Perfino gli Americani lo hanno capito: “L’euro è un marco travestito” …Perfino Trump. Lo hanno capito TUTTI… tranne gli idioti che ci governano…!

 

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Perfino gli Americani lo hanno capito: “L’euro è un marco travestito” …Perfino Trump. Lo hanno capito TUTTI… tranne gli idioti che ci governano…!

 

Dopo Messico e immigrati dal Medio Oriente, Donald Trump scatena la sua terza guerra. E stavolta è contro Angela Merkel e la Germania, accusata di utilizzare un euro “esageratamente sottovalutato” per avvantaggiasi sugli Usa e suoi partner europei. A parlare è Peter Navarro, il capo del Consiglio per il Commercio del presidente americano, che al Financial Times parla senza mezzi termini dell’euro come “un marco travestito“.

La polemica è nota nell’Unione europea: paesi come Italia, Grecia e Spagna ed euro-scettici in generale hanno costantemente sottolineato questo squilibrio sistemico imposto e difeso da Berlino. Che l’argomento sia utilizzato dagli Usa è però una prima volta clamorosa: mai Barack Obama in questi anni di crisi ha mosso un dito in tal senso, assai più preoccupato di avere in Angela Merkel alleata salda e fidata. Trump, al contrario, lo utilizza come testa d’ariete per scardinare gli equilibri già precari dell’Unione europea.

Non a caso Navarro punta il dito contro la Germania anche sul Ttip, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti, il cui negoziato è stato sospeso. “Un grosso ostacolo a considerare il Ttip come un accordo bilaterale – dice Navarro – è la Germania che si approfitta degli altri paesi Ue e degli Usa con un marco travestito che è esageratamente sottovalutato”. Negli anni passati la contestazione sulla moneta svalutata e sulla “concorrenza commerciale sleale” la Casa Bianca l’aveva riservata solo a Paesi come la Cina. È variato il nemico, e questo cambio di rotta strategico, in tandem con l’avvicinamento economico alla Gran Bretagna e politico-militare alla Russia potrebbe segnare più di ogni altra cosa l’era Trump. E la fine dell’Unione europea.

 

tratto da: http://www.direttanews24.com/gli-usa-la-germania-leuro-un-marco-travestito/

Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Chi ci ha ridotto così? E perché dovremmo dare il voto a chi ha tentato di farci credere che per riprenderci avremmo dovuto cambiare la Costituzione, la stessa di 30 anni fa? Pensateci!!

 

anni 90

 

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Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Chi ci ha ridotto così? E perché dovremmo dare il voto a chi ha tentato di farci credere che per riprenderci avremmo dovuto cambiare la Costituzione, la stessa di 30 anni fa? Pensateci!!

 

Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Eppure la costituzione era la stessa. Cosa è cambiato?

Dell’ Italia nel dopoguerra non era rimasto quasi più nulla, una nazione che aveva il PIL del Bangladesh, e che doveva decidere in che direzione andare per risollevarsi.

Da quando i padri fondatori, seduti sulle macerie hanno stilato la Costituzione più bella del mondo che garantisce i diritti umani fondamentali, e i nostri nonni e padri si sono sacrificati spaccandosi la schiena per una nazione migliore, l’Italia in 35 anni è risorta dai cumuli di macerie diventando la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Fino ad arrivare al 1994, quando le agenzie di rating ci definivano “Economia leader d’Europa”, quando “stracciavamo” la Germania sia in produzione che export. Un paese sovrano di se stesso ricco, ricchissimo, diritti garantiti, Stato sovrano, Parlamento sovrano, Costituzione sovrana. Una legislazione del lavoro che era invidiata da tutto il Pianeta.

Eppure la Costituzione era quella di adesso, la stessa che ora viene considerata un problema dai nuovi pseudo padri costituenti che (sotto pressione delle elite finanziarie mondiali) vorrebbero renderla carta straccia a colpi di referendum.

Vogliono farci credere che basta una riforma costituzionale per risollevare l’ Italia, che la seconda parte della nostra bella Costituzione vada rivista, superando sistemi che hanno perso il loro significato storico (vedi Bicameralismo). È però un dato di fatto che il Bicameralismo perfetto, abbinato ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, non ha impedito all’Italia di diventare quinta potenza economica al mondo, e di avere tra i migliori sistemi di tutela sociale e civile per i lavoratori e le famiglie.

La legge sul divorzio, quella sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, il Sistema sanitario nazionale, furono tutte leggi approvate con l’attuale sistema costituzionale.

Ma allora se Costituzione non è il problema dell’ Italia, qual’ è il VERO problema? Perchè negli ultimi anni siamo scesi così in basso pur avendo la Costituzione più bella del mondo?

Nel 1993 dei tecnocrati europei che nessun italiano ha mai eletto avevano creato il Trattato di Maastricht, poi nel 2007 quello di Lisbona, fino ad arrivare all’ Unione Europea (che una volta erra Comunità Europea) con la conseguente creazione della moneta unica, tutti fattori che lentamente negli anni hanno esautorato il Parlamento del tutto, hanno tolto all’Italia la sovranità monetaria, e hanno persino violato già in parte la nostra Costituzione.

Cari politici, ma se la costituzione è la stessa dei “tempi d’oro”, i sistemi politici lo stesso, forse il problema non sarà rappresentato dalle cose che oggi abbiamo di diverso da quei tempi, ovvero l’austerity e l’Euro ?

Fonte misteri.newsbella.it

L’Europa espropria un altro pezzo di Grecia. Questa volta la Germania, in cambio degli aiuti, si prende il porto di Salonicco!

 

Grecia

 

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L’Europa espropria un altro pezzo di Grecia. Questa volta la Germania, in cambio degli aiuti, si prende il porto di Salonicco!

 

L’accusa dei Cinquestelle:

Addio ad un altro pezzo di Grecia. Il porto di Salonicco cade in mani tedesche

Domani arriverà Jeroen Dijsselbloem al Parlamento europeo, mentre la Grecia sta vendendo i suoi asset un pezzo alla volta. Il presidente dell’Eurogruppo, dopo aver insultato i Paesi del Sud Europa definendoli ubriaconi e donnaioli (e quindi non meritevoli di aiuto), prende coraggio e si presenta dinanzi alla plenaria di Bruxelles. Il caso, però, ha voluto che proprio in questi giorni si sia svelato lentamente quanto contenuto nel famoso terzo memorandum d’intesa con cui l’Eurogruppo ha ricattato la Grecia qualche mese fa. In cambio degli “aiuti” per rinnovare le solite insostenibili scadenze sui debiti contratti per i salvataggi precedenti, il Governo di Tsipras ha accettato di svendere anche il porto di Tessalonica, seguendo la logica delle privatizzazioni selvagge chieste dalla Troika.

La gara se l’è casualmente aggiudicata un consorzio a controllo tedesco che incamererà il 67% in cambio di circa un miliardo di Euro, come previsto dagli accordi fra il “paese sovraindebitato” e i suoi creditori. Ad annunciarlo è stata l’Agenzia delle privatizzazioni “Taiped”. Per la precisione, il consorzio raggruppa i fondi tedeschi “Deutsche Invest Equity Partners” – in maggioranza -, il gruppo greco Belterra Investments e l’alleanza Terminal Link Sas con la francese Cma Cgm e il gruppo pubblico cinese China Merchants Holdings International. Ricordiamo che la Grecia aveva già concluso nel 2016 la privatizzazione del 67% del porto del Pireo, svenduto al colosso cinese del trasporto marittimo Cosco per un ammontare di 368,5 milioni di Euro. Oltre che l’acquisto da parte, sempre dei tedeschi, di 14 aeroporti.

Per chi non lo avesse ancora capito, la strategia è chiara e ben delineata. I greci e in generale gli Stati membri dell’Eurozona, specialmente del Sud Europa, essendo brutti e cattivi (o per usare le parole di Djisselbloem, puttanieri e ubriaconi), non devono ricevere veri aiuti. Ma svendere tutto il possibile. A chi? Ovvio, ai soliti noti, a chi rappresenta l’azionista di maggioranza di questa folle Unione Europea. Germania in primis. Il necessario taglio del debito greco, a cui falchi tedeschi e olandesi ostinatamente si oppongono, nonostante il buon senso, è riflesso nei celebri memorandum della Troika: la pistola fumante con cui all’aiuto e alla solidarietà si preferisce la svendita e l’umiliazione dei popoli. Benvenuti nell’Unione Europea fondata nel conflitto d’interessi tra politica e mercato, che attraverso l’Euro, il vincolo economico più grande sancito nei trattati, crea il contesto d’austerità e ricatto, utilizzato per condizionare le scelte economiche degli Stati. In un progetto molto lontano da quello auspicato dal buon senso comune. Un’Europa molto lontana da quella che vorrebbero i popoli europei.
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Nel merito, vi proponiamo anche una traduzione dal Financial Times:

Un consorzio tedesco ha presentato l’offerta più alta per l’acquisto della quota di due terzi della OLTH che è l’operatore portuale di Salonicco, porto situato nella parte nord-est della Grecia. Secondo l’agenzia delle privatizzazioni Greche HRADF, l’accordo porterà nelle casse greche 1.1 miliardi di euro.

La vendita del secondo porto più grande della Grecia, che è strategicamente posizionato per servire i Balcani e la regione del Mar Nero, fa parte degli attuali accordi presi nel piano di salvataggio del paese ellenico concordato fra la Grecia stessa, l’Unione europea ed il Fondo monetario internazionale. Le vendite delle infrastrutture greche sono una parte fondamentale di un ambizioso programma di privatizzazione che è stato ritardato a causa della forte opposizione da parte dei membri più inflessibili del governo di Syriza.

Le società di private-equity Deutsche Invest Equity Partners, la francese Terminal e la greca Belterra Investments che è controllata dall’imprenditore russo-greco Ivan Savvides, hanno offerto 231,9 milioni di euro per il 67% delle azioni OLTH. Il prezzo pagato rappresenta un premio, dato che il pagamento risulta essere il 70% più alto rispetto al reale valore di mercato delle azioni.

Il consorzio inoltre, grazie alla firma di un contrato di concessione, prenderà il controllo delle operazioni del porto di Salonicco per 34 anni. Il contratto di concessione prevede un aumento di oltre 170 milioni di euro di entrate aggiuntive inoltre ad investimenti futuri per 180 milioni di euro in sette anni per aggiornare il terminal dei container ed altri servizi. Infine si aspettano che il periodo di concessione generi altri 500 milioni di euro di investimenti e pagamenti di dividendi, ha detto HRADF.

La vendita, che deve essere ancora approvata dai revisori statali, arriva dopo pochi mesi dall’acquisto del 51% di OLP da parte della società cinese di spedizione COSCO. Per un cifra pari a 280,5 milioni di euro, COSCO si è aggiudicata l’acquisizione di OLP, operatore portuale che gestisce il porto del Pireo, ed ora i cinesi controllano il più grande porto del paese. I due altri offerenti selezionati erano l’ICTS (International Container Terminal Services) delle Filippine e DP World, la Peninsular and Oriental Steam Navigation Company con base a Dubai.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/04/djisselbloem-al-parl.html

 

La proposta di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’Euro! La nostra proposta: Perchè non vi togliete dalle palle tu e l’Euro così ci salviamo noi??

 

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La proposta di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’Euro! La nostra proposta: Perchè non vi togliete dalle palle tu e l’Euro così ci salviamo noi??

 

La proposta di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’Euro! La nostra proposta: Perchè non vi togliete dalle palle tu e l’Euro così ci salviamo noi??

Per rinfrescarVi la memoria:

L’ultima di Draghi: abbassare gli stipendi per salvare l’euro

Svalutazione non monetaria ma salariale. Bce vuole abbassare remunerazioni mantenendo l’obiettivo di una inflazione vicina alla soglia del 2%.

BRUXELLES (WSI) – La Bce vuole abbassare le remunerazioni degli europei pur mantenendo l’obiettivo di una inflazione vicina alla soglia del 2% prestabilita. Draghi ha lanciato un appello nemmeno troppo velato in cui chiede di poter aggiustare gli stipendi per aiutare l’euro. Si tratta in pratica di una svalutazione non monetaria bensì salariale nel blocco a 18. Abbandonare così come salvare la moneta unica ha un prezo. “Il prezzo da pagare per voler mantenere a tutti i costi l’euro comporta dei costi economici, ma anche dei costi in termina di perdita di crescita e dei costi sociali”, dice Charles Sannat, giornalista e analista ‘contrarian’, professore di economia in diverse università di business parigine. Ricapitolando, nelle sue ultime uscite ufficiali in pubblico, Draghi ha detto che “ogni economia deve essere abbastanza flessibile da trovare e sfruttare i suoi vantaggi concorrenziali, per poter beneficiare del mercato unico”. Aggiungendo anche ogni paese deve essere abbastanza flessibile da “rispondere agli shock di breve termine, inclusi gliaggiustamenti al ribasso degli stipendi o il ribilanciamento delle risorse tra i settori“.

Il banchiere centrale ha spiegato che l’unione monteraria, sebbene irrevocabile rimane ancora incompleta senza il trasferimento del budget permanente tra i paesi e senza una forte mobilità di disoccupati tra i confini dell’Europa.

“La mancanza di riforme strutturali ha creato lo spettro di una divergenza economica permamente tra i membri del blocco a 18″, ha osservato Draghi.

Interrogato sui rischi di ritornare al sistema del XIX secolo, in cui i salari e i prezzi potevano abbassarsi e aumentare fortemente, Draghi ha difeso la necessità di adottare una “svalutazione interna” (ovvero abbassare i costi di un paese se non è possibile abbassare i tassi di cambio). La principale lezione, secondo Draghi, che ci ha fornito la crisi è che “in seno all’Ue dobbiamo stare attenti a non lasciare che i salari e i prezzi deviino”. “Dobbiamo stare molto attenti a mantenere i paesi competitivi“. Ma senza aggiustamenti monetari, non restano che aggiustamenti dei salari. La sola maniera relativamente rapida per ritrovare la competitività è abbassare gli stipendi, come è successo in Grecia e in Spagna.

In media gli spagnoli sono pagati 675 euro al mese e un greco 480 euro. Ma il vero problema è che la riduzione delle buste paga non è accompagnata da un calo dei prezzi necessari per poter veramente ritrovare la crescita economica o piuttosto dell’attività economica. In pratica anche in caso di salario dimezzato, se l’affitto passasse da 600 euro al mese a 100 ovviamente il contraente ne uscirebbe vincitore. Ma non è il caso nel Sud d’Europa. Parlando di “aberrazione economica” di proporzioni “storiche”, Sannat scrive che se la Bce ci chiede di abbassare i salari, lo stesso Draghi vuole mantenere l’inflazione vicina al 2%, ovvero un rincaro dei prezzi al consumo rispetto ai valori bassi attuali. Il board della Bce dovrebbe decidere a maggioranza sulle nuove misure non convenzionali anti-deflazione, tra cui l’acquisto di titoli di Stato. Lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, secondo cui nella riunione della Banca centrale europea giovedì “mi sembra di aver capito chiaramente” che si va verso una “decisione a maggioranza”. “Mi aspetto ragionevolmente delle scelte che non siano penalizzate da qualcuno che deve essere contrario per forza”.

Crisi, povertà, disoccupazione… tutta colpa di un debito pubblico abnorme: 130% del Pil… Sicuro? Il Giappone raggiunge il 250%, ma c’è la quasi piena occupazione e la produzione industriale è in piena cresciuta! Ma lì non hanno l’Euro…!

 

debito pubblico

 

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Crisi, povertà, disoccupazione… tutta colpa di un debito pubblico abnorme: 130% del Pil… Sicuro? Il Giappone raggiunge il 250%, ma c’è la quasi piena occupazione e la produzione industriale è in piena cresciuta! Ma lì non hanno l’Euro…!

 

In Giappone è quasi piena occupazione. Ma lì non hanno l’euro!

Il Giappone è ormai praticamente alla piena occupazione. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 3% di gennaio al 2,8% a febbraio, il minimo da 22 anni. La disponibilità di posti rispetto alla domanda si è confermata al favorevole rapporto di 1,43: si sono dunque 143 posizioni disponibili per ogni 100 richieste.

Anche la produzione industriale vola. A febbraio è aumentata del 2% (il ritmo più’ veloce in otto mesi) rispetto al mese precedente, trainata da auto, macchinari e prodotti chimici, e ciò a fronte di previsioni del 1,2%.

 

 

Ricordiamo che il Giappone non solo ha sovranità monetaria, ma ha anche un rapporto debito pubblico/PIL ben oltre il 250% (noi in Italia, che siamo tacciati per puttanieri, spreconi e alcolizzati, lo abbiamo poco sopra il 130%)!

Insomma, loro hanno moneta sovrana e Banca Centrale prestatrice illimitata di ultima istanza; noi invece abbiamo l’euro, la BCE (che non funge da prestatrice di ultima istanza), economisti a libro paga del capitale internazionale e scribacchini di regime!

 

fonti:

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-03-31/giappone-la-piena-occupazione-074905.shtml?uuid=AE0TVxw

In Giappone è quasi piena occupazione. Ma lì non hanno l’euro! (di Giuseppe PALMA)

L’Italia con la Lira era una delle prime potenze mondiali. La Germania ci stava dietro, ma ci ha sorpassati grazie all’Euro… Ecco tutta la verità…

 

Lira

 

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L’Italia con la Lira era una delle prime potenze mondiali. La Germania ci stava dietro, ma ci ha sorpassati grazie all’Euro… Ecco tutta la verità…

 

Così Paolo Becchi smaschera i tedeschi: “Così con la Lira li rovinavamo”…!

Secondo molti economisti l’ euro fu costruito sulla base di due principi : la stabilità dei prezzi che assieme all’ equilibrio di bilancio avrebbe dovuto favorire la crescita economica e l’ idea che l’ adozione di una moneta unica avrebbe contribuito alla convergenza della crescita nei diversi Paesi che l’ avessero adottata e del reddito pro-capite. Non vi è dubbio che questi siano i principi “liberisti”, per dare loro la caratterizzazione ideologica che li contraddistingue, posti a fondamento del Trattato di Maastricht, ma sono economicamente validi?

Innanzitutto occorre sottolineare che non c’ è una correlazione positiva tra equilibrio di bilancio e crescita. I principi di Maastricht si fondano su un presupposto che non trova riscontro nell’ analisi economica, ovvero che ridotti livelli di deficit sul Pil aiutino la crescita. Basti pensare a come è stato individuato il criterio del limite del 3% sul Pil, deciso «in meno di un’ ora e senza nessuna base teorica», come racconta il suo inventore, il francese Guy Abeille. Quel parametro del 3% è stato del resto ampiamente contestato. In secondo luogo va osservato che con la lira il reddito procapite dal 1968-1998 era cresciuto del 104%. Dal 1999 (anno in cui viene fissato il cambio irreversibile con l’ euro di 1936,27 lire), al 2016 è invece calato dello 0,75%.

Non è su questo che intendo insistere dal momento che oggi molti ammettono che nessuno di questi due principi si è realizzato. Ma allora è lecito chiedersi: perché quei principi dovevano essere giusti se in pratica sono stati così clamorosamente smentiti dai fatti? L’ idea che spesso si avanza è che i principi fossero buoni e i cattivi siamo stati noi italiani, che non siamo stati abbastanza bravi ad applicarli. Ora, se con il cambio fisso un Paese rinuncia all’ opzione della svalutazione, ci deve essere una contropartita in termini di redistribuzione fiscale. Se questa viene a mancare non c’ è nulla in caso di crisi che possa impedirgli di subire un tracollo che porterà, alla fine, all’ emigrazione come unica alternativa alla povertà o alla fame. Sono cose nella letteratura ampiamente ribadite da validi economisti che mettevano in discussione il modo in cui si intendeva procedere all’ introduzione della moneta unica. E invece abbiamo condiviso la moneta ma non il debito, e questo ci è costato circa 35 miliardi di euro all’ anno.

Se noi oggi ci troviamo con la povertà crescente questo è dovuto proprio alla costruzione dell’ euro. Per molti invece la colpa continua ad essere non dell’ euro, ma del fatto che noi italiani non siamo stati in grado di accettare le «nuove sfide poste dalla globalizzazione». Mettiamo banalmente a confronto la produzione industriale dell’ Italia e della Germania, prima e dopo l’ introduzione della moneta unica. Prima l’ Italia aveva una produzione industriale superiore a quella tedesca e in crescita tra gli anni 1992-1995, proprio grazie alla svalutazione della lira. Dopo l’ euro, dal 2002 in poi, inizia il sorpasso della Germania nei confronti dell’ Italia, e il meccanismo è dovuto ai differenziali di inflazione più bassi della Germania con i quali ha acquisito competitività rispetto alle nostre merci. L’ Italia nei primi anni dell’ euro aveva un’ inflazione più alta della Germania, e impossibilitata ad operare una svalutazione del cambio, che le avrebbe consentito di recuperare il terreno perduto nei confronti della produzione industriale tedesca, ha cominciato il suo declino industriale. Prima dell’ euro eravamo superiori alla Germania, dopo l’ euro ha prevalso invece la Germania che ha sfruttato una moneta fortemente sottovalutata. Mi pare dunque evidente che sia proprio la fissità del cambio ad aver prodotto i problemi che abbiamo oggi.

Ritornando alla lira potremmo svalutare la nostra moneta, e dunque tornare ad essere competitivi, ma ecco pronta la replica: svalutando crescerà l’ inflazione. Vale forse la pena soffermarsi su questo punto. La svalutazione è un deprezzamento del tasso di cambio nominale verso un’ altra valuta; l’ inflazione è l’ aumento annuale di un determinato paniere di beni scelto dall’ Istat come riferimento. È una fake non più tanto news sostenere che il deprezzamento dell’ uno (il cambio) porti all’incremento dell’ altra (l’ inflazione). Non c’ è nessuna evidenza empirica che dimostri che una svalutazione del cambio comporti necessariamente un aumento dell’ inflazione. A questo proposito basta citare la svalutazione della lira verso il marco del 1992, quando era legata ancora allo Sme, l’ accordo di cambi fissi dell’ epoca. Prima del 1992 il cambio fisso era di 750 lire per marco; dal 1992 al 1995 la lira svaluta del 50% verso il marco, ma l’ inflazione addirittura scende dal 5,2% del 1992 al 4,1% del 1994, per poi ritornare al 5,2% del 1995. Come si vede la svalutazione di per sé non ha prodotto l’ incremento dei prezzi e lo stesso può dirsi anche per la svalutazione giapponese del 2012 o quelle di Gran Bretagna e Svezia del 2008.

Su quella svalutazione della lira rispetto al marco è davvero illuminante un discorso tenuto al parlamento tedesco nel 1998 da Ingrid Matthäus-Maier, ai tempi responsabile della politica fiscale della SPD: «Dobbiamo spiegare ai cittadini l’ euro in maniera più comprensibile. Mi ricordo di un caso nel mio collegio elettorale nel 1994. Pochi giorni dopo la svalutazione della lira stavo visitando l’ acciaieria Klöckner -Mannstaedt. Il morale era terra. Dobbiamo licenziare lavoratori, mi dicevano. La lira è andata giù. Cinque giorni dopo gli italiani avevano cancellato tutti gli ordini a quest’ acciaieria tedesca. A causa della svalutazione della lira avrebbero dovuto pagare le fatture in marchi, per farlo servivano molte più lire di quante non sarebbero state necessarie prima. In seguito hanno deciso di spostare tutti gli ordini verso altri paesi. Questi esempi concreti ci mostrano che le turbolenze valutarie sono pericolose anche per il nostro Paese. Per questa ragione l’ euro è una buona cosa, soprattutto per noi». Effettivamente qui la spiegazione dei vantaggi dell’ euro per i tedeschi è chiarissima. Il cambio fisso ci ha sempre danneggiato, con l’ euro ci sta distruggendo.

IN RUSSIA LO STATO AIUTA I DEBITORI IN DIFFICOLTA’, L’EUROPA INVECE LI PORTA AL SUICIDIO !!

DEBITORI

 

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IN RUSSIA LO STATO AIUTA I DEBITORI IN DIFFICOLTA’, L’EUROPA INVECE LI PORTA AL SUICIDIO !!

 

Il dato politico è rilevante: mentre in Europa e in Italia in particolare, chi non riesce più a pagare il mutuo viene sbranato dai creditori, cioè dalle banche, in Russia lo Stato lo aiuta e lo salva. Il Ministero per la Casa russo, infatti, ha elaborato e proposto per l’approvazione alla Duma il progetto di una normativa per portare un aiuto concreto a quei cittadini che, avendo contratto il mutuo, si ritrovano oggi a causa della crisi in una situazione difficile.
Il piano permetterà di fornire aiuti ai mutuatari in sofferenza indipendentemente dalla valuta nella quale è stato stipulato il mutuo, secondo quanto riferito da fonti ufficiali del Ministero. Secondo i dati del dicastero, al momento sono 3,5 milioni i russi che hanno acceso un mutuo: i casi in ”sofferenza” che non pagano le rate da più di 90 giorni, sono circa 80 mila, gran parte dei quali hanno contratto il mutuo in rubli e solo cinquemila in valuta straniera.
Il programma di sostegno andrà a fornire aiuti ai mutuatari in valuta nazionale se il loro reddito e’ sceso più del 30 per cento, mentre per quelli in valuta straniera, cresciuti a causa della svalutazione del rublo, gli aiuti scatteranno oltre la soglia di aumento della rata del 30 per cento.
La Grecia è nel bel mezzo di un disastro sanitario. Per raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit di bilancio fissati dalla cosiddetta Troika(Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea), la Grecia ha tagliato il suo settore sanitario di oltre il 40 per cento…In Spagna invece ci sono stati molti suicidi per sfratto. Spagna, Italia e Grecia sono nella fascia alta di aumenti di suicidi per motivi economici.
In Grecia addirittura sono aumentati del 35,7% in seguito alle misure di austerità imposte dal governo dal giugno 2011 per far fronte alla crisi. -Eurasia-

La Brexit fa volare il PIL britannico: altro + 0,6 nel IV trimestre… Ma i Tg MUTI… Noi non lo dobbiamo sapere… Ci dobbiamo tenere l’Euro e la disoccupazione giovanile al 40%…!!!

Brexit

 

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La Brexit fa volare il PIL britannico: altro + 0,6 nel IV trimestre… Ma i Tg MUTI… Noi non lo dobbiamo sapere… Ci dobbiamo tenere l’Euro e la disoccupazione giovanile al 40%…!!!

 

La Brexit fa volare il PIL britannico: altro + 0,6 nel IV trimestre…

 

Il governo britannico, nel frattempo, ha presentato in Parlamento il progetto di legge sull’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per autorizzare l’avvio della Brexit

 

GIULIANO AMATO ammette: “già si sapeva che con l’euro l’Italia poteva crollare economicamente” !! E lo dice come se niente fosse, incurante della gente ridotta alla fame, dei giovani senza futuro e di chi si è ammazzato. Perchè gente così non ha solo l’aspetto di un verme… Lo è nell’anima!

 GIULIANO AMATO

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GIULIANO AMATO ammette: “già si sapeva che con l’euro l’Italia poteva crollare economicamente” !! E lo dice come se niente fosse, incurante della gente ridotta alla fame, dei giovani senza futuro e di chi si è ammazzato. Perchè gente così non ha solo l’aspetto di un verme… Lo è nell’anima!

 

”Per colpa dell’Euro, abbiamo perso un’intera generazione.” (Deutche Bank)
L’Eurozona ha sbagliato e ha provocato la crisi”

Giluliano Amato Confessa: Crollo economico in Italia premeditato …

Come se niente fosse successo, GIULIANO AMATO ammette che … Si sapeva gia’ che con l’introduzione dell’euro l’Italia potesse crollare economicamente.

GUARDA QUI IL VIDEO

 

 

Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!

 

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Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!

 

Matteo Renzi sostiene di avere utilizzato al massimo possibile le forbici della spending review, e di non avere più spazi a disposizione, perché nel solo 2016 avrebbe già tagliato la spesa pubblica di ben 25 miliardi. Come sempre il premier legge a modo suo cifre che spesso la realtà gli ributta in faccia, e lo fa sia per ragioni propagandistiche (Renzi è perennemente in campagna elettorale) che per la necessità di utilizzare la presunta buona pratica di fronte a quei cagnacci della commissione europea che non vogliono concedergli la flessibilità di finanza pubblica che ha chiesto. Di solito pochi fanno il controcanto alle sparate del premier italiano. La sorpresa è arrivata ieri da il Foglio. Perché a fare un puntuto contraddittorio a Renzi è stata una economista che è anche un’amica di famiglia, comeVeronica De Romanis. Una economista di primissimo piano che è anche la consorte di Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere che spesso viene annoverato in cima alla lista dei potenti renziani. La De Romanis ha smentito il premier, ricordando come il taglio di spesa non sia affatto di 25 miliardi di euro, ma addirittura inferiore ai 400 milioni. Per farlo ha utilizzato un documento dello stesso governo Renzi sulla legge di stabilità 2016, scritto dalla Ragioneria generale dello Stato. Ecco quanto scrive la De Romanis: «I risparmi per 25 miliardi di euro realizzati nel 2016 – grazie a iniziative intraprese tra il 2014 e il 2015 e alla legge di Stabilità 2016 – hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell’ occupazione».

I dettagli di queste misure non sono illustrati nella Nota, tuttavia una cosa è chiara: i tagli effettivi non possono essere 25 miliardi di euro dal momento che sono stati utilizzati per coprire incrementi di “altra” spesa pubblica. Per sapere a quanto ammontano i tagli “netti” per il 2016, anche in questo caso, bisogna andare sul sito del Mef. Nella tabella a pagina 4 del documento redatto dalla Ragioneria generale dello stato («La Manovra di Finanza Pubblica per il 2016-2018»), si evince che, per l’anno 2016, la cifra totale della «variazione netta delle spese» è pari a 360 milioni di euro, di cui 41 di spesa corrente e 319 di spesa in conto capitale». Da cosa deriva quella incredibile differenza? Da un particolare che Renzi omette nei suoi comizi: la spesa non è stata tagliata, ma semplicemente spostata da un capitolo all’ altro. La De Romanis è perfino tenera nel sottolinearlo, parlando di «qualificazione della spesa», ossia di un migliore utilizzo delle risorse pubbliche.

Che però escono dalle casse dello Stato, finanziate dalle entrate, esattamente come avveniva prima. «Quello che emerge dai dati è che il governo», scrive la De Romanis, «più che tagliare la spesa pubblica, l’ha spostata da un capitolo a un altro: una linea destinata a proseguire con l’implementazione della riforma della pubblica amministrazione. Del resto, che questo sarebbe stato l’approccio seguito lo aveva precisato lo stesso ministro della Funzione pubblica al momento della presentazione del ddl delega: «Non so quanti risparmi porterà la riforma della Pubblica Amministrazione e sono contenta di non saperlo perché l’ impostazione non è di spending review: non siamo partiti dai risparmi».

Insomma, tagliare non sembra essere una priorità. Ma tagliare la spesa è l’unica via per crescere, spiega l’economista: l’opposto da quanto sostenuto dal premier italiano. Lei cita «i paesi che nell’ultimo quinquennio hanno tagliato la spesa pubblica come l’Inghilterra (dal 48,8 al 43 per cento), la Spagna (dal 46 al 43,3 per cento) o l’Irlanda (dal 47,2 al 35,9 per cento) crescono, rispettivamente, del 2,3 per cento, del 3,2 per cento e del 6,9 per cento. L’Italia, che nello stesso periodo ha incrementato la spesa pubblica dal 49,9 al 50,7 per cento, è ferma allo 0,8 per cento». Un de profundis per le politiche economiche dell’esecutivo. Che fa ancora più male perché nasce in casa. Ma che non è diverso dall’analisi di altri osservatori tecnici.

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fonte: http://www.grandecocomero.com/questa-donna-smaschera-le-balle-di-matteo-renzi-ecco-cosa-ha-avuto-il-coraggio-di-raccontare/

 

Matteo Renzi si vanta di aver tagliato spesa pubblica di 25 miliardi. Ma un’economista del suo stesso staff lo sputtana: il taglio reale non supera 400 milioni. Ecco quello che i Tg non Vi dicono!