Papa Francesco: “La mafia è segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

 

Papa Francesco

 

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Papa Francesco: “La mafia è segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

 

Mafia, Papa Francesco: “È segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

Nel suo discorso in udienza alla commissione parlamentare Antimafia il Pontefice ha parlato delle “responsabilità di chi riveste un ruolo pubblico”, di “giustizia sociale”, ma anche di beni confiscati e testimoni di giustizia. “Un vero programma di lotta alla mafia”, lo definisce Rosy Bindi

“È segno di una politica deviata, piegata a interessi di parte e ad accordi non limpidi”. Il discorso di Papa Francesco in udienza alla commissione parlamentare Antimafia è “un vero programma di lotta alla mafia“, parole della presidente Rosy Bindi. Il Pontefice, nel giorno dell’anniversario della morte del giudice Rosario Livatino, parla della “corruzione che, nel disprezzo dell’interesse generale, rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano”, ma anche di chi approfitta “del ruolo di responsabilità pubblica che riveste”.

“La politica autentica, quella che riconosciamo come una forma eminente di carità, opera invece per assicurare un futuro di speranza e promuovere la dignità di ognuno – afferma Bergoglio – proprio per questo sente la lotta alle mafie come una sua priorità, in quanto esse rubano il bene comune, togliendo speranza e dignità alle persone”. Per questo, aggiunge Papa Francesco, “diventa decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della corruzione”.

Davanti alla commissione Antimafia il Pontefice sottolinea come “la corruzione trova sempre il modo di giustificare sé stessa, presentandosi come la condizione normale, la soluzione di chi è furbo, la via percorribile per conseguire i propri obiettivi”. “Ha una natura contagiosa e parassitaria – aggiunge – perché non si nutre di ciò che di buono produce, ma di quanto sottrae e rapina. È una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti”. “La corruzione è un habitus costruito sull’idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana, per cui va combattuta con misure non meno incisive di quelle previste nella lotta alle mafie”, è il pensiero del Papa.

“Lottare contro le mafie significa non solo reprimere. Significa anche bonificare, trasformare, costruire“, afferma Bergoglio. Il Pontefice propone un impegno a due livelli. Il primo “è quello politico, attraverso una maggiore giustizia sociale, perché le mafie hanno gioco facile nel proporsi come sistema alternativo sul territorio proprio dove mancano i diritti e le opportunità: il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria”. Il secondo “è quelloeconomico, attraverso la correzione o la cancellazione di quei meccanismi che generano dovunque disuguaglianza e povertà”. “Questo duplice livello, politico ed economico – continua Francesco – ne presuppone un altro non meno essenziale, che è la costruzione di una nuova coscienza civile“, dice il papa.

Secondo Bergoglio, “l’Italia deve essere orgogliosa di aver messo in campo contro la mafia una legislazione che coinvolge lo Stato e i cittadini, le amministrazioni e le associazioni, il mondo laico e quello cattolico e religioso in senso lato”. “I beni confiscati alle mafie e riconvertiti a uso sociale – dice alla commissione – rappresentano, in tal senso, delle autentiche palestre di vita”. Poi affronta anche il problema della tutela dei testimoni di giustizia, “persone che si espongono a gravi rischi scegliendo di denunciare le violenze”. “Va trovata – afferma – una via che permetta a una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette e ritorsioni”.

Concludendo il suo discorso, Francesco ricorda infine “tutte le persone che in Italia hanno pagato con la vita la loro lotta contro le mafie”. “In particolare, tre magistrati: il servo di Dio Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi 25 anni fa insieme a quanti li scortavano”.

“Un momento molto emozionante, ci siamo sentiti anche fortemente responsabilizzati, perché le sue parole sono un vero programma di lotta alla mafia”, è il commento della presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che ha portato in dono a Papa Francesco una copia in scala della Pala del Caravaggio Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, trafugata dalla mafia a Palermo nel 1969. “E ancora una volta – prosegue – abbiamo ascoltato parole chiare contro la corruzione: ci ha invitato a combatterla con le stesse armi con le quali abbiamo combattuto la mafia, che ha riconosciuto essere efficaci nel nostro Paese, e questo per noi è molto importante”.

A proposito, poi, dell’accento posto dal Pontefice sui testimoni di giustizia e sui beni confiscati alle mafie, Rosy Bindi sottolinea che sono “due disegni di legge che sono uno all’approvazione definitiva al Senato, quello dei testimoni di giustizia, e l’altro all’approvazione definitiva alla Camera. Io non userò le parole del Papa, tutti le hanno sentite – osserva – e credo che queste due leggi che sono il frutto del lavoro di tutto il Parlamento, ma su impulso del lavoro della commissione parlamentare antimafia, potranno vedere la luce nelle prossime settimane e saranno un grande regalo al Paese”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/21/mafia-papa-francesco-e-segno-di-una-politica-deviata-attecchisce-e-si-sviluppa-dove-ce-corruzione/3870048/

Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza

 

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Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – è famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti.

“Vengono qui a delinquere!
Dobbiamo proteggere i nostri cittadini!”

Bene.

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – questa mattina è stato arrestato con l’accusa di corruzione, per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche.

Com’era quella cosa?

Ah, si.

Prima gli italiani.
Gli italiani mafiosi.

Ps: fate un colpo di telefono a Salvini, che era beatamente con lui in foto.

Diceva Piercamillo Davigo: “dopo tangentopoli i politici non hanno smesso di rubare, ma solo di vergognarsi” …E infatti questo ce lo ritroviamo puntualmente in Tv a darci le sue lezioni di morale…!!!

Formigoni

 

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Diceva Piercamillo Davigo: “dopo tangentopoli i politici non hanno smesso di rubare, ma solo di vergognarsi” …E infatti questo ce lo ritroviamo puntualmente in Tv a darci le sue lezioni di morale…!!!

Caso Maugeri, per i giudici Formigoni “corrotto con almeno 6 milioni di euro”
Le motivazione della sentenza con cui, tra gli altri, l’ex governatore è stato condannato a 6 anni

«Almeno sei milioni di euro». E’ la cifra, secondo il Tribunale di Milano, corrisposta all’ex governatore Roberto Formigoni tra il 2006 e il 2011 per l’accordo corruttivo, che vide l’erogazione da parte della Regione Lombardia «di 120 milioni di euro e di circa 180 milioni di euro che, nello stesso periodo, venivano erogati alla Fondazione Salvatore Maugeri e all’Ospedale San Raffaele». Un passaggio del provvedimento con cui i giudici hanno motivato la sentenza con cui il politico è stato condannato a sei anni per corruzione per il caso Maugeri.

Formigoni, scrivono, non ha goduto delle attenuanti generiche perché «non è emerso all’esito del dibattimento, alcun elemento di positiva valutazione dei gravi fatti posti in essere dalla più alta carica politica della Regione Lombardia per un lungo periodo di tempo, con particolare pervicacia sotto il profilo del dolo».

L’ex governatore, proseguono i giudici della decima penale, avrebbe agito «con palese abuso delle sue funzioni, con l’ausilio di intermediari, in modo particolarmente callido e spregiudicato, per fini marcatamente di lucro e con grave danno per la Regione e per il buon andamento della pubblica amministrazione».

Secondo i giudici, l’uomo d’affari Pierangelo Daccò e l’ex assessore Antonio Simone, suoi coimputati nel processo, gli avrebbero pagato viaggi di lusso ai Caraibi, vacanze in barca, cene da gran gourmet. «Ingenti capitali», quelli spesi da Daccò e Simone per garantirgli «vacanze in località esclusive, disponibilità di imbarcazioni di lusso, uso di dimore di pregio, un altissimo tenore di vita, cene di rappresentanza e viaggi su aerei privati». Spese giustificate dal governatore come “omaggi e regali” da parte di amici di vecchia data. Ma ritenute dal collegio di giudici presieduto da Gaetano La Rocca «esorbitanti in un qualsiasi normale rapporto di amicizia (sia pure con persone molto facoltose)».

fonte: http://www.lastampa.it/2017/06/20/italia/cronache/maugeri-per-i-giudici-formigoni-corrotto-con-almeno-milioni-di-euro-U3TBHMlHVJ22Inx9pyiHEK/pagina.html

Consip, Marroni accerchiato e annientato. Si dimettono Ferrara e Ferrigno, decade il cda. Invece l’indagato Lotti resta al suo posto… Ora però non cominciate a pensare a male. Che ci azzecca se è del Pd ed amico di Renzi…?!?

Consip

 

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Consip, Marroni accerchiato e annientato. Si dimettono Ferrara e Ferrigno, decade il cda. Invece l’indagato Lotti resta al suo posto… Ora però non cominciate a pensare a male. Che ci azzecca se è del Pd ed amico di Renzi…?!?

 

Consip, Marroni accerchiato e annientato. Si dimettono Ferrara e Ferrigno, decade il cda. L’indagato Lotti resta al suo posto

Prima del dibattito in aula (imbarazzante per Pd e governo) della mozione per chiedere l’azzeramento dei vertici, il presidente e una consigliera lasciano. Così l’accusatore non indagato salta e il ministro resta

“Hanno deciso di farmi fuori. Io che in questa vicenda sono l’unico non indagato”. Luigi Marroni l’aveva capito venerdì, alla presentazione della mozione Pd che chiedeva l’azzeramento dei vertici Consip, ma forse non pensava che la questione si sarebbe risolta automaticamente nel giro di 24 ore. Si sono dimessi i consiglieri del Tesoro nel consiglio di amministrazione: il presidente Luigi Ferrara e la consigliera Marialaura Ferrigno. Di conseguenza, essendo formato da tre componenti (l’altro è appunto l’ad) decade l’intero board della società controllata dal Mef al centro dello scandalo che vede indagato, tra gli altri, il ministro dello Sport Luca Lotti. Marroni, accerchiato dai partiti e annientato dai colleghi, resta in carica con il solo compito di convocare, entro otto giorni, l’assemblea dei soci che dovrà nominare il nuovo cda. E’ dunque questa la “soluzione” al caso Consip, al centro di un fitto lavorio nelle ultime ore mentre per martedì era stata messa in calendario al Senato la discussione sulle mozioni, compresa quella del Pd che avrebbe chiesto l’azzeramento dei vertici.

La decisione dei due consiglieri, di fatto, si rivela un provvidenziale favore al Pd che si è trovato a rincorrere l’opposizione nella richiesta di rimuovere i vertici “in tempi celeri” e che a questo punto potrà evitare l’imbarazzante prova dell’aula. Il gruppo dem a Palazzo Madama ha firmato venerdì una mozione-fotocopia di quella presentata a marzo dai senatori di Idea Augello e Quagliariello cui sono arrivate ben 73 sottoscrizioni provenienti praticamente da tutti i gruppi parlamentari: Forza Italia, Lega, M5s, Gal, Ala, Alternativa Popolare, gruppo per le Autonomie, gruppo Misto. Mancava giusto il Partito Democratico che, per evitare la trappola della mozione, aveva depositato la propria al fine di neutralizzare quelle altrui. Ma la maggioranza risicata al Senato non escludeva affato il rischio di andare allo scontro parlamentare e di finire sotto, con conseguenti, prevedibili, polemiche.

Così a togliere le castagne dal fuoco al segretario del Pd Matteo Renzi– il cui padre Tiziano è indagato dallo scorso febbraio – ci hanno pensato gli altri due consiglieri chiamandosi fuori: con l’addio di due membri su tre decade l’intero consiglio di amministrazione e l’oggetto del contendere. Le dimissioni non cancellano ovviamente lo scontro politico cresciuto intorno alla società dopo l’emergere dell’inchiesta sulle pressioni intorno al maxi-appalto da 2,7 miliardi per il Facility management, vale a dire la gestione e la manutenzione, degli immobili pubblici.

In questa inchiesta Marroni è stato sentito più volte come testimone, diventando il “grande accusatore” del ministro dello Sport Luca Lotti sulla rivelazione del segreto d’ufficio. Lotti, indagato insieme al generale dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia, ha sempre respinto ogni addebito. Ad aggravare l’intreccio è intervenuto poi il caso-Scafarto, il vicecomandante del Noe che ha seguito l’inchiesta della Procura di Napoli ed è ora indagato per depistaggio con l’accusa di falsi nell’informativa sui presunti incontri tra l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e Tiziano Renzi.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/17/consip-marroni-accerchiato-e-annientato-si-dimettono-ferrara-e-ferrigno-decade-il-cda-lindagato-lotti-resta-al-suo-posto/3666837/

Prescrizione? …Una vergogna solo Italiana!

 

Prescrizione

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Prescrizione? …Una vergogna solo Italiana!

L’Italia è un paese dalla giustizia a orologeria, nel senso che ogni fase processuale – ma non solo, ogni reato o quasi – rischia di perdersi nelle maglie sempre più strette della prescrizione, così da svanire – letteralmente – e rendere sempre più ingiusto, iniquo e corrotto il nostro paese.
La corruzione è un dramma nazionale: secondo la Corte dei Conti, essa è una tassa occulta che ci costa 60 miliardi all’anno, in pratica – visto che siamo 60 milioni – pesa su ciascun cittadino per circa 1.000 euro.
Politici di destra e sinistra si sbracciano ogni volta per fare le varie “riforme” della giustizia e ricalcolare i termini della prescrizione, ma l’unica cosa che interessa loro, alla fine, è allungarne i tempi o intralciare le indagini, e le scuse ogni volta sono la persecuzione oppure – più semplicemente – ulteriori “garanzie”.
Sì, d’impunità.
I mass media poi, fanno tutto il resto: in Italia essi riabilitano anche il peggiore dei colletti bianchi, riportando le condanne politiche en passant, dando loro credito nei talk show, e – non poche volte – scambiando la prescrizione con l’assoluzione, o meglio – ancora più sottile – con l’assenza e quindi l’incertezza della colpevolezza.
L’Italia è l’unico paese dove la prescrizione si applica non dalla scoperta del reato, ma dal reato in sé, cosa che fa spegnere sul nascere moltissimi processi.
E che dire poi delle varie prescrizioni in corso d’opera? Qualsiasi avvocato dei colletti bianchi – alias politici e accoliti – sa che la regola aurea è la non confessione del suo assistito, anche se palesemente colpevole, questo perché senza confessione la “grazia” della prescrizione non viene – quasi mai – a mancare.
Questo permette di commettere reati spudorati, e consente ai rei di mentire perfino nei processi, adducendo le scuse più stupide e inverosimili su “dove hanno intascato i soldi”.
In Francia la prescrizione s’interrompe non appena iniziano le indagini; lo stesso vale per la Germania e la Spagna. In Inghilterra la prescrizione neanche esiste.
La legge nr. 251 del 5 dicembre 2005, definita ex Cirielli (chiamata così perché il suo ideatore, il deputato Edmondo Cirielli, la sconfessò platealmente, dato che era stata vistosamente modificata) prevede che per i non recidivi (alias tutti i politici in pratica, dato che chi è recidivo in diritto commette lo stesso reato per il quale è già stato giudicato in via definitiva) si debba attuare una prescrizione pari… al massimo edittale per la pena prevista aumentata di un quarto se avviene un evento interruttivo, per cui se per la ricettazione la pena massima è 8 anni, la prescrizione – in sostanza – sarà parimenti.
Ma, come dicevo, questa legge è solo una delle numerose – tra le più sporche, si dirà, è vero – che hanno favorito la corruzione e l’impunità delle classi “dirigenti”.
Ma tant’è, gli italiani non sanno niente di queste cose, e i telegiornali e i talkshow non le spiegano a dovere, altrimenti scoppierebbe la rivoluzione.
Attualmente, quando i reati vengono scoperti, l’orologio della prescrizione suona soprattutto durante i processi d’appello, anche perché la Cassazione, in genere, ci mette poco tempo per sigillare o rinviare al mittente il giudizio già formulato.
La riforma di Matteo Renzi per la giustizia che dovrebbe essere partorita questo 2016 non farà eccezioni, ve lo assicuro.
Non si metteranno mai in galera da soli, non sono mica scemi!
Quello che si vuole fare è allungare la prescrizione a 18 anni o forse un po’ di più o un po’ di meno – chi lo sa – ma solo per i reati non prodromici, ovvero non indiziari, in pratica quelli certi.
Quando si parla di corruzione, di “nero”, i reati sono sempre indiziari, ci vuole tempo per indagare, formulare e dichiarare certe accuse: qui la prescrizione rimane breve, per cui nessuno confesserà e nessuno patteggerà. Proprio come adesso.
Anche per il cosiddetto traffico d’influenze sarà la stessa cosa: in questo caso, s’influenza – appunto – un pubblico ufficiale per ottenere dei favori, facendo girare delle mazzette.
Ebbene, questo reato al momento è punito al massimo con 3 anni, dunque anche qui l’impunità è garantita.
Per quanto riguarda poi i “tempi” tra un processo e l’altro, siamo al ridicolo: la prescrizione scatterebbe 2 anni dopo la condanna di primo grado, e 1 anno tra l’appello e la Cassazione.
Troppo poco per una giustizia come la nostra, lenta, senza personale e poco informatizzata (chissà poi perché).
L’unica riforma che questo paese deve fare per diventare un paese civile è semplicemente abolire questa prescrizione, abolirla non appena iniziano le indagini.
Personalmente, trovo che questa riforma della giustizia di Renzi (che contiene anche queste nuove norme sull’estinzione dei reati)  sia esattamente come il Job Act e tutti i suoi provvedimenti: fumo negli occhi, provvedimenti che peggiorano solo la qualità di vita dei cittadini ma che vengono perfino fatti passare dai media per miracoli belli e buoni.
Certo che essere “renziani” oggi è davvero coraggioso.

Fonte dati: Fatto Quotidiano.

Autore:  Gabriele Sannino

tratto da: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/prescrizione-solo-in-italia-5116

La Vicari si difende: “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica” …lo avrete capito finalmente che questo non è un governo, ma un’associazione a delinquere?

Vicari

 

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La Vicari si difende: “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica” …lo avrete capito finalmente che questo non è un governo, ma un’associazione a delinquere?

 

 

Simona Vicari si difende sul Corriere: “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica”

 

Gli argomenti dell’autodifesa dell’ex sottosegretario, all’indomani dall’esplosione dell’inchiesta che ha portato alle sue dimissioni. L’orologio? “Un regalo di Natale”

 

“Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica”. Simona Vicariall’indomani dall’esplosione dell’inchiesta che ha portato alle sue dimissioni da sottosegretario, ha così snocciolato al Corriere della Sera uno dei principali argomenti della sua autodifesa. Secondo solo al suo ribadire che l’orologio ricevuto in regalo dall’armatore Morace “riguarda i rapporti con le persone che uno ha a prescindere. Dalle intercettazioni si capisce benissimo che si tratta di un regalo di Natale. Poi sì, io ho chiamato per ringraziare. Ma se lo avessi fatto per corruzione, secondo lei avrei ringraziato?”, insiste l’ex sottosegretario. Che, sostiene ancora, di non aver “agito nell’interesse di una persona, ma nell’interesse di una categoria. Il trasporto marittimo era l’unico mondo rimasto fuori dall’esenzione dell’Iva e il ministro Delrio era a conoscenza di quell’emendamento”.

Non la pensano così gli inquirenti. “E’ ampiamente dimostrato che a seguito di un esercizio delle sue funzioni smaccatamente orientato a favore degli interessi” dell’armatore Ettore Morace, la sottosegretaria ai Trasporti ha accettato “di buon grado un costoso orologio marca Rolex il cui valore per quanto si evince dalle intercettazioni parrebbe aggirarsi intorno ai 5.800 euro”, si legge nell’atto di accusa del gip di Palermo. “Deve necessariamente escludersi che siffatta cospicua dazione possa confinarsi tra le cosiddette regalie d’uso, fermo restando peraltro che secondo l’univoca giurisprudenza della Suprema Corte anche la corresponsione di utilità di modico valore ben può integrare il reato di corruzione propria”, dice ancora il gip. “Proprio per il suo ingente ed intrinseco valore la dazione di cui si discute appare tendenzialmente proporzionata al vantaggio patrimoniale percepito da Morace grazie all’approvazione dell’emendamento in materia di trasporto marittimo e dunque direttamente correlata all’ingerenza indebitamente esercitata dalla Vicari onde favorire gli interessi del titolare di Liberty Lines”, si legge nelle carte.

E poi: “Del resto le stesse modalità fortemente criptiche con cui Morace ha gestito telefonicamente l’acquisto dell’orologio di marca paiono sintomatiche della piena consapevolezza in capo all’indagato circa l’illiceità delle sue condotte palesemente tese a remunerare indebitamente un pubblico ufficiale per le attenzioni riservatigli al momento dell approvazione del fondamentale emendamento”. E ricorda anche l’assunzione del fratellastro della Vicari alla Liberty Line nel 2016 (“Ma quando mai? Mio fratello si è laureato in giurisprudenza un anno fa e alla Liberty Lines sta facendo uno stage a tempo determinato”, ribatte la Vicari al Corsera). “In punto di diritto – spiega in ogni caso il gip – ammesso e non concesso che dietro il mercimonio delle funzioni intestate alla Vicari non vi sia stato un previo accordo criminoso con Morace, in astratto peraltro riconducibile all’assunzione in Liberty Lines del fratellastro della Senatrice risalente al giugno 2016” è “noto che la corruzione susseguente ontologicamente si perfeziona a prescindere dalla sussistenza di un precedente concerto criminoso tra il corrotto e il corruttore”.

Intanto il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, anch’esso raggiunto da un avviso di garanzia, ha convocato una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans insieme al suo avvocato Vincenzo Lo Re per dichiarare di non essere “mai salito sulla barca di Morace, è un falso. E nelle intercettazioni non ci sono neanche conversazioni fra me e Morace. Mi sembra chiaro quindi che fra me e l’armatore non ci dovevano essere queste frequentazioni che oggi leggo sui giornali”. Il governatore e il suo avvocato hanno inoltre sottolineato che nell’invito a comparire della procura “non c’è alcun riferimento a vacanze e a gite in barche. Però – sottolinea Crocetta – è quello per cui oggi sono sui giornali”. Il presidente della Regione ha anche spiegato che se fosse stato in barca “ci sarebbe un resoconto dell’ufficio scorte, come avviene per qualsiasi mio movimento. Saranno gli uffici a smentire quella che è un’affermazione assolutamente falsa”. E aggiunge: “Una vacanza a Filicudi non è una vacanza a Dubai e costa 80 euro al giorno. Porterò in tribunale le testimonianze degli albergatori”.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/20/simona-vicari-si-difende-sul-corriere-ci-sono-ministri-che-hanno-preso-non-uno-ma-tre-rolex-e-sono-ancora-in-carica/3598984/

Politici corrotti in Cina: pena di morte! Ma se fanno i bravi e restituiscono tutto, se la cavano col carcere a vita! Con una legge così da noi in Parlamento resterebbero solo i grillini ed altri 3 o 4….

Politici corrotti

 

 

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Politici corrotti in Cina: pena di morte! Ma se fanno i bravi e restituiscono tutto, se la cavano col carcere a vita! Con una legge così da noi in Parlamento resterebbero solo i grillini ed altri 3 o 4…

 

La Cina è uno dei paesi dove è ancora in vigore la pena di morte. Per alcuni tipi di reati ci sono sanzioni veramente dure e anche per i politici corrotti, se non confessano il reato e non si adoperano per restituire il denaro rubato possono subire questa condanna.

I reati puniti con la pena capitale sono diversi e sono l’espressione del duro controllo governativo. Si va dalla pirateria informatica fino a passare allo spaccio, dall’omicidio alla corruzione.

Proprio per la presenza di questo regime non è facile stimare quante esecuzioni vi siano ogni anno. Nella maggior parte dei casi viene utilizzato un plotone di esecuzione, molto più raramente l’iniezione letale, forse per l’eccessivo costo delle sostanze.

Dunque quando un politico si appropria indebitamente dei soldi pubblici riceve una condanna davvero terribile. Se viene restituito tutto il denaro la pena viene sospesa e commutata in ergastolo. Di recente l’ex ministro dei trasporti Liu Zhijun ha dovuto subire questa sorte. Grazie alla sua collaborazione per recuperare i fondi sottratti si è potuto salvare ma solamente in cambio del carcere a vita.

Sono molti i detrattori della pena capitale che sostengono sia inumana, secondo questi ultimi nei paesi in cui è ancora in vigore ci sono tassi di criminalità molto alti che non diminuiscono anche se si continua ad utilizzare questa pena. Nel resto del mondo c’è una campagna per eliminarla del tutto perché espressione di un Stato “barbaro” e “medioevale”.

Certamente non va meglio nei paesi in cui i reati vengono sanzionati in maniera blanda. L’italia è, ad esempio, uno dei paesi con un altissimo tasso di corruzione. Anche l’impunità e l’assenza della certezza della pena rende tutto questo più facile. Forse la cosa è più barbara della pena capitale. Purtroppo non esiste campagna altrettanto vigorosa che possa abolire la corruzione.

Certamente non va meglio in quei paesi dove i reati vengono sanzionati in maniera blanda, o addirittura del tutto ignorati. L’italia, ad esempio, è uno dei paesi dove c’è il maggior indice di corruzione, con moltissimi politici corrotti, e una cospicua presenza della criminalità organizzata. Anche l’impunità e l’assenza della certezza della pena, che inevitabilmente potrebbero provocare ulteriori vittime innocenti, sono inaccettabili. Forse la cosa è ancora più barbara e medioevale della pena capitale e si ripete ogni giorno. Purtroppo a nostro avviso non esiste una campagna altrettanto vigorosa e capillare come quella per l’abolizione della pena di morte.

 

fonte: http://risatevere.eu/2016/07/10/la-pena-politici-corrotti-cina/

“Prima il Nord”? No, “Prima Minzolini” …perchè la coerenza è un lusso che proprio non si possono permettere!

 

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“Prima il Nord”? No, “Prima Minzolini” …perchè la coerenza è un lusso che proprio non si possono permettere!

 

Il nuovo slogan della Lega: Prima i Minzolini

Sono lontani i tempi della Lega ‘Roma Ladrona’, ormai anche il partitino guidato da Matteo Salvini si è fatto Casta e nella Roma dei Palazzi ci sguazza. Insieme a PD, Forza Italia, Ncd e tanti altri, anche la Lega ha salvato la poltrona al senatore forzista Augusto Minzolini, condannato in via definitiva per peculato. Con il loro voto i senatori leghisti hanno fatto carta straccia della Legge Severino, che per i politici condannati prevede in automatico la decadenza, e aperto una corsia preferenziale per un possibile ritorno in Parlamento di Silvio Berlusconi.

Con che faccia Matteo Salvini possa continuare a girare il Paese atteggiandosi a forza di opposizione, quando i suoi uomini in Parlamento a braccetto con il Pd salvano un condannato, non è dato sapere. E’ chiaro però cosa avesse in mente Salvini: le elezioni si avvicinano e in vista di una possibile Federazione con Berlusconi, ha voluto mandargli un chiaro messaggio di non belligeranza. Alla faccia dei tanti cittadini onesti, che ancora una volta hanno dovuto constatare che la legge non è mai uguale per tutti. Salvini ha detto che la possibile Federazione del centrodestra potrebbe chiamarsi ‘Prima gli italiani’. Fa ridere: meglio chiamarla ‘Prima Minzolini’, almeno ci risparmiano l’ipocrisia.

tratto da:

https://www.facebook.com/movimentocinquestelle/photos/a.10151086635140813.476807.174457180812/10154852481885813/?type=3&theater

 

 

L’allarme dei Magistrati: la riforma penale approvata al Senato serve per salvare i corrotti. Più impuniti e processi bloccati! …Ma perchè, avevate qualche dubbio?

 

riforma penale

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L’allarme dei Magistrati: la riforma penale approvata al Senato serve per salvare i corrotti. Più impuniti e processi bloccati! …Ma perchè, avevate qualche dubbio?

 

“Così il governo salva i corrotti: più impuniti, processi bloccati” (Antonella Mascali)

Il magistrato antimafia, autore con Davigo del libro “Giustizialisti” (prossimamente in edicola con il Fatto), critica il ddl penale.

Il segretario dell’Anm Francesco Minisci ieri con il Fatto ha evidenziato che nella riforma penale, approvata al Senato e tornata alla Camera, c’è un limite superiore, rispetto a quello definito dalla Cassazione, per quanto riguarda il trojan, l’intrusore informatico che permette di accendere il microfono di un computer. Il limite è stato ampliato dal governo che ha la delega per i decreti attuativi in materia di intercettazioni.

Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Messina, è un magistrato antimafia da sempre in prima linea. Con lui entriamo nel dettaglio per capire le conseguenze sulle indagini: “È indubbio che il governo vada molto oltre nel limitare l’utilizzo dell’intrusore informatico. La Cassazione ha delimitato l’uso per la criminalità organizzata mafiosa, terroristica e semplice, invece, nel ddl penale, l’uso del trojan si prevede esclusivamente per mafia e terrorismo, salvo che si stia compiendo un reato”.

Ci può fare un esempio?

Non potremo più usare, a differenza di oggi, l’intrusore informatico per tutti i reati commessi dai colletti bianchi in forma associata: corruzioni, peculato, truffe. E i casi di questo genere in cui ci imbattiamo sono moltissimi.

Perché il trojan per voi pubblici ministeri e polizia giudiziaria è uno strumento di indagine così importante?

Perché, a differenza dei reati di mafia e terrorismo, dove spesso ci si avvale di collaboratori di giustizia e di altre fonti, in Italia i reati di corruzione e più in generale dei colletti bianchi, sono reati per i quali non esistono né denunce né testimonianze. Quindi, diventa fondamentale la captazione anche attraverso il computer per ascoltare le conversazioni di chi ha commesso questi reati in forma associata.

Anche perché molti corrotti e corruttori hanno imparato a non parlare al telefono…

È proprio così. Possiamo dire che con questo limite presente nel disegno di legge si potrebbe chiudere l’ultimo varco dal quale accedere per avere le prove di molti reati dei colletti bianchi. E questo perché in Italia contro la corruzione non si possono fare operazioni sotto copertura e non c’è, per questo tipo di reati, un regime premiale adeguato nei confronti di chi volesse collaborare. Inoltre, con la delega, il governo impone un altro limite.

Dica.

Non si possono utilizzare le intercettazioni con il captatore informatico se, per esempio, durante un’indagine per mafia, mi imbatto in un altro reato. Si introduce, così, una disparità rispetto alle intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno valore di prova anche per altri reati, se un pm li scopre durante uno stesso procedimento.

Se la riforma fosse già stata legge, la sua indagine sui cosiddetti corsi d’oro in Sicilia che fine avrebbe fatto?

Avremmo perso qualche prova perché abbiamo usato il captatore informatico ed era contestato il reato di associazione per delinquere semplice e non mafiosa.

Cosa pensa di questa riforma nel suo complesso?

Rende più difficile il funzionamento della giustizia fino a mettere in ginocchio le procure se si guarda all’obbligo di definire le richieste di rinvio a giudizio o archiviazione entro i 3 mesi dalla fine di un’indagine, pena l’avocazione alle procure generali che hanno molti meno magistrati. Così si sottrae tempo alle indagini più delicate.

Qual è la logica del legislatore?

Una logica non c’è. L’effetto è sicuramente quello di rendere la giustizia impraticabile e i cittadini che la vedranno funzionare ancora peggio se la prenderanno, probabilmente, con i magistrati, sbagliando obiettivo perché i magistrati devono applicare le leggi approvate dal Parlamento.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 20/03/2017.

Davigo: “Vorrei vivere in un Paese dove ci vuole coraggio a fare il delinquente, non a essere onesto”

 

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Davigo: “Vorrei vivere in un Paese dove ci vuole coraggio a fare il delinquente, non a essere onesto”

 

Davigo: “Politici perbene non siedano vicino ai corrotti”

Il presidente dell’Anm propone incentivi per chi denuncia la corruzione e invita la politica a fare valutazioni autonome rispetto ai procedimenti giudiziari: “Vorrei vivere in un Paese dove ci vuole coraggio a fare il delinquente, non a essere onesto”

“Inasprire le pene serve a poco contro la corruzione, se non si sa a chi darle: prima bisogna trovare i colpevoli e far emergere la corruzione sommersa, in un Paese come l’Italia dove non se ne denuncia praticamente mai”. Il monito arriva dal presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, al convegno dei Cattolici democratici. Per Davigo, “a questo scopo servono incentivi per chi parla, operazioni sotto copertura e ruolo proattivo delle forze di polizia”.

Nessuna vergogna. Ma il presidente dell’Associazione nazionale megistrati lancia anche un appello: “I politici perbene non dovrebbero stare seduti vicino ai corrotti”, ha detto. “Nel 1992 erano molti i politici che si vergognavano di essere stati sorpresi a rubare. Ho detto, ricevendo molte critiche, che oggi in molti continuano a rubare, ma non si vergognano più. Ribadisco che molti lo fanno, che non vuol dire tutti: per distinguere le pecore bianche da quelle nere, bisogna fare i processi”.

E continua: “A qualche politico ho chiesto se si rendeva conto che se continuava a sedersi vicino a un corrotto, i cittadini fossero autorizzati a pensare che siete uguali. Sarebbe meglio dire ‘finché c’è lui, io qui non mi siedo’. E forse allora – ha concluso Davigo – anche chi commette reati tornerebbe a vergognarsene”.

Corruzione come pizzo. Per Davigo, secondo cui “la corruzione della classe dirigente fa più danni della microcriminalità”, “siamo in presenza di un sistema criminale, del tutto simile a quello di Cosa Nostra per la riscossione del pizzo. Per la corruzione in Italia, non si tratta di devianze individuali, si tratta di un sistema seriale, perché tende a ripetere il reato, e diffusivo, in quanto cerca di tirare dentro più soggetti possibile”.

Il ruolo della politica. Il presidente ritiene che “il potere politico compie un errore gravissimo quando, di fronte a episodi di corruzione che riguardano esponenti politici, si limita a dire che occorre attendere che la giustizia faccia il suo corso”. Per Davigo questo tipo di atteggiamento “è una sorta di delega della politica alla magistratura a compiere una selezione della classe dirigente. Ma la politica dovrebbe invece – secondo il presidente dell’Anm – dimostrare una propria, autonoma capacità di valutazione rispetto ai procedimenti giudiziari. Se la politica si avvalesse su questo tema di una sua autonomia di giudizio questo basterebbe a far allentare la tensione, spesso al calor bianco, tra la politica stessa e la magistratura”, ha ribadito Davigo, che ha concluso dicendo che vorrebbe “vivere in un Paese dove ci vuole coraggio a fare il delinquente, non a essere onesto”.

fonte: http://www.repubblica.it/