, i marchi risparmiati furono investiti per la rinascita economica e il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra, ben peggiore, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo, enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L’ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora!)

La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.

Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all’ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi, Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia, con un trattato firmato a Londra le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.

Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.

Senza l’accordo di Londra che l’ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell’economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Quindi: che cos’ha da lamentare la Merkel, dal momento che il suo Paese ha subito e procurato difficoltà ben maggiori e che proprio dall’Italia e dalla Grecia ha ottenuto il dimezzamento delle somme dovute per i disastri provocati con la prima e la seconda guerra mondiale? La Grecia nel 1953 era molto povera, aveva un grande bisogno di quei soldi, e ne aveva sicuramente diritto, perché aggredita dalla Germania. Eppure… Perché nessun politico italiano ricorda ai tedeschi il debito non esigito?

Roberto Schena su Informare per resistere

Crisi, povertà, disoccupazione… tutta colpa di un debito pubblico abnorme: 130% del Pil… Sicuro? Il Giappone raggiunge il 250%, ma c’è la quasi piena occupazione e la produzione industriale è in piena cresciuta! Ma lì non hanno l’Euro…!

 

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Crisi, povertà, disoccupazione… tutta colpa di un debito pubblico abnorme: 130% del Pil… Sicuro? Il Giappone raggiunge il 250%, ma c’è la quasi piena occupazione e la produzione industriale è in piena cresciuta! Ma lì non hanno l’Euro…!

 

In Giappone è quasi piena occupazione. Ma lì non hanno l’euro!

Il Giappone è ormai praticamente alla piena occupazione. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 3% di gennaio al 2,8% a febbraio, il minimo da 22 anni. La disponibilità di posti rispetto alla domanda si è confermata al favorevole rapporto di 1,43: si sono dunque 143 posizioni disponibili per ogni 100 richieste.

Anche la produzione industriale vola. A febbraio è aumentata del 2% (il ritmo più’ veloce in otto mesi) rispetto al mese precedente, trainata da auto, macchinari e prodotti chimici, e ciò a fronte di previsioni del 1,2%.

 

 

Ricordiamo che il Giappone non solo ha sovranità monetaria, ma ha anche un rapporto debito pubblico/PIL ben oltre il 250% (noi in Italia, che siamo tacciati per puttanieri, spreconi e alcolizzati, lo abbiamo poco sopra il 130%)!

Insomma, loro hanno moneta sovrana e Banca Centrale prestatrice illimitata di ultima istanza; noi invece abbiamo l’euro, la BCE (che non funge da prestatrice di ultima istanza), economisti a libro paga del capitale internazionale e scribacchini di regime!

 

fonti:

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-03-31/giappone-la-piena-occupazione-074905.shtml?uuid=AE0TVxw

In Giappone è quasi piena occupazione. Ma lì non hanno l’euro! (di Giuseppe PALMA)