Quanto ci costa (a noi contribuenti, non a loro) un seggio sicuro per gli amici di Renzi? Dagospia ha fatto i conti: 5,5 MILIARDI vadauno – tanto vale la concessione autostradale in Alto Adige (dove si candida la Boschi). E tanto ci è costato il salvataggio di Montepaschi (a Siena si presenta Padoan)…

 

Renzi

 

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Quanto ci costa (a noi contribuenti, non a loro) un seggio sicuro per gli amici di Renzi? Dagospia ha fatto i conti: 5,5 MILIARDI vadauno – tanto vale la concessione autostradale in Alto Adige (dove si candida la Boschi). E tanto ci è costato il salvataggio di Montepaschi (a Siena si presenta Padoan)…

 

UN SEGGIO SICURO PD COSTA (AI CONTRIBUENTI) 5,5 MILIARDI – TANTO VALE LA CONCESSIONE AUTOSTRADALE IN ALTO ADIGE (DOVE SI CANDIDA MARIA ETRURIA BOSCHI). E TANTO E’ COSTATO IL SALVATAGGIO PUBBLICO DEL MONTEPASCHI (A SIENA SI PRESENTA PADOAN)

Non c’ è dibattito tv in cui, parlando di programmi elettorali, alla fine non spunti la domanda sui costi delle promesse. Abolire la Fornero? Sì, ma quanti soldi servono?

Ridurre le tasse a una sola aliquota, magari del 15 per cento? Ok, ma il denaro dove lo troviamo? Aumentare le pensioni al minimo? Fantastico, ma se l’ Inps è già in deficit, come si fa?

L’ elenco naturalmente potrebbe continuare, perché la fantasia dei leader politici in campagna elettorale spazia dai bonus agli incentivi, senza farsi mancare nulla. Tuttavia il problema non sono le promesse, che in buona parte non sono realizzabili per totale mancanza di fondi, ma ciò che i partiti e il governo hanno già speso proprio in vista del voto del 4 marzo.

Infatti, non ci sono solo le balle che si raccontano agli elettori per invogliarli a votare un partito o un candidato. Ci sono anche le marchette elettorali, quelle operazioni fatte tenendo un occhio agli sbandierati interessi della collettività e un altro alla ricaduta che potrebbero avere i provvedimenti decisi al momento del voto. Non stiamo parlando solo dei famosi 80 euro prima delle elezioni europee o del più recente contratto degli statali, che – quando si dice il caso – garantirà aumenti di stipendio proprio con la busta paga di febbraio.

No, stiamo alludendo a qualcosa di più subdolo, che adesso vi spieghiamo subito. Prendete per esempio il caso di Maria Elena Boschi, la cocca del segretario del Pd. Dopo la vicenda di Banca Etruria, trovare un collegio che se ne facesse carico era diventato un problema. Di candidarla in Toscana, cioè a casa sua, dove tutti la conoscono, non c’ era neanche da parlarne, perché da quelle parti gli elettori che hanno visto andare in fumo i propri risparmi sono tanti e si rischiava una rivolta anche tra i compagni.

A qualcuno dunque era venuta l’ idea di farla emigrare in Campania, dalle parti di Ercolano, dove il Pd renziano andrebbe alla grande. Ma è bastato parlarne per far insorgere i militanti, per cui anche da quelle parti la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio si è trovata le porte sbarrate.

Che fare, si devono essere chiesti dalle parti del Nazareno? E allora ecco spuntare l’ idea risolutiva: spedirla in Alto Adige, sotto l’ ala protettiva della Südtiroler Volkspartei, il partito altoatesino da sempre alleato del centrosinistra che in cambio, come è noto, ha fatto più di una concessione alla Provincia autonoma. Certo, l’ ex ministra delle riforme è un boccone difficile da mandar giù anche per la Svp, perché il flop della revisione costituzionale, ma soprattutto le polemiche relative alla banca di cui era vicepresidente il padre, non sono cose che si dimenticano in fretta.

Tuttavia i sudtirolesi non potevano scordarsi del regalo che proprio pochi mesi fa il governo Gentiloni ha fatto a Trento e Bolzano. A novembre, con un emendamento al decreto fiscale, alla società che gestisce l’ autostrada del Brennero è stata generosamente garantita la proroga trentennale della concessione. Nessuna gara, nessun bando, ma un semplice protocollo d’ intesa fra ministero e i presidenti delle due Province. I quali, ovviamente, sono anche quelli che indicano i vertici. Insomma, invece di essere privatizzata, l’ autostrada è rimasta in famiglia e anche gli utili, di cui ovviamente gode il Trentino Alto Adige.

Due mesi fa il senatore di Forza Italia, Lucio Malan , calcolò che il dono valesse 5,5 miliardi, senza contare l’ indotto politico. Vi sembrano troppi tutti questi soldi per un seggio? Forse, ma qualcuno deve aver pensato che per impedire la caduta della Boschi non si dovesse badare a spese.

Anche dalle parti di Siena c’ è un’ altra operazione che ai contribuenti è costata un occhio della testa e, guarda caso, anche da quelle parti verrà candidato l’ uomo che ci ha messo la faccia, ovvero il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, colui che ha licenziato il precedente amministratore delegato Fabrizio Viola. L’ ad voleva fare in fretta e chiudere la partita della ricapitalizzazione prima del referendum del 2016, ma la botta per il governo sarebbe stata grossa. Così si decise di rinviare.

Quanto sia costata l’ attesa è noto: subito 4 miliardi, che naturalmente ha dovuto mettere lo Stato, cioè i contribuenti, e che poi sono diventati 5,5. E, quando si dice la coincidenza, il ministro che ha seguito l’ operazione andrà a chiedere il voto proprio ai senesi, pur essendo romano, emigrato per anni in giro per il mondo. Attenzione, non si tratta di voto di scambio, che in questo caso non c’ entra nulla, ma di una campagna elettorale dove per non essere spazzati via non si bada a spese. Con i soldi degli italiani.

fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/seggio-sicuro-pd-costa-contribuenti-miliardi-ndash-tanto-vale-165448.htm

Magnifico Marco Travaglio: “Professione pericolo” …dopo questo editoriale a gente come la Boschi e la Bonino, se avessero un po’ di dignità, non resterebbe altro da fare che contattare Cappato per farsi accompagnare in Svizzera…

Marco Travaglio

 

 

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Magnifico Marco Travaglio: “Professione pericolo” …dopo questo editoriale a gente come la Boschi e la Bonino, se avessero un po’ di dignità, non resterebbe altro da fare che contattare Cappato per farsi accompagnare in Svizzera…

 

“Professione pericolo”: editoriale di Marco Travaglio

A qualcuno parrà strano, ma vorremmo spezzare una lancia, ovviamente etrusca, per Maria Elena Boschi: qualcuno, per favore, le dica dove sarà candidata perché questo gioco dell’oca (absit iniuria verbis) fra la natia Toscana e la Basilicata, le Marche e la Lombardia, la Campania e il Lazio, la Sardegna e il Trentino Alto Adige rischia di umiliarla. È vero che i collegi blindati sono pochi e tutti li vogliono dunque nessuno la vuole. Però insomma, un po’ di rispetto non guasterebbe: è la Madre Ricostituente della Terza Repubblica, mica un pacco postale. Nelle ultime settimane, dopo i figuroni in Commissione banche, le cronache la sballottano tra Arezzo (dove non può più metter piede nemmeno col burqa), Firenze e Lucca, la catapultano chissà perché fra Pomigliano d’Arco ed Ercolano (Pompei no), la rimbalzano come una pallina da flipper dal Frusinate ad Ascoli Piceno, la palleggiano da Matera a Potenza, la destinano fra le brume brianzole e poi fra i nuraghe sardi, infine la paracadutano in quel di Bolzano (dove Renzi conta molto sui voti della minoranza tedesca che, parlando poco l’italiano, potrebbe non capire bene cosa dice). E lei ogni volta, secchiona com’è, si mette lì, curva sul suo desco a studiare gli usi e costumi locali, ma soprattutto i dialetti e gli accenti per sintonizzarsi con gli eventuali elettori. Ora se non le cambiano ancora destinazione, dovrà equipaggiarsi alla tirolese, divisa in panno verde, berretto con ponpon e stella alpina d’ordinanza, borraccia, piccozza, scarponcini, corde e ganci da arrampicata, per guidare l’ala rupestre del Giglio Magico.

A prescindere dal patetico caso umano, sarebbe interessante sapere come la mette il Pd col suo Statuto, che all’articolo 19 impone per i candidati al Parlamento una “selezione a ogni livello col metodo delle primarie o… con altre forme di ampia consultazione democratica” rispettose di “principi” come “la rappresentatività sociale, politica e territoriale dei candidati”, la “competenza” e “la pubblicità della procedura di selezione”. Ora la Boschi è certamente competente su almeno una materia: le interferenze per salvare banca Etruria (non a caso finita in bancarotta). Invece non risulta alcuna “pubblicità della procedura di selezione” del suo nome in Trentino Alto Adige. E neppure una sua “rappresentatività territoriale” in loco, a parte la celebre gita turistica a Madonna di Campiglio spacciata per “missione istituzionale”. Se però i suddetti principi, in un partito che si chiama democratico, sono traducibili in un semplice “decide tutto Renzi, fatevi i cazzi vostri”, va benissimo così.

Ciò che invece ci preoccupa, oltreché della Boschi, è la sorte di Emma Bonino. Brillantemente aggirato l’obbligo di raccogliere le firme per presentare la lista +Europa grazie all’annessione di Tabacci, ora deve risolvere un altro problema ancor più seccante: come aggirare l’obbligo di raccogliere voti per essere eletta. Che poi è lo stesso rovello che affligge la Boschi, ma con una complicazione. La Boschi è candidata nel Pd, partito che – se non scende ancora – lo sbarramento del 3% dovrebbe proprio superarlo: quindi, se non passa nell’uninominale, avrà fino a 5 paracadute nelle liste bloccate del proporzionale. Invece, nei sondaggi, la lista +Europa è ben sotto il 3%: nel proporzionale non eleggerebbe nessuno e la Bonino avrebbe un colpo solo da sparare, nel maggioritario e senza paracadute. Perciò, stando ai bene informati, avrebbe chiesto al Pd un collegio blindato per sé e qualcun altro per i fedelissimi, onde evitare di restare a casa (sarebbe la prima volta da 42 anni, dopo 8 legislature in Italia e 3 in Europa). Il guaio è che i collegi sicuri del Pd sono tutti sull’appennino tosco- emiliano: il Nord è tutto forzaleghista e il Lazio e il Sud sono a maggioranza M5S. E nelle due regioni rosse c’è la ressa di chi ama vincere facile.

Ora, che ad aprirsi il doppio paracadute (collegio blindato e proporzionale) siano partiti che non hanno votato questa lurida legge elettorale, passi. Ma che siano pure quelli che l’hanno votato e addirittura scritto, come il Pd e i suoi derivati, è davvero bizzarro. Ma come, Renzi non aveva assicurato il 20 ottobre che “col Rosatellum i cittadini potranno scegliere il proprio deputato e il proprio senatore perché ci sarà una scheda in cui si sa chi si elegge?”. Ed Ettore Rosato, autore del capolavoro, non aveva spiegato il 10 ottobre che “bisogna ridare fiducia agli elettori che sapranno scegliere fra le persone serie e i populisti”?

E allora tranquilli, compagni: anziché scervellarvi per trovare un paracadute a tutti, abbiate fiducia negli elettori e vedrete che tutto andrà per il meglio. I radicali, poi, si battono da sempre per il maggioritario secco all’inglese: un eletto per collegio e tutti gli altri a casa, vinca il migliore. “Noi radicali – dichiarava la Bonino il 20.7.2009 – siamo sostenitori del bipartitismo fondato sui collegi uninominali”. E il 3.10.2011 tuonava contro i sistemi elettorali che fanno scegliere i candidati “al potere oligarchico dei segretari di partito. Il collegio uninominale secco o a due turni è l’unica strada. I collegi dovrebbero essere come in Inghilterra di 85 mila elettori, per consentire un rapporto tra gli elettori e l’eletto”. Giusto: il bello dell’uninominale è il rischio, lo scontro diretto, spericolato, acrobatico, senza rete. Perciò non crediamo alle malelingue che vogliono la Bonino in fila col numeretto per un collegio blindato lontano da casa. Anzi siamo certi che, per coerenza con le grandi battaglie radicali, non accetterà né la Toscana né l’Emilia come una Boschi qualsiasi. Essendo di Bra, si candiderà senz’altro a Cuneo, “come in Inghilterra”, senza farsi paracadutare dal “potere oligarchico dei segretari di partito”. O no?

di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 24 gennaio

Il PD querela l’anziana signora, truffata di tutti i suoi risparmi, che aveva osato contestare Renzi. Invece De Bortoli ancora aspetta …Ma a me questa gente non fa proprio schifo. Mi fa schifo chi ancora li intende votare!

 

Renzi

 

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Il PD querela l’anziana signora, truffata di tutti i suoi risparmi, che aveva osato contestare Renzi. Invece De Bortoli ancora aspetta …Ma a me questa gente non fa proprio schifo. Mi fa schifo chi ancora li intende votare!

Vigliacchi – querelano l’anziana signora, truffata di tutti i suoi risparmi, che aveva osato chiamarli ladri. Invece De Bortoli ancora aspetta…

Il PD querela l’anziana signora, truffata di tutti i suoi risparmi, che aveva osato contestare Renzi. Invece De Bortoli ancora aspetta …Ma a me questa gente non fa proprio schifo. Mi fa schifo chi ancora li intende votare!

Banche, il Pd querela l’anziana che contestò Renzi alla festa dell’Unità di Bologna. Giusto per completare l’album delle figure di merda. De Bortoli, invece sta ancora aspettando.

Avete presente quegli esseri viscidi e meschini che quando trovano uno più piccolo di loro fanno i prepotenti, ma quando ne trovano uno più grosso si cagano sotto e fanno gli occhioni languidi? Ecco, così!

Alla vecchina “Voi avete rubato lo dice a sua sorella” si può dire. A De Bortoli mica hanno però detto “ipocrita, bugiardo con conflitto di interesse lo dici a tua sorella”…

E la gente se ne sta accorgendo. Renzi, Boschi & C. avevano ereditato da Bersani un partito al 40%. Oggi sono al 21%, ma è in piena caduta libera…

By Eles

 

È ufficiale: il ministro delle riforme sbagliate Boschi, che aveva dichiarato di lasciare la politica, ha mentito spudoratamente sul suo conflitto di interessi. Si è occupata attivamente di Banca Etruria del Padre, che ha truffato e rovinato la vita a migliaia di risparmiatori. Ma basta cazzeggiare. Avete visto che avevano ragione? Spelacchio è morto, mica vorrete affidare il Paese ai Grillini?

 

Boschi

 

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È ufficiale: il ministro delle riforme sbagliate Boschi, che aveva dichiarato di lasciare la politica, ha mentito spudoratamente sul suo conflitto di interessi. Si è occupata attivamente di Banca Etruria del Padre, che ha truffato e rovinato la vita a migliaia di risparmiatori. Ma basta cazzeggiare. Avete visto che avevano ragione? Spelacchio è morto, mica vorrete affidare il Paese ai Grillini?

 

Ghizzoni conferma che Boschi gli chiese di acquistare Etruria. E dice che ricevette una mail da Carrai (a che titolo?) sulla questione.

La Boschi ha mentito. Ha mentito spudoratamente, prendendo per i fondelli milioni di Italiani, tra cui tutti i truffati e ridotti in miseria da Banca Etruria della “persona perbene” alias Pier Luigi Boschi.

E parliamo di un ministro delle riforme che ogni volta che ha tentato di fare una riforma ha fatto una puttanata.

E parliamo del ministro che dichiarò pubblicamente cge se si perdeva il famoso referendum del 4 dicembre avrebbe abbandonato la politica… per poi attaccarsi con i denti alla poltrona.

Ma il problema è un altro.

Il problema è che “spelacchio” (l’albero di Natale di Roma della Raggi) è morto.

Come cazzo potete pensare di votare i grillini se non sono capèaci di fare un albero di Natale?

Ai posteri l’ardua sentenza, sperando che siano meno coglioni di noi!

 

By Eles

 

Travaglio vs Boschi: “Ha mentito – in un Paese serio la sua carriera politica finirebbe oggi!” …Ma a Travaglio sfugge un piccolo dettaglio: NON SIAMO IN UN PAESE SERIO…!

 

Travaglio

 

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Travaglio vs Boschi: “Ha mentito – in un Paese serio la sua carriera politica finirebbe oggi!” …Ma a Travaglio sfugge un piccolo dettaglio: NON SIAMO IN UN PAESE SERIO…!

Boschi vs Travaglio: “Lei mi odia”. “Ha mentito e in un Paese serio la sua carriera politica finirebbe oggi”

Polemica rovente a Otto e Mezzo (La7) tra la sottosegretaria Maria Elena Boschi e il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, in merito alla vicenda della Banca Etruria. Boschi accusa: “Il dottor Travaglio non contesta nel merito quello che faccio e non faccio per la mia attività politica, che a lui non piace. E’ noto, lo scrive sul suo giornale ogni due giorni e lo ha detto anche qui, dove spesso è ospite. Non può trasformare l’odio verso di me in una battaglia politica. Lui mi odia? Va bene, ma cerchi almeno di rispettare la verità dei fatti”. Gruber chiede a Travaglio se vuole chiarire i suoi “sentimenti” di antipatia, come ha denunciato Boschi. Travaglio ride e puntualizza: “Dei miei sentimenti non frega nulla a nessuno. Io faccio il giornalista, critico i politici quando penso che facciano male, li elogio quando penso che facciano bene. Era Berlusconi ad aver introdotto le categorie dell’amore e dell’odio in politica. A me dei politici non importa niente né in un senso, né nell’altro. Li giudico per quello che fanno”. Travaglio poi elenca i motivi per cui l’ex ministro Boschi ha mentito. E chiosa: “La Boschi sulla vicenda Etruria non avrebbe dovuto mettere becco. In un Paese serio la sua carriera politica finirebbe oggi

 

fonte: Il Fatto Quotidiano

La Boschi minaccia: “Vicenda usata contro il Pd. Porterò in tribunale De Bortoli e altri giornalisti” – Qualcuno le ricordi che già 7 mesi fa De Bortoli l’aveva sfidata: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”…!

Boschi

 

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La Boschi minaccia: “Vicenda usata contro il Pd. Porterò in tribunale De Bortoli e altri giornalisti” – Qualcuno le ricordi che già 7 mesi fa De Bortoli l’aveva sfidata: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”…!

 

In questi giorni leggiamo su tutti i giornali:

Banca Etruria, Boschi: “Vicenda usata contro il Pd. Porterò in tribunale De Bortoli e altri giornalisti”

Il sottosegretario Maria Elena Boschi interviene sulla polemica relativa a Banca Etruria: “Il fatto che mio padre sia stato per qualche mese vicepresidente della Banca non ha impedito al nostro governo di commissariarlo, altro che conflitto di interessi. Ho firmato oggi il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli. A breve procederò anche nei confronti di altri giornalisti”.

Ora giusto per farmi capire di che pasta è fatta questa gente, Vi invitiamo a rileggere qualche nostro vecchio articolo di 7 mesi fa:

 

Banca Etruria, De Bortoli sfida la Boschi: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”

…Ehm, sig.ra Sottosegretaria, scusi il disturbo, volevamo solo rammentarle una cosa: SI È DIMENTICATA CHE DOVEVA QUERELARE DE BORTOLI? …Sa, sono cose che possono sfuggire, tipo abbandonare la politica in caso di sconfitta al Referendum.

Scandalo Unicredit – Scusate, ma la Boschi non doveva querelare De Bortoli? Perchè non l’ha fatto ancora? Un’altra bugia? …Semplice, non può farlo. Ghizzoni sarebbe convocato come testimone, e se parla…

By Eles

 

Pier Luigi Boschi: scoperti conti cointestati con un camorrista. Ma state sereni, garantisce la figlia: anche il camorrista è una persona perbene!

 

Boschi

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Pier Luigi Boschi: scoperti conti cointestati con un camorrista. Ma state sereni, garantisce la figlia: anche il camorrista è una persona perbene!

 

Nuovi guai per la Boschi: scoperti conti del padre cointestati con un uomo vicino ai clan

I grandi giornali precisano che Pier Luigi Boschi non è indagato, ma raccontano nel dettaglio l’ennesima tegola sulla famiglia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. E anche stavolta, di mezzo, ci sono le banche, dei conti correnti sospetti scoperti dagli inquirenti che indagano nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio dei beni del clan camorristico Mallardo. Mario Nocentini, imprenditore edile vicino al clan Mallardo, di stanza a Montevarchi, paesino in provincia di Arezzo, risulta titolare di decine di conti correnti di cui due — aperti presso la Banca del Valdarno — risultano cointestati anche a Boschi. «Oltre ai 19 arresti scattati due giorni fa che hanno portato in carcere il boss Francesco Mallardo e il cognato Antimo Liccardo, sono stati sequestrati beni per oltre 50 milioni di euro. Il gip ha negato il blocco delle proprietà di Nocentini, ma le verifiche degli investigatori proseguono proprio per ricostruire ogni passaggio di denaro e così individuare la provenienza delle somme. I Mallardo sono proprietari di un impero che spazia in diverse regioni, tra cui la Toscana. In provincia di Arezzo contano tra l’altro su una società, la Valdarno Costruzioni, e su alcune ditte che fanno parte della stessa galassia. Il ruolo di Nocentini emerge proprio da questi controlli….», scrive il Corriere della Sera.

La Procura di Napoli ha scoperto che Nocentini ha quote in nove società ed è titolare di ben 39 conti correnti. “Di questi sette, intestati alle aziende e sui quali ha la delega ad operare, risultano aperti presso Banca Etruria”. Due di questi conti, entrambi presso la Valdarno, sarebbero cointestati con papà Boschi. “Il primo, numero 604906, risulta intestato anche a Paolo Amerighi, Roberto Amerighi, Giuliano Scattolin e Pierluigi Maddii. Riguarda un investimento effettuato molti anni fa per un campeggio e secondo alcune verifiche effettuate servirebbe in particolare a pagare il mutuo ancora acceso. Boschi, avrebbero spiegato gli altri soci, fu coinvolto quando era dirigente della Coldiretti. L’altro deposito, numero 603551, è invece intestato soltanto a Nocentini e Boschi e sarebbe stato utilizzato per alcuni affari immobiliari che hanno effettuato insieme”, dettaglia ancora il Corriere della Sera.

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/11/nuovi-guai-per-la-boschi-scoperti-conti-del-padre-cointestati-con-un-camorrista/

…E all’ambasciata italiana arriva conto da 1000 euro per i selfie della Boschi in Canada

 

Boschi

 

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…E all’ambasciata italiana arriva conto da 1000 euro per i selfie della Boschi in Canada

 

Maria Elena Boschi, il servizio fotografico durante il viaggio in Canada che agita Palazzo Chigi

Qui si parla del viaggio in Canada di Maria Elena Boschi, effettuato tra il 14 e il 16 settembre scorsi. Il punto è che a Palazzo Chigi hanno scoperto qualcosa che non torna su quel tour, nel dettaglio una fattura da saldare, trasmessa dall’ambasciata italiana di Ottawa, per un servizio fotografico di oltre mille euro. Una vicenda di cui dà conto Il Fatto Quotidiano, che punta il dito: “Sfruttando l’incarico di governo, la sottosegretaria promuove se stessa e alimenta relazioni personali con le risorse pubbliche destinate alle ‘missioni’ dei rappresentanti dell’esecutivo”.

La Boschi si trovava in Canada per intervenire al Global Progress, un seminario di matrice riformista di centrosinistra. L’agenda era fittissima: incontro con la ministra Maryam Monsef, brindisi all’Istituto di Cultura di Toronto coi parlamentari eletti all’estero, altra passerella nel Centro canadese di Architettura fra imprenditori e banchieri. Una serie di incontri sempre vietati ai giornalisti, tanto che non vi è alcun resoconto ufficiale. Ovviamente, in seguito, l’incontro col primo ministro Justin Trudeau e altri esponenti di spicco della politica canadese.

Ma come detto, a un mese dal rientro dal Canada, ad accendere le polemiche è stato il servizio fotografico già citato: non era incluso nel preventivo autorizzato da Paolo Aquilanti, il segretario generale di Palazzo Chigi, di fatto l’unico dirigente che valuta le spese dalla Boschi. Ed è qui che l’articolo del Fatto Quotidiano si fa più pesante, affermando: “Aquilanti di professione fa il segretario generale, in realtà svolge le mansioni di segretario particolare di Meb, la scorta ovunque”. Dunque si punta il dito contro il fatto che “del presunto viaggio di Stato esiste soltanto il diario di Meb: qualche pensiero dispero su Facebook, un album di fotografie postato su Instagram”.

E insomma, il quotidiano diretto da Marco Travaglio insinua che, anche a causa della presenza di Aquiltani, non ci sia poco controllo sulle spese della Boschi, la quale – come da titolo del Fatto – “s’invia in Canada e lascia il conto a Palazzo Chigi”. Per certo quelle del servizio fotografico che nessuno aveva previsto.

tratto da: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13268759/maria-elena-boschi-viaggio-canada-servizio-fotografico-palazzo-chigi.html

Il mistero della mozione contro il governatore di Bankitalia Visco: la firma è di tal Silvia Fregolent che di questioni bancarie non capisce una mazza, ma è una “boschiana” di ferro. L’ipotesi più accreditata? Scritta dallo staff della Boschi!

 

Visco

 

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Il mistero della mozione contro il governatore di Bankitalia Visco: la firma è di tal Silvia Fregolent che di questioni bancarie non capisce una mazza, ma è una “boschiana” di ferro. L’ipotesi più accreditata? Scritta dallo staff della Boschi!

 

Bankitalia accusa: mozione anti Visco scritta dalla Boschi

Fonti di Palazzo Koch indicano nello staff del sottosegretario di Palazzo Chigi il responsabile della stesura del testo.

La mozione parlamentare contro il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, presentata alla Camera martedì scorso dal Pd, sarebbe stata scritta dallo staff giuridico del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena #Boschi. Ad affermarlo sono fonti interne alla Banca d’Italia, rigorosamente mantenute anonime, che oggi il giornalista Marco Palombi riporta sul Fatto Quotidiano. Ma a contribuire a far puntare il dito dell’opinione pubblica contro il presunto conflitto di interessi della famiglia Boschi nella intricata vicenda Banca Etruria-Vigilanza di bankitalia è anche un articolo apparso ieri, 20 ottobre, sul Corriere della Sera, in cui si parla di come #Viscoavesse segnalato a più riprese le “molte anomalie” della banca aretina di cui Pier Luigi Boschi, padre di Meb, è stato anche vicepresidente.

Una “vendetta per Banca Etruria”, sostengono le anonime gole profonde di Palazzo Koch, così come aveva già dichiarato il senatore di Mdp Miguel Gotor.

Le accuse di Bankitalia contro la Boschi

Dunque, secondo quanto scritto da Marco Palombi sul quotidiano diretto da Marco Travaglio, la mozione contro Ignazio Visco sarebbe stata scritta dal Giglio Magico di Maria Elena Boschi per “vendetta” dopo quanto era successo con Banca Etruria. I boschiani non avrebbero perdonato al governatore di Bankitalia le sue responsabilità nel fallimento della banca aretina, di cui babbo Boschi (multato due volte da Visco e una dalla Consob) arrivò addirittura a ricoprire il ruolo di vicepresidente nel 2015. Le fonti anonime di Palazzo Koch ricordano tutti gli atti compiuti dalla Boschi (quando era ministro per le Riforme del governo Renzi) per cercare di salvare la banca dove, oltre al padre, lavorava anche il fratello Emanuele.

E poi aggiungono: “E ora è arrivata la mozione, basta vedere dove è stata scritta”.

La ricostruzione dei fatti

Per rispondere alla domanda di cui sopra è necessario ricostruire i concitati fatti che hanno portato alla presentazione della mozione anti Visco. Prima firmataria dell’atto votato dal parlamento martedì 17 ottobre è la deputata Pd Silvia Fregolent. La Fregolent, che non si sarebbe mai occupata nella sua carriera di questioni inerenti Bankitalia e non avrebbe le competenze necessarie, viene descritta come una boschiana di ferro. E dunque, si chiedono in molti, chi ha scritto veramente la mozione? L’ufficio legislativo del Pd alla Camera (teoricamente responsabile di questi temi), presieduto dall’orlandiano Andrea Martella, nega ogni coinvolgimento attraverso non meglio precisate “fonti interne”. E nessun organismo ufficiale, come la direzione Pd o i gruppi parlamentari, ha mai discusso il contenuto della stessa.

Mozione scritta dallo staff della Boschi?

Infine, il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta, secondo “fonti di governo” avrebbe avuto la possibilità di visionare il testo anti Visco solo intorno alle tre del pomeriggio del 17 ottobre, in tempo per limare i passaggi più duri ma non per evitare la messa al voto.

Il punto fondamentale, però, è che la mozione non è giunta a Baretta per mano del capogruppo Dem Ettore Rosato, ma direttamente da Palazzo Chigi, luogo dove risiede lo staff della Boschi, attraverso una email. I numerosi indizi raccolti portano le fonti interne a Bankitalia ad affermare con certezza che “sono loro ad aver scritto la mozione”.

Travaglio distrugge il duo Renzi & Boschi: proprio loro che per le crisi bancarie non hanno mosso un dito, contribuendo ad un crac da 60 miliardi, ora chiedono la testa di Visco. Sarebbe una barzelletta se non fosse uno scandalo!

Travaglio

 

 

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Travaglio distrugge il duo Renzi & Boschi: proprio loro che per le crisi bancarie non hanno mosso un dito, contribuendo ad un crac da 60 miliardi, ora chiedono la testa di Visco. Sarebbe una barzelletta se non fosse uno scandalo!

Durissimo editoriale di Marco Travaglio contro Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sulla vicenda banche.

L’ex premier nei giorni scorsi ha chiesto la testa del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco in quanto giudicato responsabile del disastro bancario. Marco Travaglio, nonostante concordi sulla responsabilità di Visco, definisce una “barzelletta”, se non uno “scandalo”, il fatto che a richiedere la rimozione di Visco siano i due rappresentanti del governo Renzi, che sulle banche ne ha combinato di tutti i colori.

Scrive Travaglio:

“Di Boschi e di riviera”

Che la Vigilanza di Bankitalia non abbia vigilato sui crac bancari, lo sanno anche i bancomat. Che Ignazio Visco, detto Tutto-va-ben-madama-la-marchesa, in un Paese serio non sarebbe più governatore da un pezzo, non ci sono dubbi (chi ne avesse ancora si legga Giorgio Meletti a pag. 2). Ma che a chiedere la sua testa sia il duo Renzi&Boschi, sarebbe una barzelletta se non fosse uno scandalo. Chi ha lasciato marcire per anni le crisi bancarie senza muovere un dito, per non turbare l’ottimismo obbligatorio fino al referendum del 4 dicembre 2016, contribuendo a far lievitare il conto di quei crac fino a 60 e passa miliardi a carico dello Stato? Il governo Renzi-Boschi. Ora, in linea con la regola aurea dei governi italiani – il bue che dà del cornuto al bue – siamo alla guerra per banche: ciascuno cerca un capro espiatorio da immolare sull’altare delle urne. E vedremo chi resterà col cerino in mano. Ma sarebbe paradossale se fosse il solo Visco, senza portarsi dietro il resto della compagnia. Se salta lui, non si vede come possa restare la sottosegretaria Boschi, favoritissima al premio Conflitto d’Interessi 2014-2017 (prima l’ambito riconoscimento era esclusiva di B.): una preziosa scultura di una faccia di bronzo.

Il 18.12.2015, prima che la Camera respinga la mozione di sfiducia M5S-Sel sul suo conflitto d’interessi di ministra e di azionista e figlia del vicepresidente di Banca Etruria, la statista di Arezzo giura: “Non c’è alcun conflitto d’interessi né favoritismo né corsia preferenziale: non ho tutelato la mia famiglia, ma solo le istituzioni… Si dimostri che ho favorito mio padre o che son venuta meno ai miei doveri istituzionali e sarò la prima a lasciare l’incarico”. E la sfanga.

Il 10.1.2016 torna sull’argomento in un’intervista al Corriere: “L’ipotesi di un mio conflitto di interessi è a dir poco fantasiosa… Se la cosa non fosse così seria, mi farebbe anche sorridere il fatto che alcuni autorevoli esponenti oggi prendano determinate posizioni, pur sapendo che sono le stesse persone che un anno fa suggerivano a Banca Etruria un’operazione di aggregazione con la Banca Popolare di Vicenza. Se fosse stata fatta quell’operazione, oggi avrebbero avuto un danno enorme i correntisti veneti e quelli toscani”. Un attacco alzo zero a Visco che aveva caldeggiato la fusione Etruria-Vicenza. Poi purtroppo si scopre che la ministra ha mentito. Non una, ma più volte.

1) Nel marzo 2014, un mese dopo la nascita del governo Renzi, Maria Elena e Pier Luigi Boschi (membro del Cda di Etruria) ricevono nella loro villa di Laterina tre banchieri.

Sono – come rivela, mai smentito, Meletti – il presidente e l’ad di Veneto Banca, Flavio Trinca e Vincenzo Consoli, e il presidente di Etruria Giuseppe Fornasari. Tema del vertice segreto: come resistere, con l’appoggio del nuovo governo, alle richieste di Bankitalia per fondere Etruria e Veneto Banca con Pop Vicenza. A maggio il papà della neoministra diventa vicepresidente di Etruria col neopresidente Lorenzo Rosi. I due bussano a tutte le porte, anche a quella del bancarottiere Carboni. Ma invano.

2) Nel gennaio 2015 – rivela Ferruccio de Bortoli – un mese prima del commissariamento di Etruria chiesto da Bankitalia al governo, la Boschi chiama l’Ad di Unicredit Federico Ghizzoni e gli chiede di rilevare una a caso delle varie banche decotte: Etruria. Ghizzoni inoltra la richiesta alla manager Marina Natale, che dà parere negativo. La Boschi smentisce e annuncia querela a De Bortoli (mai fatta). Renzi, nel suo libro Avanti, scriverà che “chiedere a Ghizzoni di studiare il dossier Etruria sarebbe stato come minimo ridondante visto che era un dossier che stavano studiando tutti”. E così sembra confermare lo scoop di De Bortoli, senza spiegare a che titolo la Boschi avrebbe chiamato il banchiere (non è il ministro del Tesoro e i ministri economici erano ignari dell’iniziativa).

3) Il 3.2.2015 manca una settimana al commissariamento di Etruria. Il governo Renzi ha appena varato il decreto che riforma le banche popolari (Etruria inclusa), imponendo loro di trasformarsi in Spa più grandi (qualcuno l’ha saputo in anticipo, ha fatto incetta di azioni Etruria e ci fa un sacco di soldi visto che il titolo si gonfia in pochi giorni fino al 60%). Quel giorno Consoli fa due telefonate (intercettate dai pm che indagano su Veneto Banca). Una al capo della sede di Bankitalia a Firenze: “Io chiamo Pier Luigi e vedo se mi fissa un incontro, anziché con la figlia, direttamente col premier”. L’altra a Pier Luigi Boschi, che promette: “Io ne parlo con mia figlia, col presidente (Renzi, ndr) domani e ci si sente in serata”.

4) L’altroieri, dal treno, Renzi ordina la dichiarazione di guerra a Visco: la scrive il capogruppo Rosato col contributo della Boschi e della sua fedelissima Silvia Fregolent. La sottosegretaria, che segue come una badante il premier Gentiloni, si dimentica di avvertirlo del blitz, lasciando all’oscuro anche i ministri e soprattutto il presidente Mattarella. I quattro non la prendono bene. Parlano di “tradimento”. I cronisti descrivono la sottosegretaria al Quirinale “appartata, abbacchiata e silenziosa”. Manca solo che i corazzieri le passino spazzola e strofinaccio per farsi lustrare le sciabole e spolverare i pennacchi. Lei non parla con nessuno, anche perché nessuno parla con lei (ma Gentiloni, cornuto felice, è costretto a difenderla, almeno in pubblico). Però qualcuno dovrebbe dirglielo: cara, hai mentito al Parlamento, hai interferito nell’affare Etruria, continui a impicciarti di banche mentre, alla sola parola, dovresti nasconderti sotto la scrivania: ora basta. Tòrnatene a Laterina e non farti più vedere, men che meno accompagnata dai genitori.

L’articolo su Il Fatto Quotidiano.