Ricapitoliamo, povertà in Italia: oltre due milioni senza il cibo in tavola, ma per questa idiota la priorità è “Parificare gli stipendi tra calciatori e calciatrici” – E perchè non parificare gli stipendi della Casta a quelli della gente?

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Ricapitoliamo, povertà in Italia: oltre due milioni senza il cibo in tavola, ma per questa idiota la priorità è “Parificare gli stipendi tra calciatori e calciatrici” – E perchè non parificare gli stipendi della Casta a quelli della gente?

In un Paese dove 2 milioni di persone non possono mettere il piatto a tavola, chi ci governa ha la priorità è “Parificare gli stipendi tra calciatori e calciatrici” …e Voi ancora Vi chiedete perchè stiamo nella merda?

La sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, ha proposto sui suoi profili social di seguire l’esempio della Norvegia e parificare lo stipendio dei giocatori di calcio, siano essi donne o uomini. L’idea però non è piaciuta a gran parte degli utenti, che ne hanno sottolineato l’inutilità rispetto a ploblemi più urgenti.

La nostra cara “sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei Ministri”, prima di sparare puttanate, dovrebbe leggere questo:

Povertà in Italia: oltre due milioni senza il cibo in tavola

Dall’ultimo rapporto Gli italiani e il cibo. Un’eccellenza da condividere” del Censis, osservatorio indipendente sulle condizioni sociali in Italia, è emerso che sono oltre due milioni le persone nel nostro Paese che non hanno avuto soldi sufficienti per comprare il cibo necessario. Negli ultimi sette anni i numeri sono più che raddoppiati: nel 2007 erano un milione e ciò vuol dire che l’incremento da quando è iniziata la crisi è dell’84, 8%.

Il Rapporto ha evidenziato che Puglia (16,1%) Campania (14, 2%) e Sicilia (13,3 %) sono le prime tre regioni con la quota più alta di persone che vivono in condizioni di disagioalimentare. Il 9,2% delle famiglie italiane, di cui 830 mila con figli minori, non ha accesso al cibo in tavola.  Le spese alimentari sono calate in media del 12,9 % dal 2007 (17,3 % per le famiglie a carico di un operaio e 9,7% per quelle con capofamiglia dirigente o impiegato). Le famiglie con più figli sono quelle in maggiore difficoltà: – 15,6% le coppie con due figli, – 18,2% le coppie con tre o più bambini.

Dalla ricerca del Censis è emerso che gli italiani restano comunque grandi amanti del cibo: 29,4 milioni si definiscono appassionati, 12,6 milioni intenditori e 4,1 milione veri esperti. Per il 17, 9% la cucina made in Italy è motivo d’orgoglio nazionale. La crisi si fa sentire sono in famiglia: nel 2014 le esportazioni sono state di 28,4 miliardi con un 30,1% in più rispetto a cinque anni prima.

Per il presidente del Censis, Giuseppe De Rita “È  fondamentale esportare il modello italiano delle tipicità, non solo i prodotti. Solo così anche le esportazioni delle nostre nicchie saranno più facili. Nella battaglia fra biodiversità e industrializzazione di massa, bisogna puntare sulle scelte individuali: la voglia di diversità è una voglia di democrazia”.

Una situazione a doppia faccia: dal punto di vista culturale ed economico buona, ma scarsa da quello sociale. C’è da dire, inoltre, che i dati forniti sono da prendere con le pinze: qualcuno potrebbe vivere il dramma di non riuscire a sfamarsi, ma non averlo reso pubblico. Visti i dati altalenanti di disoccupazione, che non sembra fornire dinamiche positive, l’ipotesi è più che plausibile. Dal Rapporto del Censis emerge, quindi, che dal punto di vista sociale la strada è ancora tortuosa e che c’è ancora molto da lavorare in Parlamento.

Vincenzo Nicoletti

fonte: http://www.liberopensiero.eu/2017/10/14/poverta-in-italia-oltre-due-milioni-senza-il-cibo-in-tavola/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Quelli che hanno maturato vitalizio dopo 4 anni 6 mesi 1 giorno hanno deciso che gli Noi devremo lavorare 42 anni e 10 mesi per la pensione! Soddisfatti? Ce lo ricorderemo quando andremo a votare?

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Quelli che hanno maturato vitalizio dopo 4 anni 6 mesi 1 giorno hanno deciso che gli Noi devremo lavorare 42 anni e 10 mesi per la pensione! Soddisfatti? Ce lo ricorderemo quando andremo a votare?

15 settembre 2017 – Ci sono arrivati! È scattata al compimento dei 4 anni, 6 mesi e un giorno, la fatidica data in cui i 608 parlamentari (417 deputati e 191 senatori) alla prima legislatura maturano la pensione calcolata con il sistema contributivo: un assegno da 1.000-1.100 euro netti che incasseranno al compimento di 65 anni così come prevede la riforma dei vitalizi approvata nel 2011.

Vi ricordiamo solo che queste carogne sono quelle che hanno stabilito che NOi per andare in pensione ci dovremo fare il culo per 42 anni e 10 mesi…

Ce lo ricorderemo quando andremo a votare?

By Eles

Vitalizi, grazie al doppio gioco del Pd l’abolizione salta! Come? C’era qualcuno che veramente credeva che questi parassiti avrebbero mollato l’osso?

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Vitalizi, grazie al doppio gioco del Pd l’abolizione salta! Come? C’era qualcuno che veramente credeva che questi parassiti avrebbero mollato l’osso?

 

Vitalizi, doppio gioco del Pd. L’abolizione salta

Vitalizi. I mal di pancia dei senatori Pd erano stati ampiamente espressi nei giorni scorsi. Ma ora, a dare conferma di un disegno creato con cura per non approvarne l’abolizione, ci sono le parole di Zanda, capogruppo a Palazzo Madama del partito di governo, che tira fuori, per la seconda volta nel giro di poco tempo, l’ipotesi incostituzionalità.

E dire che il suo collega della Camera, Rosato, aveva garantito l’esatto contrario: “Il vitalizio non è una pensione, è un’altra cosa. Ce l’hanno detto nelle audizioni i costituzionalisti. Ci hanno detto: potete farlo”.

Verissimo: il vitalizio non è una pensione, bensì un inaudito privilegio che i cittadini non mandano giù in alcuna maniera. Dunque, in vista della prossima campagna elettorale, quella dell’abolizione di tale privilegio, è una carta che andava giocata ad arte. Un po’ come ha fatto Renzi, inizialmente: “Bisogna evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe assurdo e molto ingiusto verso i cittadini”.

Non perfetto, ma discreto, come slogan in vista delle elezioni. Peccato che poi il genio delle frottole sia scivolato sulla sua stessa diplomazia. La battaglia sui vitalizi non andava “regalata” ai grillini. Ma i grillini, egregio “onorevole” Renzi, non hanno ricevuto alcun regalo da voi. Hanno semplicemente mantenuto la parola su questa storia infinita dei vitalizi. Il M5S si è mostrato favorevole all’abolizione, dall’inizio alla fine, dalla Camera fino al Senato. Cosa che il suo partito, egregio “onorevole” segretario del Pd, non ha fatto. Semplicemente perché non manda giù l’abolizione della sicurezza economica a vita. Ha fatto un tentativo, fallimentare quanto insensato, d’illudere i cittadini.

Ma gli italiani, molti almeno, una testa ce l’hanno ed a questi giochetti sono ormai abituati. Rassegnatevi, signori del Pd: sui vitalizi, battaglia persa. Ve li terrete stretti, ma gli elettori se ne ricorderanno alle prossime politiche.

tratto da: https://www.danilasantagata.it/vitalizi-gioco-pd-labolizione-salta-2/

La casta Europea ancora più viscida e schifosa di quella Italiana: per i commissari 250mila euro al mese solo di viaggi. Un volo per Roma di Juncker ci costa 25mila Euro!

 

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La casta Europea ancora più viscida e schifosa di quella Italiana: per i commissari 250mila euro al mese solo di viaggi. Un volo per Roma di Juncker ci costa 25mila Euro!

25.000 Euro per un volo per Roma. Andate sul sito Alitalia: un comune mortale, senza approfittare di particolari offerte, spenderebbe dai 300 ai 350 Euro…!

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Unione europea, 250mila euro di viaggi al mese per i commissari. Juncker: biglietto per Roma da 25mila

Niente aerei di linea per i commissari. E i costi lievitano. Gli uffici di Bruxelles li difendono. La portavoce di Mogherini: “Colpa degli aerotaxi”. E la Commissione promuove se stessa: “Siamo trasparenti e controllati”. Ma la ong che ha chiesto i dati ha litigato per tre anni per averli. Ottenendo giusto due mesi di rendicontazione. Ecco la carica degli spendaccioni.

Viste le cifre c’è da temere a ogni decollo. Dopo le polemiche sul burka indossato dalla Mogherini in Iran il ministro degli Esteri della Ue è finita nell’elenco dei politici spendaccioni per via dei viaggi istituzionali. Mica tutti, perché gli unici dati disponibili sono riferiti a gennaio e febbraio del 2016, nonostante la Commissione investita dalle polemiche faccia sfoggio di trasparenza. Un viaggio in particolare, di soli tre giorni, è costato la bellezza di 75mila euro. Era proprio la trasferta di Federica Mogherini a Baku e Yerevan dal 29 febbraio al 2 gennaio e ha stabilito il primato assoluto nelle spese dei Commissari europei contribuendo a far lievitare il conto totale: mezzo milione di euro in due mesi. Un altro aiuto lo ha dato lo stesso presidente Juncker che per una trasferta a Roma ha speso 27mila euro di aerotaxi perché – è la versione degli uffuci di Bruxelles – un volo di linea non si trovava e la riunione era urgente.

Tutte cose che si apprendono ora grazie al lungo lavoro svolto dall’Ong spagnola Access Info, che ha speso 3 anni discutendo con la Commissione Europea su quali e quanti documenti andassero pubblicati. Il risultato è stato la diffusione di una parte delle spese relative a due mesi del 2016. La Commissione si è difesa per la lunga trattativa con la motivazione che “la pubblicazione di questi documenti richiede un carico eccessivo di lavoro” aggiungendo che questa è “l’istituzione più controllata al mondo”, dovendo i Commissari inviare le proprie spese al Parlamento Europeo e alla Corte dei Conti Europea.

Access Info lamenta, invece, che dopo la richiesta di 120 cittadini europei di rendere pubbliche le spese dei viaggi dei Commissari, la Commissione ha preso unilateralmente la decisione di pubblicare, dopo sei mesi, solo il primo bimestre del 2016. Sempre in seguito alla richiesta della Ong spagnola di pubblicare i dati proattivamente, la Commissione ha risposto che non vede “nessun valore aggiunto” dalla diffusione di questi dati che il costo sarebbe “sproporzionato”.

Mogherini a Baku: 77mila euro in 3 giorni
In assoluto la missione più dispendiosa di tutta la Commissione è stata quella di Federica Mogherini tra il 29 febbraio e il 2 marzo 2016. Il costo totale è di 77.118€ per l’Alto commissario e per il suo entourage. Raggiunta dal IlFattoQuotidiano.it, la portavoce di Mogherini, Sabrina Bellosi, ha dichiarato che il costo “è dovuto al noleggio di un aerotaxi”, quindi un volo charter, per effettuare le tratte Bruxelles-Baku, Baku-Yerevan e ritorno a Bruxelles, nonostante sulla nota della Commissione non appaia nessuna dicitura “Air Taxi” vicino alla voce di spesa. “I voli a noleggio vengono utilizzati solo nel caso in cui non ci siano voli di linea o per questioni di sicurezza e risparmio di giorni. Diversamente [Mogherini e il suo staff] avrebbero dovuto allungare la visita” ha continuato la portavoce dell’Alto Commissario, “inoltre il costo comprende anche i costi di tutta la delegazione che si aggirava tra le 6 e le 8 persone, a seconda delle tratte”. Lo stesso aerotaxi non è stato utilizzato per la visita ufficiale in Mozambico e Sudafrica, costo totale 9.265 € di cui 8.863 € di agenzia di viaggio, che denoterebbero, quindi, l’utilizzo di un volo commerciale.

Juncker e quei 27mila euro per un soggiorno a Roma
Per il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, invece, il viaggio a Roma è stato particolarmente salato: 26.958 euro per due giorni, dal 25 al 26 febbraio 2016, di cui oltre 25.000 euro per l’utilizzo di un aereo charter, denominato “Air Taxi” nella nota spese. Anche qui, la portavoce della Commissione, Mina Andreeva, ha dichiarato che l’uso degli aerei charter “è ammesso solo nel caso in cui i voli commerciali non siano disponibili o gli orari non siano adatti all’agenda dei Commissari”, ma è in ogni caso vero che i voli tra la capitale italiana e quella belga sono piuttosto frequenti in qualsiasi periodo dell’anno con più di 8 voli al giorno. Secondo la portavoce “non ci sarebbero stati voli commerciali disponibili per quei giorni” e “il Presidente ha incontrato il Primo Ministro italiano oltre ad altri personaggi di rilievo.”

Gli altri commissari
Secondo i documenti relativi ai due mesi del 2016, i costi totali di viaggio e di alloggio per le visite dei commissari alle sessioni del Parlamento europeo a Strasburgo, il Forum economico mondiale a Davos e le missioni ufficiali ammontano a 492.249 euro, in media 17.589€ per commissario, con un costo medio per missione di 1886 euro. Le spese per il pernottamento si aggirano regolarmente intorno ai 200 a notte tranne in un caso dove hanno raggiunto i 629.

I Commissari si sono recati in visita 467 volte nel periodo preso in considerazione, pari a otto notti a persona al mese. Günther Oettinger, Commissario per il bilancio e le risorse umane, si è aggiudicato il premio del più viaggiatore con 35 notti trascorse all’estero durante 13 missioni. Proprio Öttinger, per una missione di 11 giorni in Germania e in Svizzera, ha presentato una nota spese di 6984,7€. Un altro spendaccione, se così si può dire, è il Commissario agli aiuti umanitari, Christos Stylianides, che per una visita in Somalia, Turchia e Kenya ha speso 11.030 € per otto giorni, di cui 8.270 di agenzia di viaggio. Circa la metà (5.014 euro), è stata spesa da Margrethe Vestager, Commissario alla concorrenza, per una visita di due giorni a Dubai. Da notare, infine, che molte delle spese fanno riferimento alle sessioni del Parlamento di Strasburgo, rimborsi che spesso si aggirano intorno ai 1.000 euro a Commissario e che, forse, contribuiranno a riaprire il dibattito sulle varie sedi delle istituzioni europee in un’ottica di spending review.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/11/unione-europea-250mila-euro-di-viaggi-al-mese-per-i-commissari-juncker-biglietto-per-roma-da-25mila/3787756/

 

Ferie dei politici: 80 giorni all’anno! Oltre tutta una serie privilegi e trucchetti. La domanda sorge spontanea: ma quando cazzo lavorano?

 

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Ferie dei politici: 80 giorni all’anno! Oltre tutta una serie privilegi e trucchetti. La domanda sorge spontanea: ma quando cazzo lavorano?

Politici italiani tutti al mare, iniziano le ferie estive: quasi 40 giorni di Onorevole vacanza. Tutto fermo fino al 12 settembre. Bella la vita del parlamentare.

Ferie dei politici: Agosto parlamento mio non ti conosco

Ultimi giorni di “lavoro” alla Camera dei deputati che chiuderà serranda venerdì prossimo, 4 agosto, per riaprirli il 12 settembre: 39 giorni di stop. Il Senato, invece, chiude ancora prima, domani sera o al massimo giovedì mattina 3 agosto, per riprendere anch’esso martedì 12. La stessa cosa fanno gli europarlamentari: l’aula di Strasburgo chiude oggi, primo agosto, e riaprirà in seduta plenaria il 15 settembre.

Il politico in ferie tutto l’anno

Ma le ferie dei politici non si consumano solo in estate. Oltre alle vacanze estive, infatti, i nostri parlamentari onorano e santificano ogni festività. Nel 2017 il Palazzo della Casta è rimasto chiuso 18 giorni a Natale e 16 a Pasqua. Ovviamente aggiungiamoci pure qualche ponte comandato. Se poi contiamo anche gli altri giorni in cui l’Aula è rimasta inattiva, si può vedere come dall’inizio dell’anno l’assemblea di Montecitorio è rimasta ferma 82 giorni e quella di Palazzo Madama 77. Sembra un sogno e invece non lo è. Capito, italiani?

Parlamentari furbetti: Anche quando c’è da lavorare si danno malati

Dall’inizio dell’anno i deputati hanno lavorato una media di 4,4 ore al giorno, mentre i senatori 2,5. Questo naturalmente se diamo per scontato che deputati e senatori siano stati tutti presenti a ogni seduta, fatto che non accade mai. A Montecitorio, infatti, la media delle assenze durante i lavori d’aula è il 21,7%, in Senato invece è del 17,5. Le ferie dei politici sono come i rotoloni Regina, non finiscono mai.

Ma quando lavorano i nostri politici?

Non c’è crisi che tenga, il politico alle ferie non può rinunciare. Del resto, l’Italia ha piccoli problemi. Tutto può aspettare, fa troppo caldo per lavorare. Una vergogna italiana che si ripete ogni anno.

Buone vacanze Onorevoli. Per una volta andate in ferie e non tornate mai più.

CASTA – tanto per farvelo sapere, i dipendenti di Camera e Senato si beccano anche la sedicesima, OVVIAMENTE SEMPRE A SPESE NOSTRE…!!

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CASTA – tanto per farvelo sapere, i dipendenti di Camera e Senato si beccano anche la sedicesima, OVVIAMENTE SEMPRE A SPESE NOSTRE…!!

 

CASTA – tanto per farvelo sapere, i dipendenti di Camera e Senato si beccano anche la sedicesima, OVVIAMENTE SEMPRE A NOSTRE SPESE !!

Ebbene si. Mentre per voi comuni mortali la tredicesima è una boccata d’ossigeno per pagare tasse, mutui e debiti, mentre tra voi comuni mortali ci sono dei fortunati che si godono anche la quattordicesima, per loro non è così!

Loro si sono regalati non dico la quindicesima, ma addirittura la sedicesima !!

Tanto pagate voi comuni mortali (leggi i soliti fessi italioti).

ma la casta è la casta e voi non siete un cazzo !!

Il regolamento sul personale del Senato, all’articolo 17 comma 3, la chiama «indennità compensativa di produttività», ma di fatto equivale a una sedicesima mensilità.

Cioè una mensilità aggiuntiva rispetto alle già quindici mensilità di cui si compone lo stipendio dei dipendenti di entrambi i rami del Parlamento. Oltre alle classiche tredicesima e quattordicesima riscosse a dicembre e a giugno, i lavoratori di Camera e Senato incassano infatti la quindicesima: una mensilità il cui importo viene spalmato nelle buste paga di aprile e settembre.

E non è finita qui: la voce è anche «pensionabile» cioè vale anche nel calcolo dell’assegno pensionistico.

Un di più per nulla scontato se si pensa che le altre voci che compongono lo stipendio dei dipendenti del Senato sono rigorosamente «non pensionabili»: dall’indennità di funzione alle altre indennità e forme di incentivazione. Ed anche il regolamento della Camera su questo punto è preciso: le indennità speciali «non sono pensionabili».

Da: http://siamolagente2.altervista.org/casta-tanto-per-farvelo-sapere-i-dipendenti-di-camera-e-senato-si-beccano-anche-la-sedicesima-ovviamente-sempre-a-nostre-spese/

Ecco il “Tetto agli stipendi” della casta – Così quel povero Cristo del barbiere della Camera prenderà “solo” 99 mila euro… Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi…?

 

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Ecco il “Tetto agli stipendi” della casta – Così quel povero Cristo del barbiere della Camera prenderà “solo” 99 mila euro… Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi…?

 

Tetti agli stipendi, così il barbiere della Camera prenderà “solo” 99 mila euro

 

ROMA – E alla fine arriva il giorno dei tetti ai maxi-stipendi dei dipendenti della Camera e del Senato.

Tutti gli altri dipendenti statali sono già sottoposti al vincolo dei 240 mila euro lordi annui massimi dal primo di aprile. Oggi, alle 11, a distanza di quasi sei mesi dal decreto in vigore per gli statali ”normali” e dopo una lunga fase di tira e molla, coordinamenti faticosi, mezze trattative e qualche contestazione di cattivo gusto nei corridoi della Camera, anche Montecitorio e Palazzo Madama si adegueranno sia pure con molte cautele e tanta, tanta gradualità.

I presidenti delle due Camere Pietro Grasso (Senato) e Laura Boldrini (Camera) hanno deciso di porre fine alla fase di confronto con i 21 sindacati dei circa 2.200 dipendenti delle Camere e hanno dato mandato alle vicepresidenti Valeria Fedeli (Senato) e Marina Sereni (Camera), che presiedono gli organismi di governo del personale, e che in tutti questi mesi hanno superato mille ostacoli, di procedere senza indugio.

LA MANOVRA

Oddio, senza indugio è una parola grossa. Si perché se da una parte la manovra che partirà domani è una roba obiettivamente epocale per strutture un po’ arrugginite come le due Camere, dall’altra balza subito agli occhi una prima enorme ingiustizia: mentre il capo della Polizia oppure il direttore delle Entrate (che fino al 2011 guadagnavano oltre 600 mila euro annui) si sono visti ridurre di punto in bianco le loro buste paghe, per i dipendenti delle camere si procederà con i guanti gialli: gli stipendi diminuiranno gradualmente per toccare il tetto solo nel 2018.

QUATTRO ANNI

Inoltre lo stesso tetto – per gli stipendi più alti delle Camere – di fatto sarà superiore ai 240 mila euro poiché nel calcolo non sono compresi i contributi e alcune indennità. Traduzione: lo stipendio del Segretario Generale della Camera scenderà, si, dagli stratosferici 480 mila euro circa attuali, ma non abbatterà il muro della rispettabilissima somma di 360 mila euro lordi. E non prima del 2018. Si tratta di 120 mila euro in più di quanto lo Stato italiano riconosce al Presidente della Repubblica.

Se la gradualità e l’entità stessa dei tagli suscitano perplessità, sarebbe tuttavia ingeneroso non riconoscere al Senato e alla Camera il tentativo di intervenire a fondo e sul serio sulla massa dei maxi-stipendi ormai fuori da ogni parametro. Ma soprattutto va riconosciuto che l’intera operazione si svolge in uno scenario che vede, per la prima volta, le due Camere lavorare all’unificazione delle due strutture burocratiche. Un’operazione complessa che – se dovesse diventare realtà assieme alla riforma del Senato – porterebbe a notevoli risparmi.

LA CASCATA

La forza della manovra sta nel fatto che non saranno tagliati solo gli stipendi più alti ma, a cascata, circa un migliaio complessivamente (565 solo alla Camera). La proposta di Camera e Senato infatti propone ben sei tetti per ognuna della principali ”categorie” dei dipendenti delle due strutture. I lavoratori che già superano queste soglie scenderanno gradualmente al loro livello. Chi oggi guadagna di meno non potrà superarli in futuro.

Quali sono questi tetti? Questo è il bello: le cifre restano da sogno per la stragrande maggioranza degli italiani. Per gli assistenti e gli operatori tecnici (cioè i lavoratori che hanno compiti importanti ma relativamente semplici) il tetto massimo sarà di 99 mila euro lordi rispetto ai 136.000 previsti oggi dopo 40 anni di contribuzione. A questa ”categoria” appartengono anche i barbieri della Camera che, dunque, vanno a rimetterci ben 37 mila euro.

I CONTI

Per i collaboratori tecnici si prevede un tetto di 106.000 euro contro gli attuali 152.000. I segretari scendono da quota 156.000 a 115.000 euro. Le retribuzione dei documentaristi (in sostanza dei quadri) non potrà superare i 166.000 euro mentre oggi possono arrivare a 238.000 euro. Infine i consiglieri parlamentari, la professionalità a più alto valore aggiunto, non potranno sforare quota 240.000 contro gli attuali 358.000.

Va sottolineato che la sforbiciata è studiata con accuratezza e non sarà uguale per tutti i super-stipendi. Per quanto possa suscitare ironia ed amarezza, viste le stellari cifre in gioco, il complesso meccanismo dei tagli in sostanza prevede che chi guadagna di più, sia pure gradualmente, perderà soldi più velocemente di chi guadagna di meno.

Complessivamente, sommando i risparmi di ognuno dei quattro anni della manovra, Camera e Senato dovrebbero andare a risparmiare un centinaio di milioni. Una somma notevole perché per la prima volta entrambe le strutture hanno ridotto le loro richieste al Tesoro per alcune decine di milioni e ogni euro risparmiato è benvenuto.

E i 21 sindacati? Si rivolgeranno alla magistratura. Per loro l’attacco alle retribuzioni in atto è semplicemente illegittimo e pensano che il giudice del lavoro porrà fine ad ogni gioco. Sarà. Ma con un Pil negativo per il terzo anno consecutivo è proprio così assurdo chiedere qualche sacrificio ai superpagati barbieri di Montecitorio?

 

fonte: http://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/tetti_stipendi_camera_tagli_barbiere-614605.html

Chi ha fatto una settimana in Parlamento, chi neanche una seduta d’aula: i vitalizi più folli che queste carogne fanno pagare a NOI…!!

 

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Chi ha fatto una settimana in Parlamento, chi neanche una seduta d’aula: i vitalizi più folli che queste carogne fanno pagare a NOI…!!

L’ultima volta che qualcuno gli ha chiesto conto degli oltre duemila euro di vitalizio che percepisce per aver fatto una settimana in Parlamento, l’ex radicale Angelo Pezzana è stato colto da un raptus d’ira e ha preso a spintoni il povero inviato delle Iene.

«Basta, che dovevo dire di no quando tutti dicevano di si?». L’ex collega Piero Craveri, il nipote di Benedetto Croce che in Senato non ha registrato nemmeno una presenza quando ci è entrato nel 1987, si è limitato a un «ma è la legge, vergognatevi voi», quando è stato punto da la Zanzara su quell’assegno che gli ha permesso di incassare finora oltre 500mila euro.

Comunque briciole, se si pensa che quando il radicale varcava, si fa per dire, Palazzo Madama, Claudia Colombo aveva appena 15 anni ma oggi, che ne ha 41, è già titolare di un vitalizio da 5.100 euro.

Guai a chiamarla però baby pensionata, semmai il copyright ufficialmente sdoganato è «miss vitalizio»: la sua carriera è iniziata da giovanissima, eletta 21enne per la prima volta in consiglio regionale della Sardegna e nel 2009 ne era già presidente, fino al 2014.

Sono solo alcuni dei privilegi e paradossi, viventi o ereditati, che spuntano nel calderone da 2.600 vitalizi che Camera e Senato elargiscono agli ex parlamentari insieme ai 3.538 assegni erogati dalle Regioni ai loro vecchi inquilini.

Per tutte, autonome e non che siano, di speciale c’è un trattamento previdenziale per ex consiglieri e famiglie che costa complessivamente 150 milioni all’anno e nonostante le abrogazioni approvate nelle attuali legislature sull’onda dell’indignazione, la tagliola della retroattività ha risparmiato 1.600 pensionati.

Il record di assegni è della Sardegna, che nel 2015 ne ha erogati 236 diretti, eppure la sua unica sforbiciata è stata rinunciare all’adeguamento dei vitalizi all’Istat. La Sicilia, che ha festeggiato a maggio i settant’anni dalla prima Assemblea regionale ogni mese fa i conti con 307 assegni da firmare a ex deputati e loro eredi, per un totale di 17 milioni di euro l’anno.

Qui, al settantenne Salvatore Caltagirone sono bastati soli tre mesi e cinque presenze nel parlamentino per percepire oggi tremila euro al mese, e ogni volta è costretto a precisare che «comunque sono 2mila netti».

Sono passati 40 anni invece dalla morte del padre Natale, messinese che nel 1947 si candidò col Partito Monarchico, ma da allora la figlia Anna Maria Cacciola percepisce per i 4 anni in Parlamento del babbo un vitalizio da oltre duemila euro al mese.

Non esattamente un caso limite, visto che con lei sono 117 gli onorevoli eredi per cui l’isola autonoma sborsa 557mila euro al mese per gli assegni di reversibilità. Tra cui spicca quello di Anna Manasseri, vedova di Vincenzo Leanza: 9.200 al mese da 14 anni, ha rivelato Repubblica.

Ma da Nord a Sud, nel grande buco nero per le casse dello Stato da ascrivere alla voce reversibilità dei politici, ci sono i parenti di 1.076 ex parlamentari, quelli di 61 ex consiglieri regionali lombardi, di 49 pugliesi, di 42 ex consiglieri toscani, di 30 del Molise, di 41 ex consiglieri dell’Abruzzo, di 25 ex consiglieri della Valle d’Aosta, di 57 ex consiglieri della Campania, di 21 ex consiglieri della Basilicata.

Proprio nella «povera Basilicata», dove un giovane lucano su due è disoccupato, lo stesso consiglio regionale che ha abolito i vitalizi, ora consentirà agli ex colleghi di compensare in 90 giorni i contributi necessari per intascare a 65 anni 1.750 euro al mese. Non si parli di blitz: la maggioranza Pd ha precisato che «tutto legittimo, anzi è una norma più stringente».

Quando un solo assegno non basta, accade anche che le reversibilità si sdoppino. Come per l’ottantenne Giampiero Svevo finito suo malgrado tra i Vampiri del libro di Mario Giordano, visto che da 7 anni incassa le due pensioni della moglie Maria Paola Colombo, che fu senatrice per tre legislature e consigliere regionale: «Una carriera brillante, dalla quale sono scaturiti i due vitalizi, che dopo la sua morte sono diventati, per l’appunto, due vitalizi con reversibilità a vantaggio del signor Giampiero».

Emolumenti e cariche elettive si sommano nel conto in banca anche di «rottamati» dall’era renziana come Vladimiro Crisafulli, a cui il Pd ha impedito la candidatura nelle liste nel 2013: si consola con l’assegno dell’Ars da 6mila, a cui aggiunge quello del Senato da 2.698 euro.

Fonte: Qui

Vogliamo ricordare Eva Klotz, quella che fu indagata per vilipendio del tricolore, ma alla quale 946.000 Euro di vitalizio made in Italy non fa tanto schifo! …Perchè avere la faccia come il culo non ha nazionalità!

 

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Vilipendio del tricolore: indagata Eva Klotz, la pasionaria del Sudtirolo
Alto Adige: la pasionaria Eva Klotz indagata per vilipendio, sequestrati 800 manifesti anti-italiani

La Procura di Bolzano ha aperto un’inchiesta dopo la presentazione della campagna dei «Südtiroler Freiheit», con una scopa che spazza via la bandiera tricolore.

(se non ti fa schifo, puoi leggere QUI l’articolo)

Vogliamo ricordare Eva Klotz, quella che fu indagata per vilipendio del tricolore, ma alla quale 946.000 Euro di vitalizio made in Italy non fa tanto schifo! …Perchè avere la faccia come il culo non ha nazionalità!

 

Eva Klotz, la politica del “Il Sud Tirolo non è Italia” prende 946mila euro di pensione

Il calcolo della nuova legge regionale del Trentino che pure aveva tagliato i «vitalizi d’oro» ai suoi consiglieri. Per l’ultras alto atesina una carriera politica iniziata nel 1976 «Il Sud Tirolo non è Italia»: questa frase è stata per oltre 50 anni lo slogan politico di Eva Klotz, la «pasionaria» altoatesina che chiede il distacco della provincia di Bolzano da Roma. Ma lo Stato italiano ha pochi giorni fa omaggiato Eva Klotz di un «bonus» di ben 946.175 euro, pari alla pensione maturata per la sua attività di consigliere provinciale e regionale del Trentino Alto Adige. La cifra è frutto del calcolo della pensione da politico alla luce della nuova legge votata dalla regione autonomista e che taglia del 20% circa un precedente vitalizio; che la consigliera autonomista e altri suoi colleghi si erano impegnati a restituire in seguito a una feroce polemica esplosa a proposito dei privilegi per chi sedeva nell’assemblea regionale di Trento. Ciò che era uscito dalla porta, insomma, è rientrato dalla proverbiale finestra. Eva Klotz non è l’unica ad aver intascato il vitalizio d’oro dovuto dalla nuova legge: con lei anche il trentino Marco Benedetti porta a casa 483.500 euro. RESTITUIRE IL «MALTOLTO» Il Trentino Alto Adige ha da anni maturato un regime pensionistico per i suoi politici di manica, per così dire, larga. Fino al 2014 la legge consentiva a consiglieri regionali e provinciali (a Trento e Bolzano le due cariche coincidono) di incassare la pensione non mensilmente ma in un colpo solo l’intera spettanza, calcolando la cifra sull’aspettativa di vita. Solo che su questa aspettativa era in precedenza piuttosto «abbondante» dando luogo a liquidazioni che in alcuni casi avevano superato il milione di euro. Nel 2014 era esploso lo scandalo delle «pensioni d’oro» del Trentino, era stata avviata anche un’inchiesta della procura che aveva indotto l’assemblea regionale a rivedere i calcoli. L’ente era riuscito anche a strappare un provvedimento in base al quale avrebbe potuto pignorare i beni degli ex consiglieri che si rifiutavano di restituire il «maltolto». Alcuni politici, tra questi la Klotz, avevano accettato di restituire la somma, in attesa di maturare nuovamente i diritti alla pensione alla luce di una nuova legge regionale nel frattempo varata. IL NUOVO TRAGUARDO La nuova legge è entrata in vigore, ha previsto un taglio del trattamento ma ha mantenuto invariata la possibilità per i politici di incassare quanto maturato mensilmente o «una tantum», in una volta sola. La «pasionaria» altoatesina è tra coloro che hanno tagliato il traguardo della quiescenza nelle scorse settimane e ha optato per il «tutto in una volta sola». Calcoli alla mano per lei la cifra è stata di 946mila euro e spiccioli. L’ammontare è stato confermato nei giorni scorsi dalla presidente dal consiglio regionale Chiara Avanzo che ha risposto a una interrogazione in materia. La Klotz, del resto, aveva cominciato la su attività politica nel 1976, entrando poi in consiglio comunale a Bolzano quattro anni più tardi e venendo eletta ininterrottamente per tutte le tornate elettorali successive. «SUD TIROL IST NICHT ITALIEN!» Il nome di Eva Klotz è una vera e propria bandiera per le comunità germanofone dell’Alto Adige. Nata nel 1953 in val Passiria, Eva è figlia di Georg Klotz, protagonista a partire dagli anni ‘50 di attentati terroristici in chiave anti italiana. la figlia ne era divenuta l’erede politica aderendo in un primo momento alla Sud Tirol Volkspartei (Svp) di Silvius Magnago ma abbandonando poi questa formazione, ritenuta troppo conciliante con il governo di Roma. La Klotz aveva in seguito formato il movimento Sud Tiroler Freiheit. Tra le iniziative per cui la nuova sigla si è resa celebre c’è la collocazione in tutti i valichi di frontiera tra Italia e Austria di cartelli con la scritta «Sud Tiroler ist nicht Italien!» («l’Alto Adige non è Italia»). Nel 2007 Eva aveva scritto una letter alla rai chiedendo che non fossero definiti «italiani» gli atleti altoatesini che partecipavano a Olimpiadi o campionati del mondo con i colori dell’Italia. Il 17 novembre ha rassegnato le dimissioni dal consiglio provinciale di Bolzano.

da: http://bandabassotti.myblog.it/2017/05/02/per-rinfrescarvi-la-memoria-ecco-eva-klotz-la-politica-che-ha-urlato-per-40-anni-il-suo-slogan-il-sud-tirolo-non-e-italia-ma-ora-che-deve-intascare-il-vitalizio-doro-e-un/

Carabinieri e Polizia in rivolta contro la casta: “altro che scorta, ci fanno fare i camerieri – Vergogna”

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Carabinieri e Polizia in rivolta contro la casta: “altro che scorta, ci fanno fare i camerieri – Vergogna”

Carabinieri e poliziotti in rivolta: “Più che le scorte facciamo i camerieri”

Poliziotti e carabinieri delle scorte ormai sono ridotti a fare i camerieri o i tassisti. “Le scorte le facciamo con le macchine che abbiamo. Quando non ci sono quelle blindate, utilizziamo le solite. Vecchie, alcune con oltre centotrentamila chilometri, che per forza di cose bisogna distogliere a coppia dal controllo del territorio per supplire alla mancanza di vetture per i servizi di protezione”. A denunciare questa situazione al Tempo sono Andrea Cardilli, delegato Cocer, e Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. “Oggi purtroppo assistiamo, in modo particolare a Roma – dice Pianese – a un sistema di effettuazione delle scorte che spesso non rispetta lecaratteristiche operative e di sicurezza. Le scorte vengono infatti utilizzate derogando ai livelli di sicurezza e in questo modo chi avrebbe diritto alla macchina blindata viene invece scortato con una autovettura non protetta, chi avrebbe diritto per il livello di minacce a due auto di scorta ne riceve solo una, facendo assomigliare sempre più il servizio di scorta a un taxi”.

Quando le auto blindate mancano, sottolinea Cardilli, e “a dispetto di quanto impone il protocollo, si prendono quelle normali. Il che implica anche un maggior numero di uomini impiegati, considerato che a bordo di ogni macchina ce ne sono tre. Spesso c’è un eccesso di scorte e si va con le Punto”, “se le auto protette non sono disponibili, bisogna prendere due macchine normali, per questioni di sicurezza. Il che significa più uomini e mezzi impiegati per lo stesso servizio”. Ma sei militari impiegati in una scorta vanno a inficiare sui reparti di appartenenza.

Per il segretario generale del Sap Gianni Tonelli la “Spending review si è abbattuta su tutto l’apparato della sicurezza escludendo miracolosamente il settore scorte. Non si tratta di essere populisti, il servizio di scorta è indispensabile, qualificato è rischioso ma i numeri non tornano”.

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13204545/carabinieri-poliziotti-in-rivolta-piu-che-le-scorte-facciamo-camerieri.html