Scandalo Unicredit – Scusate, ma la Boschi non doveva querelare De Bortoli? Perchè non l’ha fatto ancora? Un’altra bugia? …Semplice, non può farlo. Ghizzoni sarebbe convocato come testimone, e se parla…

 

Unicredit

 

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Scandalo Unicredit – Scusate, ma la Boschi non doveva querelare De Bortoli? Perchè non l’ha fatto ancora? Un’altra bugia? …Semplice, non può farlo. Ghizzoni sarebbe convocato come testimone, e se parla…

 

Maria Elena Boschi non querela Ferruccio de Bortoli per far tacere Federico Ghizzoni, l’ex ad Unicredit

 

È stato l’avvocato Paola Severino, suo legale, a consigliare a Maria Elena Boschi di non querelare Ferruccio de Bortoli per le rilevazioni contenute nel libro Poteri forti. Per una ragione molto semplice: se lo avesse fatto, Federico Ghizzoni sarebbe stato convocato dal giudice come testimone. E non avrebbe potuto sottrarsi. A quel punto si sarebbe arrivati per forza al chiarimento che per ora non c’è: Ghizzoni conferma quanto ha detto a de Bortoli (smentendo Boschi), cioè che l’ex ministro gli avrebbe chiesto di interessarsi di Banca Etruria per una possibile acquisizione, oppure no? Senza contare che quanto scritto dall’ex direttore del Corriere della Sera, per quanto politicamente pesante, è dubbio che possa essere considerato diffamatorio. Quindi, rischierebbe di perdere l’eventuale processo.

Il caso, però, continua a tener banco. Ieri Ghizzoni ha rotto il silenzio in un colloquio con Repubblica, dicendo di essere disposto a parlare, ma solo davanti alla commissione di inchiesta sulle banche (che peraltro ha poteri equiparati a quelli della magistratura). «Se mi convocheranno», ha detto a Repubblica, «parlerò alla commissione d’inchiesta: in Parlamento, non sui giornali, risponderò ovviamente a tutte le domande che mi faranno», spiegando che «adesso non parlo, perché non si può mettere in mano a un privato cittadino la responsabilità della tenuta di un governo». E poi, ha aggiunto, «è un caso della politica, sarebbe dovere e responsabilità della politica risolverlo». Parole che suonano quasi come un invito a essere ascoltato.

Solo che la commissione d’inchiesta sulle banche non esiste ancora. Ma dovrebbe vedere la luce a breve. Il 24 maggio è previsto che l’Aula della Camera dei deputati la istituisca. Dopo di che i gruppi dovranno indicare i componenti, dovrà essere eletto un presidente. Solo allora verrà formato un calendario dei lavori, con l’elenco delle audizioni. A quel punto, se l’opposizione lo chiede, Ghizzoni verrà sentito? Non è detto, perché ogni richiesta va votata. Se la maggioranza volesse, potrebbe bocciare la proposta. Per quanto, si dice tra i dem, sarebbe politicamente complicato rifiutarsi di sentire l’ad di Unicredit. Ci sarebbe un’altra via, più veloce, indicata ieri dalla senatrice Cinzia Bonfrisco: che Ghizzoni venga ascoltato dalla Commissione Finanze del Senato. La senatrice, che fa parte della commissione, ha detto che lo chiederà formalmente. Anche se la commissione Finanze non ha gli stessi poteri di quella d’inchiesta.

Paolo Gentiloni, che si trova a Pechino, non ha voluto commentare. Interpellato dai cronisti, ha risposto che «qui la politica si è occupata di One Belt One Road, cioè la Via della Seta». A Roma, però, la bufera infuria. «Siamo sicuri», accusa Paolo Grimoldi della Lega Nord, «che l’audizione di Ghizzoni, con le solite mille scuse, verrà rimandata a tardo autunno, quando sarà già stata varata la legge di stabilità lacrime e sangue e non sarà più possibile cambiare la rotta attraverso il voto anticipato». Va all’attacco Mdp, con Roberto Speranza: «La posizione di Boschi è indifendibile. Se ha mentito al Parlamento deve dimettersi». E a Otto e Mezzo Miguel Gotor fa sapere che chiederanno «chiarimenti a Gentiloni»: «Come nel caso Consip, dove tra Lotti e Marroni uno dei due mente e tuttavia sono rimasti entrambi al proprio posto», anche in questo caso «qualcuno non ha detto la verità». Intanto de Bortoli dice di «non aver ricevuto finora alcuna querela» da parte della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. Beppe Grillo, sul blog, accusa: «Senza querela è evidente che la magistratura non potrà indagare e l’eventuale verità giudiziaria non verrà a galla: no querela, no party!».

Matteo Renzi, però, difende Boschi, sfidando il M5S e invitando a fare presto la commissione d’inchiesta sulle banche: «Boschi», ha scritto ieri nella e-news, «ha risposto con un post e ha confermato “dalla a alla zeta” ciò che ha già detto in Parlamento, affidando la pratica agli avvocati». Dopodiché, aggiunge, quando si comporrà la commissione d’inchiesta, per la quale il Pd «ha votato a favore e M5S contro», allora «si capirà finalmente di cosa parliamo, quando si tratta di banche e delle responsabilità della classe dirigente». Il M5S replica: «Renzi bluffa, prima ha perso oltre un anno di tempo al Senato e poi ha fatto in modo di spuntare le unghie all’organismo su capitoli chiave». In realtà, dietro alla linea di far quadrato attorno Boschi, al Nazareno sono preoccupati dalla piega che può prendere la vicenda. Il timore non è tanto che possa emergere qualcosa di penalmente rilevante, quanto che, se i grillini tengono alta la polemica e Ghizzoni parla, si ponga prima o poi un problema di opportunità politica. Categoria che lo stesso Renzi, in passato, ha più volte usato sia con esponenti di altri partiti, vedi il ministro Cancellieri, sia con quelli del Pd.

di Elisa Calessi

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12386143/maria-elena-boschi-non-querela-ferruccio-de-bortoli-per-far-tacere-federico-ghizzoni.html

Un pezzo storico – MARCO TRAVAGLIO: Vi racconto chi è la Boschi, una che in un parlamento serio potrebbe solo togliere la polvere !!

 

MARCO TRAVAGLIO

 

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Un pezzo storico – MARCO TRAVAGLIO: Vi racconto chi è la Boschi, una che in un parlamento serio potrebbe solo togliere la polvere !!

 

Marco Travaglio a tutto campo sul Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.

Se solo sei mesi fa le avessero vaticinato che un’avvocaticchia di 33 anni come lei sarebbe diventata ministro delle Riforme, dei Rapporti con il Parlamento e persino dell’Attuazione del programma, e avrebbe riformato la Costituzione con Verdini e Calderoli, Maria Elena Boschi si sarebbe messa a ridere. Anzi, a sorridere. Perché Lei non ride: Lei sorride. “Non cediamo alle provocazioni e ai ricatti e, con un sorriso, andiamo avanti”, ha dichiarato l’altro giorno nell’intervista settimanale a Repubblica: “I grillini arrabbiati sono venuti a chiedermi perché sorridessi in aula. In realtà il sorriso non è scherno né arroganza: è la convinzione che ce la possiamo fare e ce la faremo”. Le hanno detto di sorridere sempre e comunque, anche quando non c’è niente da sorridere. E lei sorride, anche quando dovrebbe scapparle da ridere per le corbellerie che dice. Tipo quando ha paragonato la svolta autoritaria del Renzusconi, ormai palese ai più, a “un’allucinazione”. O quando ha estratto dal dizionario delle citazioni una frase di De Andrè, una di Pratolini e una di Fanfani, aretino come lei e nano come B., che piace tanto anche al suo papà (“grande statista e riferimento per tante donne e uomini della mia terra, compreso mio padre”). Che diceva Fanfani? Che “le bugie in politica non servono”. Perbacco, che acume. Ci voleva proprio Fanfani – uno dei politici più bugiardi della storia – per elaborare un concetto così complesso, da ernia al cervello. Quando l’ha scoperto, monna Maria Elena s’è illuminata d’immenso, con tutta una serie di effetti collaterali.

Citiamo dalla telecronaca diretta su Repubblica di Sebastiano Messina, uno dei giornalisti più innamorati di Lei: “La fascinosa portabandiera del governo Renzi ha smesso di sorridere, ha socchiuso gli occhi e – per la prima volta – ha alzato la voce”. A quel punto “tutti si sono girati per vedere la ministra con gli occhi azzurri”. Lei ha perso “l’imbarazzata dolcezza” e le mani, “che teneva giunte per precisare il concetto, le apriva per scandire la vacuità fasulla dei suoi contestatori”. Infine, prodigio nel miracolo, “ha tirato fuori la citazione dalla tasca del suo tailleur-pantalone grigio argento”. E prossimamente, statene certi, estrarrà altre storiche frasi: “aprite la finestra ché fa caldo, come disse Bisaglia”, “ieri pioveva oggi invece fa sole, come ebbe a sottolineare Piccoli”, “quando ti prude la pancia non resta che grattarti, come suggerì Rumor”. E tutt’intorno si formerà una “ola” di consenso, accompagnata da un coro di “oooohhhh” di ammirato stupore, soprattutto fra i cronisti con la bocca a cul di gallina che quotidianamente narrano Tutta la Boschi Minuto per Minuto.

L’altro giorno riferivano che la piacente ministra “ha giocato ripetutamente con l’anello che porta all’anulare sinistro” (Corriere della sera), il che ha comprensibilmente “destato molta curiosità” (Repubblica ). Poi Dagospia dava conto delle sue ben dieci visite alla toilette di Palazzo Madama in poche ore, forse per conferire con Matteo, o forse per vomitare. Bruno Vespa, quando l’ha intervistata per Panorama , ne è uscito molto turbato, con la lingua di fuori: “Maria Elena Boschi assomiglia sempre di più alle nobildonne rinascimentali che lasciano beni e affetti perché rapite da una vocazione religiosa. Una Santa Teresa d’Avila che scolpita dal Bernini per Santa Maria della Vittoria, a Roma, acquista sensualità nel momento in cui la trafigge la freccia dell’estasi divina”. Rapita dal Vangelo secondo Matteo, “la bella avvocata toscana una vita privata non ce l’ha da quando Renzi l’ha portata al governo… Si sveglia prestissimo, alle 8 è in ufficio, stacca tra le 9 e le 11 di sera. Single per necessità, sogna una famiglia, ma adesso non può permettersela”. Una vita di stenti, tutta votata al sacrificio. La nuova Teresa d’Avila, anzi d’Arezzo, come l’originale ha pure le visioni mistiche (da non confondere con le allucinazioni). Infatti dichiara ogni due per tre che il nuovo Senato è “una risposta all’Europa” (che peraltro se ne frega) e “all’urlo lanciato dai cittadini”.

E qui, più che Teresa d’Avila, viene in mente Giovanna d’Arco che sentiva le voci: ogni sera, quando va mestamente a dormire, in ginocchio sui ceci, sola nella sua celletta arredata con un umile inginocchiatoio, ode l’urlo del popolo che implora: “Deh, Maria Elena, i senatori non li vogliamo eleggere noi: orsù, nominàteveli pure voi della Casta! E, già che ci siete, pure i deputati!”. Ragion per cui va ripetendo: “Dobbiamo mantenere l’impegno”, anche se non si capisce con chi, visto che nessun elettore ha mai saputo niente della riforma del Senato né chiesto ad alcuno di realizzarla. Poi concede: “Comunque sottoporremo le riforme al referendum: più aperti al confronto democratico di così…”. Non sa che il referendum non sarà una sua magnanima elargizione: è la naturale conseguenza del fatto che, al Senato, la cosiddetta riforma rischia di non avere nemmeno la maggioranza semplice, figurarsi i due terzi.

Forse un giorno il papà fanfaniano, appena promosso vicepresidente della Banca Etruria (ribaltando la figura dei figli di papà in quella dei papà di figlie), le parlerà anche dei padri costituenti, che impiegarono quasi due anni per scrivere i 139 articoli della Costituzione.

Mentre l’avvocaticchia di Arezzo, che alla Costituente avrebbe a stento levato la polvere dai davanzali, vorrebbe approvarne 47 in dieci giorni. E chi obietta qualcosa, se è un presidente emerito della Consulta, è un “professorone” e un “solone”. Se è un oppositore in Senato, è “un ricattatore”. E se il capolavoro non passa, si va a votare: “la vita del governo è legata alle riforme costituzionali” (non sa che le Costituzioni non le riformano i governi, semmai i parlamenti, e comunque le Camere le scioglie il capo dello Stato, non lei). Poi spiega che il Boschiverdinellum “non contiene minacce per la democrazia”, tant’è che “se ne parla da trent’anni” (non dice da parte di chi, quando, come e de che, se si eccettuano Gelli e Craxi). Quanto ai deputati nominati con le liste bloccate dell’Italicum, niente paura: “il Pd farà le primarie” (e pazienza se alle Europee non le ha fatte e gli altri partiti non le faranno mai). Insomma, come diceva il piccolo grande Fanfani, le bugie in politica non servono: però aiutano. Ma forse è presto per credere che Santa Teresa d’Arezzo sia in malafede: forse parla semplicemente di cose più grandi di lei. Chissà che un giorno non s’imbatta in un’altra frase dell’Amintore, davvero poco consona con la rottamazione: “Si può essere bischeri anche a vent’anni”. Figuriamoci a trentatrè.

Ghizzoni rifiutò di salvare Etruria per Boschi e il governo bloccò le detrazioni che servivano a Unicredit. Arrivarono solo quando cambiò l’Ad. Coincidenze?

 

Ghizzoni

 

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Ghizzoni rifiutò di salvare Etruria per Boschi e il governo bloccò le detrazioni che servivano a Unicredit. Arrivarono solo quando cambiò l’Ad. Coincidenze?

 

E’ una storia vecchiotta, ma Il Fatto Quotidiano ha notato subito la strana coincidenza.

All’indomani del “fatal rifiuto” da parte di Ghizzoni, il Governo di Renzi e della Boschi bloccò le detrazioni che così tanto servivano a Unicredit…

Furono sbloccate solo quando cambiò Amministratore Delegato…

Coincidenze? Io non credo, direbbe un noto personaggio della Tv…

…Ehm, sig.ra Sottosegretaria, scusi il disturbo, volevamo solo rammentarle una cosa: SI È DIMENTICATA CHE DOVEVA QUERELARE DE BORTOLI? …Sa, sono cose che possono sfuggire, tipo abbandonare la politica in caso di sconfitta al Referendum.

 

Sottosegretaria

 

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…Ehm, sig.ra Sottosegretaria, scusi il disturbo, volevamo solo rammentarle una cosa: SI È DIMENTICATA CHE DOVEVA QUERELARE DE BORTOLI? …Sa, sono cose che possono sfuggire, tipo abbandonare la politica in caso di sconfitta al Referendum.

Articolo pubblicato 3 settimane fa… Ma di querela manco a parlarne. Certo che davanti ad un Giudice, sotto giuramento, De Bortolo dovrebbe dire la verità, tutta la verità, nientaltro che la verità. E la verità può far male…

…………..

Riprendiamo l’amletico dubbio che Riccardo Fraccaro manifesta dalla sua pagima Facebook. Qualcuno sa a che ora Maria Etruria Boschi deposita la querela contro De Bortoli sull’affare Unicredit?

Qualcuno sa a che ora Maria Etruria Boschi deposita la querela contro De Bortoli sull’affare Unicredit? Perché è dalla scorsa settimana che la Sottosegretaria ha promesso azioni legali, senza però che ve ne sia ancora traccia alcuna. L’annuncite cronica che caratterizza il Pd si manifesta ancora una volta, svelando i veri termini della vicenda: siamo di fronte all’ennesimo conflitto del Partito D’interessi.

È grave che un Ministro della Repubblica si attivi per una banca in particolare, è ancor più grave che cerchi di vendere la banca di famiglia. Ed è gravissimo che agisca in palese conflitto di interessi e neghi di averlo fatto, mentendo ai cittadini di fronte al Parlamento. Se quelle di un giornalista come Ferruccio De Bortoli sono solo accuse diffamatorie inventate di sana pianta, perché Boschi non lo querela? Evidentemente ha paura che venga sancita la verità dei fatti. Il Pd è solo chiacchiere e conti in banca.

R. Fraccaro

Nel dubbio che la nostra Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel Governo Gentiloni, oberata dagli impegni, la cosa sia sfuggita, glie lo ricordiamo.

D’altra parte la Sig.Ra Boschi è molto distratta…

Tipo quando dichiara che in caso di sconfitta al Referendum, come Renzi, si sarebbe ritirata dalla politica…

Caso Boschi, Ghizzoni fa tremare il Governo: “se convocato in parlamento risponderò a tutte le domande” …e sembra proprio una minaccia!

Ghizzoni

 

 

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Caso Boschi, Ghizzoni fa tremare il Governo: “se convocato in parlamento risponderò a tutte le domande” …e sembra proprio una minaccia!

 

 

Unicredit-Etruria, Federico Ghizzoni: “Non potete affidarmi la tenuta del governo, parlerò in Parlamento”. Una conferma: la Boschi è ko

“Se mi convocheranno parlerò alla commissione d’inchiesta. In Parlamento, non sui giornali. Risponderò ovviamente a tutte le domande che mi fanno”.

Così Federico Ghizzoni, l’ex ad Unicredit tirato in ballo da Ferruccio de Bortoli nel suo libro come l’uomo a cui Maria Elena Boschi chiese di valutare l’acquisto di Banca Etruria.

L’uomo che con una sua parola può distruggere il futuro politico della sottosegretaria. L’uomo che – ora lo ha detto chiaramente – parlerà se convocato dalla commissione d’inchiesta.

E ancora, ha aggiunto: “Adesso non parlo, perché non si può mettere in mano a un privato cittadino la responsabilità della tenuta di un governo – si è sfogato con Repubblica -. È un caso della politica, sarebbe dovere e responsabilità della politica risolverlo”, ha aggiunto.

Parole che, proprio come quelle consegnate alla vigilia al Corriere della Sera, sembrano soltanto confermare quanto scritto da De Bortoli (e, a tal proposito, paiono decisive le parole sulla “tenuta del governo”).

Ghizzoni, insomma, sembra confermarlo: se parlo crolla il governo.

Ma tant’è. L’ex ad Unicredit continua a volare basso.

A tenersi lontano dalle polemiche: “Qualsiasi cosa dicessi ora, sarebbe strumentalizzata da una parte politica contro l’altra, e contro di me. Oltre poi al fatto che quando studiavo da banchiere mi hanno insegnato che la reservatezza è una virtù”.

Ma quella riservatezza potrebbe essere rotta in Parlamento, con conseguenze, ad oggi, imprevedibili.

Fonte: Qui

Etruria, altra bomba. “La Boschi non fu l’unico ministro che si mosse…”

Etruria

 

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Etruria, altra bomba. “La Boschi non fu l’unico ministro che si mosse…”

 

Il caso-Boschi divampa, sui giornali e nelle aule parlamentari, ma intanto viene fuori che l’allora ministro delle Riforme non fu l’unica che probabilmente si mise in azione per provare a salvare quella banca a cui vertici sedeva il papà. Dopo le rivelazioni di Ferruccio De Bortoli, nel suo libro “I poteri forti (o quasi”, nel quale dà conto di richieste della Boschi all’allora amministratore di Unicredit, Ghizzoni, affinché acquisisse Etruria, oggi La Stampa racconta che nelle settimane che precedettero il commissariamento dell’istituto di credito toscano, un altro influente membro del governo chiese alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper) di valutare un intervento in favore della banca aretina.

Lo scoop della “Stampa”: “Un ministro chiese di salvare Etruria”

Secondo il quotidiano torinese, agli inizi del 2015 un alto esponente del governo guidato allora da Matteo Renzi contattò i vertici di Bper e chiese la disponibilità della popolare modenese a intervenire in favore di Banca Etruria. “Quello stesso giorno e il successivo l’episodio viene riportato ad alcuni ex esponenti aziendali di Etruria, ai quali i vertici di Bper erano legati da una lunga consuetudine in virtù anche della comune appartenenza alla galassia delle banche popolari. D’altra parte, proprio Bper era stata una delle candidate a prendersi Etruria, della quale conosceva benissimo sia le potenzialità che i problemi, spiega una delle fonti interpellate. L’ultimo tentativo risaliva a qualche mese prima, quando la pressione di Bankitalia per aggregare Etruria si era fatta più forte ma Bper aveva dovuto lasciare il passo alle insistenze della Popolare di Vicenza di Gianni Zonin, preferita da via Nazionale, che tra maggio e giugno sembrava pronta a lanciare un’opa poi mai concretizzata”, scrive La Stampa.

«Nessuna pressione per Etruria, ma solo l’esame del dossier»

Niente pressioni, ma guardammo il dossier Etruria, commentano oggi vertici della Popolare. Ma il caso Boschi-Bortoli si inserisce perfettamente in questa ricostruzione, su cui il quotidiano di Torino fornisce anche altri dettagli: “Lorenzo Rosi, presidente di Etruria dal 2014 fino al commissariamento, avrebbe incontrato Ghizzoni per sottoporre una possibile acquisizione da parte di Unicredit. Rosi, tramite il suo legale, conferma l’incontro ma lo retrodata di qualche settimana – a novembre e non a gennaio – e lo colloca presso la sede di Unicredit in piazza Gae Aulenti. Qualche giorno prima, il 5 novembre, la Boschi aveva partecipato alle celebrazioni dei 15 anni di Unicredit. A combinare l’appuntamento tra Rosi e Ghizzoni, si spiega, sarebbe stata Mediobanca, allora consulente di Etruria (da agosto 2014) per la trasformazione in spa e per la ricerca di un partner”. Mediobanca, però, fa sapere di «non aver avuto nessun ruolo nell’incontro e di non esserne stata a conoscenza».

Il 20 gennaio del 2015 poi il governo Renzi annuncia la riforma delle banche popolari con l’obbligo di trasformazione in spa. Etruria, già da tempo, aveva deciso di anticiparla trasformandosi in società per azioni.

 

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/05/etruria-altra-bomba-la-boschi-non-fu-lunico-ministro-che-si-mosse/

 

Sul nuovo scandalo Boschi-Unicredit perchè Ghizzoni non chiarisce tutto? Segreto bancario? Non facciamoci prendere in giro: è semplice, violerebbe il segreto se confermasse, non se smentisse… E allora?

Ghizzoni

 

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Sul nuovo scandalo Boschi-Unicredit perchè Ghizzoni non chiarisce tutto? Segreto bancario? Non facciamoci prendere in giro: è semplice, violerebbe il segreto se confermasse, non se smentisse… E allora?

 

La Boschi ha davvero chiesto a Federico Ghizzoni, all’epoca amministratore delegato di Unicredit, di acquisire Banca Etruria?

Sarebbe la prova del suo conflitto di interesse. Sarebbe la prova delle sue ingerenze nello scandalo banche. Sarebbe soprattutto la prova che ha detto sempre menzogne.

Ma per il momento a sostenerlo è solo Ferruccio De Bortoli. Che fa nomi e cognomi dall’alto della sua professionalità e serietà, ma che non prova quello che dice.

Insomma è la parola di De Bortoli contro quella della Boschi (Oddio, la parola di una che dichiara pubblicamente che in caso di sconfitta al referendum si sarebbe ritirata dalla politica per poi incollare il culo alla prima poltrona che le hanno offerto… ma questa è solo un’illazione).

Dicevamo, solo la parola di De Bortoli contro quella della Boschi…

Ma forse no. C’è anche la parola di Ghizzoni.

E per chi non è del tutto stupido, Ghizzoni ha già detto TUTTO.

Sì, ha già detto chiaramente TUTTO

Un Banchiere serio mantiene il segreto. Si chiama segreto bancario, giusto?

Ma Ghizzoni violerebbe il segreto se confermasse i rapporti avuti con la Boschi.

Quale segreto, invece, svelerebbe se smentisse? Nessuno, potrebbe farlo tranquillamente…

E allora?

Nessuna smentita…

Capite allora perchè Ghizzoni, proprio col suo silenzio, ha già detto TUTTO?

By Eles

Banca Etruria, De Bortoli sfida la Boschi: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”

Banca Etruria

 

 

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Banca Etruria, De Bortoli sfida la Boschi: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”

 

“Io quello che sapevo l’ho scritto. E per carità, ho più di 160 processi sono abbastanza abituato a difendere quello che scrivo e quindi sono tranquillo”. Ferruccio de Bortoli risponde così a Ilfattoquotidiano.it, respingendo i dubbi sulla sostenibilità in sede giudiziaria delle notizie riportate dal suo Poteri forti (o quasi) in uscita con la Nave di Teseo. “Mi auguro – ha aggiunto nel corso dell’incontro di presentazione del libro – che quello dell’ex ministro Boschi non sia solo un annuncio e che la querela ci sia”, dice all’indomani della pubblicazione degli stralci del libro in cui si racconta di come il ministro avrebbe chiesto l’intervento di Unicredit al capezzale di banca Etruria.

“Usciamo dalle ipocrisie, è normale che il Governo si preoccupi di una banca in crisi, ma un conto è occuparsene, diverso sarebbe se fossero state esercitate delle pressioni”. Una volata ai Cinque Stelle? “Non è così, ma se dovessero vincere dovranno dimostrare di essere all’altezza”. Paolo Mieli, editorialista ed ex direttore del Corriere, intervenuto alla presentazione del libro, aggiunge: “Auspico un chiarimento da parte di Ghizzoni. Mi auguro di leggere domani un’intervista, possibilmente al Corriere, in cui il banchiere circostanzi la vicenda”.

 

Fonte e Video:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/10/de-bortoli-sono-un-collezionista-di-querele-spero-di-ricevere-quella-della-boschi/3576231/

Marco Travaglio: “Il copione della vergogna”

Marco Travaglio

 

 

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Marco Travaglio: “Il copione della vergogna”

 

 

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Due fatti, freschi di giornata – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 10 maggio 2017, dal titolo “Il copione della vergogna”.

1) Nel suo libro Poteri forti (o quasi) (Rizzoli), l’ex direttore del Corriere e del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli rivela che nel 2015 una ministra chiese all’amministratore delegato di una grande banca quotata in Borsa, Unicredit, di acquistare la banchetta decotta di Arezzo, la Etruria vicepresieduta dal di lei padre, multato da Bankitalia e indagato dalla Procura per averla male amministrata.

2) Il pm di Napoli che ha avviato le indagini sul padre e alcuni stretti collaboratori dell’ex premier, dopo vari attacchi calunniosi, viene trascinato dinanzi al Csm da un procedimento disciplinare promosso dal Pg della Cassazione a cui il governo dell’ex premier ha appena allungato la carriera, prorogandogli l’età pensionabile; il procuratore capo di Napoli invece viene spedito anzitempo a casa da un decreto dell’ex premier che gli anticipa l’età pensionabile; l’indagine di Napoli viene trasferita a Roma, con i ritmi da ponentino tipici del luogo; e il capitano del Noe che l’ha coordinata viene indagato per falso in atto pubblico a Roma per uno scambio di persona nell’informativa.

Immaginate che accadrebbe se i protagonisti di questi due fatti fossero Silvio Berlusconi e una sua ministra: avremmo (giustamente) le piazze piene di manifestanti contro l’abuso di potere, l’uso privato di pubbliche funzioni, il familismo amorale e l’attacco all’indipendenza della magistratura. Invece la protagonista del primo fatto è Maria Elena Boschi, ex ministra delle Riforme del governo Renzi, ora sottosegretaria del governo Gentiloni: tutti zitti. Cuore di figlia: cosa non si fa per salvare il papà. L’ex premier che ha fatto attaccare dai suoi il pm Henry John Woodcock e gli altri inquirenti napoletani, rei di avere scoperto il ruolo di suo padre Tiziano e del suo ministro Luca Lotti nello scandalo Consip, poi ha allungato la carriera del Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo mentre anticipava la fine di quella del procuratore di Napoli Giovanni Colangelo, poi ha esultato per l’incriminazione del capitano Giampaolo Scafarto e ora vede finire al Csm Woodcock, è Matteo Renzi: tutti zitti. Cuore di figlio: cosa non si fa per salvare il babbo.

Si ripete paro paro il vecchio copione collaudato nel biennio di Tangentopoli e nel ventennio berlusconiano: un pm scopre reati dalle parti del governo e subito finisce nel fuoco incrociato di attacchi politico-mediatici, ispezioni ministeriali, azioni disciplinari, procedimenti di trasferimento d’ufficio, tentativi di scippare l’inchiesta per trasferirla a Roma o in altri lidi più placidi e ameni. La differenza tra ieri e oggi è che i punti di resistenza sono scomparsi. Ai tempi di B. c’erano alcuni giornali, intellettuali e programmi tv che denunciavano i fatti, una parte di opinione pubblica informata e dunque indignata che scendeva in piazza trascinandovi un’opposizione tremebonda e consociativa, una magistratura piuttosto compatta a difesa delle prerogative costituzionali, un Csm non proprio prono ai diktat del governo. Ora che il pericolo viene dal centrosinistra, complice il lungo martellamento di Napolitano contro le Procure più attive, non si muove una foglia. Oggi l’azione disciplinare contro quel discolo di Woodcock, che ha avuto l’ardire di indagare sui cari di Renzi, non la sferra più il ministro della Giustizia, come facevano i vari Biondi, Mancuso e Castelli agli ordini di B. (il Guardasigilli Andrea Orlando ha respinto le pressioni renziane in tal senso e, in un’intervista al Fatto, ha avvertito l’ex premier che, se vuole colpire i magistrati, deve trovarsi un altro ministro): la promuove direttamente un magistrato, il Pg della Cassazione, pochi mesi dopo il decreto contestatissimo (anche dall’Anm) che ha esentato lui e poche altre supertoghe (ma non il procuratore di Napoli) dal pensionamento anticipato. Lo stesso Ciccolo aveva già dato ottima prova di sé nel 2007 contro il pm Luigi de Magistris, impegnato a Catanzaro in inchieste sgradite ai politici e a Napolitano; e soprattutto nel 2012, quando Napolitano, su richiesta dell’indagato Mancino, tentò d’interferire nelle indagini di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano scrisse al Pg Ciani e al suo vice Ciccolo di assecondare le richieste di Mancino, che puntava al trasferimento dell’indagine e al quale il consigliere giuridico del Colle confidò: “Ho parlato sia con Ciccolo che con Ciani: hanno voluto la lettera così fatta per sentirsi più forti”. Fu persino convocato il procuratore antimafia Piero Grasso, che però rifiutò di avocare l’inchiesta perché non ne aveva il potere e non ne ricorrevano i presupposti.

Ora tocca a Woodcock: Ciccolo lo accusa di “grave scorrettezza” e “indebita interferenza” nelle indagini romane su Consip. E non per un’intervista, che peraltro sarebbe stata giustificata, anzi doverosa per chiarire la sua posizione e difendere l’ordine giudiziario, viste le calunnie di cui era bersaglio. Ma per alcune frasi scambiate con colleghi e riportate da Repubblica che smentivano le menzogne di giornali e politici sulla sua “guerra” ai pm romani e sul suo ruolo di “mandante” dell’errore del capitano Scafarto. Frasi che non interferiscono affatto nel lavoro della Procura di Roma e non rivelano alcun segreto d’indagine. Dunque – lo diciamo chiaro e tondo, anche in perfetta solitudine – quest’azione disciplinare non sta né in cielo né in terra, come dimostrano gli infiniti precedenti di pm coraggiosi (Woodcock compreso) trascinati davanti al Csm e poi prosciolti per aver detto la verità. Piercamillo Davigo, che di simili rappresaglie ne ha subìte parecchie sulla sua pelle, ripete spesso: “Non ce l’hanno con noi per quello che diciamo, ma per quello che facciamo”.

Da: Il Fatto Quotidiano.

Lo scandalo Unicredit e la banca di papà Boschi …ora capite perché il Pd non ha MAI fatto una vera legge contro il conflitto di interessi?

 

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Lo scandalo Unicredit e la banca di papà Boschi …ora capite perché il Pd non ha MAI fatto una vera legge contro il conflitto di interessi?

 

Lo scandalo Unicredit e la banca di papà Boschi #Boschidiccilaverità

 

È gravissimo quanto scritto da Ferruccio De Bortoli nel suo ultimo libro. Se corrispondesse al vero, il sottosegretario Maria Elena Boschi dovrebbe immediatamente dimettersi.
Il M5S lo ha sempre detto: sul dossier banche e risparmio i conflitti di interessi in seno al governo Renzi hanno minato la sua capacità di intervenire in modo equo e corretto. Adesso la storia delle pressioni sull’ex amministratore delegato Unicredit Federico Ghizzoni, da parte dell’allora ministra per i Rapporti con il Parlamento, affinché Piazza Gae Aulenti salvasse Etruria, la banca di papà Pier Luigi, è la scossa che abbatte un castello di bugie cui non abbiamo mai creduto.

Non ci siamo mai bevuti la balla dell’ex premier Renzi, secondo cui il suo governo si è sempre comportato in modo sereno sulla questione banche. E men che meno ci siamo bevuti le fandonie della stessa Boschi che diceva di non essersi mai occupata dell’istituto di famiglia. Ha pure mentito di fronte al Parlamento e agli italiani, quando è venuta a rispondere in aula alla mozione di sfiducia del M5S.

Dopo aver saputo che Boschi padre si era rivolto a faccendieri della risma di Flavio Carboni per trovare un direttore generale dell’istituto e leggendo, anche sul libro di De Bortoli, dell’influenza di ambienti massonici sulla banca dei Boschi’s, non possiamo che ribadire quanto sosteniamo da anni: il governo ‘Renziloni’ non è adeguato a mandare avanti il Paese in un momento così difficile, anche in considerazione del peso enorme che la sottosegretaria, a colpi di circolari accentratrici, continua ad avere nell’esecutivo attuale.

La misura è colma, non ne possiamo più. Di fronte alla crisi in cui versa il mondo del credito, di fronte alle paure dei risparmiatori, di fronte ai drammi degli investitori colpiti dal salva-banche, non è accettabile vedere, secondo quanto si legge, un ministro che utilizza la propria posizione per brigare sottobanco allo scopo di salvare gli affari di famiglia. Boschi vada a casa o faremo di tutto per mandarcela noi. E valuteremo anche possibili azioni sul fronte giudiziario.

 

fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/05/lo_scandalo_unicredit_e_la_banca_di_papa_boschi_boschidiccilaverita.html