Il Milan acquistato da un improbabile Cinese con 740 milioni provenienti dalle Caiman? I malpensanti: “saranno mica i fondi neri di Berlusconi che rientrano puliti da una testa di legno?” Ma Milena Gabanelli smentisce… ma non troppo… Anzi… Guardate il video, non ve ne pentirete.

Milan

 

 

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Il Milan acquistato da un improbabile Cinese con 740 milioni provenienti dalle Caiman? I malpensanti: “saranno mica i fondi neri di Berlusconi che rientrano puliti da una testa di legno?” Ma Milena Gabanelli smentisce… ma non troppo… Anzi… Guardate il video, non ve ne pentirete.

Formidabile la chiosa a fine video della Gabanelli: …a Milano i soldi che dovevano arrivare sono arrivato, non vorremo ancora continuare a chiederci di chi sono…? …Il tutto con un sorriso che rivela tutto quello che c’è dietro e che non si può dire…

QUI il video della Gabanelli – assolutamente da non perdere – col commento di Gianluca Paragone.

La cassaforte che ha comprato il Milan era già vuota

Di Milena Gabanelli

La cassaforte che ha comprato il Milan era già vuota

L’ordine è arrivato dal tribunale del distretto di Futian: «Vendete all’asta il 2 febbraio» (data poi rinviata) la partecipazione (11,39%) che la cassaforte di Li possiede nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen. Valore circa 60 milioni, ma il ricavato andrà a risarcire le banche.
Pochi giorni fa, inoltre, la China Securities Regulatory Commission, la Consob di Pechino, ha comunicato l’avvio di indagini per presunti illeciti sul mercato commessi dalla holding che si chiama «Shenzhen Jie Ande»: ha tenuto nascoste per mesi la sentenza e l’insolvenza.
IL DOCUMENTO+
Il Milan e la cassaforte vuota

In sostanza, mentre era inseguito dai creditori in patria, il 48enne finanziere residente dal ’94 a Hong Kong chiudeva in Italia, sotto i riflettori di mezzo mondo, una delle più costose acquisizioni calcistiche della storia, accreditandosi (e accreditato) come un grande e ricchissimo imprenditore dai mille interessi. Ma molto riservato. La sua credibilità, storia e consistenza patrimoniale l’ha riassunta in un documento consegnato alle parti nella trattativa e fatto circolare dagli uomini di Li, anche di recente, senza modifiche. Tra gli asset fondamentali, oltre alle famose e fantomatiche miniere di fosfato, c’è anche l’11,39% di Zhuhai Zhongfu, detenuto tramite la cassaforte Jie Ande.

Occhio alle date: quella partecipazione era dal 2015 in pegno, cioè in garanzia, alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito. Soldi mai più rimborsati tant’è che nel maggio 2016 la banca fa causa alla holding di Li, a quel punto già insolvente, e il 7 febbraio 2017 il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta. Parte immediato il ricorso della holding Jie Ande. Intanto a Milano, il 13 aprile 2017, il cinese di Hong Kong chiude con Fininvest (600 milioni di plusvalenza consolidata) l’acquisto da 740 milioni del Milan, dopo aver fatto «girare» centinaia di milioni off-shore e con un prestito da 300 milioni (a tassi fino all’11% con scadenza 15 ottobre prossimo) del fondo americano Elliott.
Le credenziali? Tutto ok

A metà maggio, dall’altra parte del mondo, il tribunale respinge il ricorso della holding di Li (gestita da un prestanome) confermando la vendita coattiva a favore della Banca Jiangsu. A default conclamato a Shenzhen, il nuovo proprietario del Milan presenta a giugno in Lega Calcio le credenziali su onorabilità e solidità. Tutto a posto. Il Milan è iscritto al campionato, e parte una faraonica campagna acquisti da 200 milioni.

Chiesta la liquidazione per bancarotta

Sotto Natale, l’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, è a caccia di 3-400 milioni per rifinanziare il prestito da 300 milioni del fondo Elliott, quando il tribunale cinese fissa al 2 febbraio l’asta di giudiziale. Senonché l’8 gennaio arriva un’altra tegola per il povero Li: a inseguirlo è la Banca di Canton, a cui non ha pagato i debiti, e che chiede la liquidazione per bancarotta della holding Jie Ande. Nel frattempo dall’Italia lo avvisano delle notizie di presunte inchieste per riciclaggio, poi smentite, sulla compravendita del Milan. Li rompe il silenzio e garantisce che tutto si è svolto «con la massima trasparenza, regolarità e correttezza». A Shenzhen l’asta su Taobao del 2 febbraio viene rinviata, perché c’è la richiesta di liquidazione per bancarotta della Banca di Canton che si accavalla alle pretese risarcitorie della Banca di Jiangsu. A Milano è tutto tranquillo, perché in ogni caso «i soldi sono arrivati» e Li «ha rispettato tutti gli impegni».

L’operazione impossibile

«Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole a carico di mister Li Yonghong che dispone di adeguate risorse finanziarie per realizzare l’operazione», scriveva a Fininvest il suo advisor finanziario, Marco Samaja, capo di Lazard Italia. Oggi sappiamo che mister Li ha esibito sul tavolo della trattativa le credenziali di una sua società-cassaforte che era già da tempo insolvente. Ha barato? E può un oscuro finanziere, sconosciuto in Cina e altrove, che mai si è occupato di calcio neppure a livello amatoriale e che presenta tra i suoi “gioielli” una holding quasi fallita per pochi milioni non restituiti, impegnarsi da solo in un’operazione da un miliardo (campagna acquisti e aumenti di capitali compresi)? Non bisogna essere un banchiere della Rothschild per rispondere che non e’ possibile. Eppure lui ce l’ha fatta, con la Rothschild come consulente. E da Rothschild, dove è vicepresidente della controllata inglese, viene il consigliere di amministrazione del Milan Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni ed Enel e buon amico di Berlusconi.

I tre volti di Mister Li

A questo punto i casi sono tre: 1) Li è realmente molto ricco, finora ha tenuto nascosto il suo vero tesoro che forse non può far emergere, e non paga i debiti perché è distratto; 2) Ha fregato tutti ed è un mitomane; 3) Si è prestato a interpretare la parte in un gioco più grande di lui nel quale i soldi e le garanzie non sono suoi; 4) l’importante è che il Milan non finisca su Taobao.

Fonte e video orifinale: QUI

SEMPRE PIÙ PIETOSI: la ministra Fedeli prima urla alla “Fake news”, poi si arrampica sugli specchi quando in tv Luca Telese le ricorda la promessa di ritirarsi dalla politica in caso di sconfitta al referendum. Pietosa, ma esilarante!

Fedeli

 

 

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SEMPRE PIÙ PIETOSI: la ministra Fedeli prima urla alla “Fake news”, poi si arrampica sugli specchi quando in tv Luca Telese le ricorda la promessa di ritirarsi dalla politica in caso di sconfitta al referendum. Pietosa, ma esilarante!

VALERIA FEDELI MENTE ANCORA!

 

Da Il Giornale:

“Fake news”, “Non si è ritirata?”: scontro Fedeli-Telese

Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha avuto un acceso scontro in tv a “Tagadà” con Luca Telese. Ecco cosa aveva detto prima del referendum

Il ministro dell’IstruzioneValeria Fedeli, ha avuto un acceso scontro in tv a “Tagadà” con Luca Telese.

Al centro delle scintille quella promessa della Fedeli di ritirarsi dalla politica in caso di vittoria del “No” al referendum del 4 dicembre 2016. Telese incalza subito il ministro: “Ma lei non aveva detto che avrebbe smesso con la politica, se avesse perso il Sì al referendum costituzionale? C’ero anche io nella stessa trasmissione”.

La Fedeli ribatte e prova a rimangiarsi quanto detto: “Non ho detto questo. Ho detto un’altra cosa, e cioè che, dal mio punto di vista, dopo la sconfitta del 4 dicembre, si sarebbe dovuti andare al voto” “Non è vero” – replica Telese – “Lei da ministro non può dire questo, quando gira un video, in cui lei dice che non bastava dimettersi, ma era necessario ritirarsi dalla politica”. Poi la chiusura del ministro: “No, mi dispiace, caro Luca. È una fake news”. Ma un video ancora presente sul web mostra esattamente il contrario di quanto sostenuto dalla Fedeli. Ecco le sue parole prima del referendum: “Se vince il No, il giorno dopo bisogna prenderne atto, non possiamo andare avanti perché non avremmo più l’autorevolezza. Sarebbe giusto rimettere il mandato da parte del premier ma anche da parte dei parlamentari: tolgo l’alibi a chi pensa ‘tanto stiamo lì fino al 2018’, perché pensano alla propria sedia. Io non penso alla ‘propria’ sedia”.

QUI il nostro articolo con il video della promessa della Fedeli

QUI il video tratto dalla trasmissione

Ricordate l’aggressione all’inviato Rai da parte del mafioso Spada? Beh, c’è un altro caso molto simile di cui i Tg non hanno alcuna intenzione di parlare: aggredita un’inviata di Fanpage al comizio di De Luca…!

 

Fanpage

 

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Ve ne avevamo parlato solo ieri…

“La nostra quota è del 15%”: il figlio del “signore delle fritture” De Luca affonda nello scandalo appalti rifiuti. Ma per i Tg la notizia è che una decina di grillini non RESTITUISCONO, parte del LORO stipendio…

 

Ricordate l’aggressione all’inviato Rai da parte del mafioso Spada? Beh, c’è un altro caso molto simile di cui i Tg non hanno alcuna intenzione di parlare: aggredita un’inviata di Fanpage al comizio di De Luca…!

COMIZIO DE LUCA, SCHIAFFI ALLA GIORNALISTA DI FANPAGE.IT: “SIETE MONNEZZA!”

Gaia Bozza, cronista di Fanpage, è stata malamente allontanata dall’evento del Pd tenutosi oggi a Salerno, dove erano presenti il governatore campano, “il signore delle fritture”, Vincenzo De Luca e i suoi due figli, Piero (candidato Pd alle elezioni) e Roberto. Quest’ultimo è stato costretto a dimettersi dal suo incarico di assessore al comune di Salerno dopo il coinvolgimento in un’inchiesta sulla corruzione nel settore dei rifiuti, nata proprio da uno scoop di Fanpage.

La giornalista ha rivolto domande a Roberto De Luca ma lui l’ha deliberatamente ignorata. Alcuni presenti sono intervenuti dicendo a alta voce: “Domande qui non se ne fanno. Te ne devi andare”.

Si sente chiaramente la voce di una donna che grida: “Ma tu chi cazzo sei?”. Una delle persone in sala sembra trattenere la cronista, che reagisce dicendo: “Non è questo il modo di trattare i giornalisti”. In un post su Facebook Ciro Pellegrino, caposervizio di Fanpage, ha definito l’episodio un'”aggressione” e l’ha bollato come cosa “particolarmente  infame”.

Il comunicato di Fanpage:

Durante la presentazione della candidatura di Piero De Luca alla Camera dei Deputati, nelle fila del Partito Democratico, una nostra giornalista è stata presa a schiaffi, spintonata e insultata mentre cercava di porre alcune domande a Roberto De Luca, appena dimessosi da assessore al Bilancio del Comune di Salerno, in seguito all’inchiesta “Bloody Money” di Fanpage.it, il tutto alla presenza del Governatore Vincenzo De Luca.

QUI il video

 

 

Nardella assume per chiamata diretta, con un compenso da 47mila euro, la figlia del giudice che archiviò l’amico Renzi. Poi le concede illegittima aspettativa retribuita per motivi di studio. Ma per i Tg i criminali sono quelli che sbagliano i congiuntivi!

 

Nardella

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Nardella assume per chiamata diretta, con un compenso da 47mila euro, la figlia del giudice che archiviò l’amico Renzi. Poi le concede illegittima aspettativa retribuita per motivi di studio. Ma per i Tg i criminali sono quelli che sbagliano i congiuntivi!

 

La figlia del magistrato assunta a chiamata diretta da Nardella già in aspettativa
Chiamata diretta da Nardella: la figlia della giudice che archiviò Renzi già in aspettativa

Per il ‘Fatto’ è “illegittima”: ha 28 anni, compenso da 47mila euro lordi

La figlia del magistrato assunta a chiamata diretta da Nardella già in aspettativa

La notizia rimbalzò su tutte le cronache circa un mese fa, ripresa dall’inchiesta del Fatto Quotidiano. Celeste Oranges, 28enne dal curriculum non strabiliante e con un paio di tirocini alle spalle, scelta dal sindaco Dario Nardella per un incarico alla Città Metropolitana, retribuito con 47mila euro lordi all’anno. Non male.

Una nomina politica, perché Nardella l’ha scelta a ‘chiamata diretta‘. La notizia in quel caso era che Celeste Oranges fosse la figlia di Acheropita Mondera Oranges, la magistrata contabile che chiese l’archiviazione di Matteo Renzi, accusato in Corte dei Conti di danno erariale per le nomine ai tempi in cui era Presidente della Provincia.

Oggi il Fatto Quotidiano è tornato a parlare del caso, rivelando come la 28enne, appena ‘assunta’ a chiamata diretta, abbia già usufruito di un’aspettativa che il quotidiano definisce “illegittima”.

“Dopo averle assegnato l’incarico da 47 mila euro annui per un impegno di 36 ore settimanali, alla giovane è stata riconosciuta una aspettativa retribuita di 150 ore per motivi di studio. E questo è un privilegio riservato al personale organico – scrive testualmente il Fatto di oggi -, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro del 2000. L’articolo 15 concede ai tempi determinati permessi massimi di 15 giorni e solo in caso di matrimonio”.

Il Fatto, ricordando come la giovane prima della chiamata diretta fosse arrivata 600esima (quindi esclusa) ad un concorso pubblico per entrare in Comune, sottolinea anche come Acheropita Mondera Oranges sia al momento, dal 6 giugno scorso, alla guida della procura della Corte dei Conti della Toscana e come sia stata “convocata a Roma per essere sentita dal procuratore generale della Corte dei conti, che sta verificando se avviare un procedimento disciplinare o una sua possibile incompatibilità ambientale”.

Nardella ha effettuato la chiamata diretta in qualità di sindaco della Città Metropolitana, ma le opposizioni sono pronte a chiederne conto anche in Palazzo Vecchio.

“Non solo ha assunto senza concorso in Città metropolitana la figlia della Procuratrice della Corte dei Conti (che dovrebbe controllare i conti del Comune e della città), ma l’ha assunta per non lavorare – scrive su Facebook Tommaso Grassi, consigliere comunale di Firenze riparte a sinistra -. Sogno per tutte e tutti i giovani universitari che, per mantenersi agli studi, possano avere uno stipendio dal pubblico di 47mila euro. Purtroppo capita solo a chi è meno uguale degli altri, a chi è raccomandato e ha un po’ più diritti degli altri”.

Dopo la notizia della chiamata diretta una giovane fiorentina scrisse al sindaco Nardella per denunciare quella che sentiva come un’ingiustizia, senza ricevere risposta.

 

tratto da: http://www.firenzetoday.it/cronaca/corte-conte-figlia-magistrato-aspettativa.html

 

“La nostra quota è del 15%”: il figlio del “signore delle fritture” De Luca affonda nello scandalo appalti rifiuti. Ma per i Tg la notizia è che una decina di grillini non RESTITUISCONO, parte del LORO stipendio…

 

De Luca

 

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“La nostra quota è del 15%”: il figlio del “signore delle fritture” De Luca affonda nello scandalo appalti rifiuti. Ma per i Tg la notizia è che una decina di grillini non RESTITUISCONO, parte del LORO stipendio…

“La nostra quota è del 15%”: il figlio di Vincenzo de Luca nello scandalo appalti rifiuti
Nunzio Perrella, ex boss della Camorra, per anni ha gestito il traffico dei rifiuti in tutta Italia. Dopo 21 anni passati agli arresti domiciliari, è tornato ad essere un cittadino libero, e ha proposto allo Stato di infiltrarsi di nuovo nell’ambiente, scegliendo poi Fanpage.it per mostrare il diffuso sistema delle mazzette ai politici negli appalti per la gestione dell’immondizia e mettendo a rischio la sua incolumità e quella dei suoi familiari.

Ecco le immagini raccolte per sei lunghi mesi di indagine sul ciclo dei rifiuti, da cui è scaturita l’inchiesta della Procura di Napoli che vede iscritti nel registro degli indagati, tra gli altri, Luciano Passariello,  consigliere regionale e candidato alla Camera per Fratelli d’Italia, e Roberto De Luca, secondogenito di Vicenzo, governatore della Regione Campania, oltre che assessore al Bilancio al Comune di Salerno.

Nella seconda puntata l’incontro con il figlio della governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, Roberto, attualmente assessore al bilancio al comune di Salerno che si siede con il nostro intermediario a parlare dello smaltimento delle ecoballe della regione.

 

QUI il video integrale

…ovviamente non ci perderemo le prossime puntate…

tratto da: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/Wofx8uSwwSUBUYIW

 

Salvini dice di “adorare le canzoni di De André”, ma non c’è canzone di De André che non sputi su Salvini e sui suoi pensieri!

De André

 

 

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Salvini dice di “adorare le canzoni di De André”, ma non c’è canzone di De André che non sputi su Salvini e sui suoi pensieri!

 

Salvini dice di “adorare le canzoni di De André”, ma non c’è canzone di De André che non sputi su Salvini e sui suoi pensieri!

Salvini ringrazi Iddio che De André è morto… Sai quanti calci in culo gli avrebbe dato volentieri…

…………

Anarchico, ha cantato le vite degli zingari, dei profughi, dei colonizzati, degli eretici, dei marginali. Ha cantato il disprezzo per le guardie, per manettari e delatori, per la piccola borghesia che ha il culto dei cazzi propri. Ha persino fatto in tempo ad aiutare le famiglie di migranti che occupavano in via Altura. Senza averci capito una parola, Salvini dice di «adorare le canzoni di De André», ma non c’è canzone di De André che non sputi su Salvini.

da: https://www.trendsmap.com/twitter/tweet/951367166733045761

Salvini: «Grande, unico De André». Ma sui social: «Le sue canzoni contro la tua politica»
Dal Corriere della sera:

Il leader della Lega Nord: «Grande Fabrizio, dico grazie alla Rai». Ma in Rete gli rispondono: «Ignorante, tutta l’opera di De André è contro di te»

«Grande, unico Fabrizio. Per una volta dico grazie alla Rai». Un messaggio pubblicato su Facebook per esprimere tutto il suo apprezzamento per la fiction su Fabrizio De André «Principe Libero». Firmato da Matteo Salvini, che rivela di essere grande fan di De André. Peccato che questo scateni la polemica in Rete.

È bastato un messaggio di poche righe su Twitter e Facebook, per dire di aver apprezzato la fiction andata in onda sulla Rai, e subito sono arrivati i commenti polemici. «Ignorante e incoerente, l’intera sua opera è contro di te» gli scrivono. «L’opera di De André è una dichiarazione d’amore per gli ultimi, gli emarginati e le vittime di ingiustizia sociale. Chi ascolta e comprende De André non può che ritenere Salvini un avversario politico». E ancora, c’è chi gli scrive: «Non sei degno neanche di pronunciare quel nome, tu sputi continuamente sopra i valori contenuti nelle sue canzoni». «Se Faber fosse vivo – scrive un altro – le direbbe che lei è un misto di ignoranza e incoerenza». «L’arte è di tutti – si legge ancora fra i commenti – ma se De André fosse vivo si vergognerebbe di averti come suo fan».

Da: http://www.corriere.it/cronache/18_febbraio_14/matteo-salvini-loda-fiction-de-andre-ma-social-scoppia-polemica-db5bf488-1178-11e8-9c04-ff19f6223df1.shtml

Per rinfrescarVi la memoria – La parassita PD-Renziana da 20 mila euro al mese prende una multa? Va dal capo e gli dice: “Caro, ho preso questa multa. Vorrai mica che la paghi io? …Mettila tu nelle spese del gruppo”!! …E QUESTI FANNO LA MORALE AI CINQUESTELLE!

 

Renziana

 

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Per rinfrescarVi la memoria – La parassita PD-Renziana da 20 mila euro al mese prende una multa? Va dal capo e gli dice: “Caro, ho preso questa multa. Vorrai mica che la paghi io? …Mettila tu nelle spese del gruppo”!! …E QUESTI FANNO LA MORALE AI CINQUESTELLE!

 

La parassita PD da 20 mila euro prende una multa? Ecco cosa fa per farsela pagare. In una nazione civile sarebbe cacciata.
CARO, MI FAI RIMBORSARE LA MULTA? ECCO LA BRAGANTINI, RENZIANA DOC
“Caro, ho preso questa multa. Vorrai mica che la paghi io? Mettila tu nelle spese del gruppo alla Regione Piemonte e me la fai rimborsare”. E così il compagno dell’epoca, Andrea Stara, consigliere della Regione Piemonte del gruppo Insieme per Bresso, fece rimborsare con un trucco la multa a Paola Bragantini, attuale deputata del Pd e renziana di complemento visto che faceva parte della corrente di Dario Franceschini. L’episodio è venuto fuori in tribunale a Torino questa settimana, durante un’udienza del processo sulla rimborsopoli della Regione Piemonte. La Bragantini non risulta indagata per questo falso rimborso.Da quindici giorni circa però la parlamentare del Pd è indagata per truffa in un altro procedimento piemontese. La procura ha infatti scoperto che da presidente della V Circoscrizione di Torino (incarico ricoperto fino al 2013, quando divenne imputata) la Bragantini insieme ad altri del Pd si segnavano presenti a riunioni di giunta o di consiglio anche quando erano a centinaia o migliaia di km di distanza (alcuni addirittura in viaggio a Cuba). I verbali risultavano quindi falsificati, talvolta per prendere gettoni di presenza aggiuntivi, in altri casi per evitare decurtazioni dal fisso mensile. Ma la Bragantini naturalmente può fare quello che vuole nel Pd di Matteo Renzi inflessibile con tutti gli altri, ma tenerissimo con i suoi cari.
FONTE: 
http://bandabassotti.myblog.it/2017/04/16/per-rinfrescarvi-la-memoriax/
LEGGI QUI LA NOTIZIA:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/21/news/rimborsopoli_quando_stara_pago_la_multa_della_compagna_segretaria_pd-110112563/
http://www.liberoquotidiano.it/news/l-imbeccata/11769821/Caro–mi-fai-rimborsare-la.html

“Buffone, via dal meridione” … La calorosa accoglienza riservata a Salvini da Reggio Calabria

 

Salvini

 

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Buffone, via dal meridione” … La calorosa accoglienza riservata a Salvini da Reggio Calabria

 

Reggio Calabria, comizio blindato per Salvini tra ultradestra e scopellitiani. Fuori le contestazioni: “Buffone, via dal meridione”

Buffone, via dal meridione”. “Qui non lo vogliamo. Non c’è spazio per lui e per chi si candida con lui”. Sulle note di “Bella ciao” ieri Matteo Salvini è stato contestato a Reggio Calabria dove ha tenuto un comizio con gli altri candidati della Lega. Al cinema, dove è stato organizzato l’incontro, sono accorsi tutti i sostenitori dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti, che è riuscito a fare inserire in lista anche il suo ex assessore Tilde Minasi.

Prima con An poi con il Pdl e oggi con il Movimento Nazionale per la Sovranità, Minasi oggi ha scoperto che “la Lega è l’unico partito che non inciucia”. In platea c’erano i nostalgici degli anni settanta, quelli della rivolta di Reggio, i “boia chi molla” che “per rispetto di Peppe Scopelliti” sono andati ad applaudire Matteo Salvini. Non prima però di aver minacciato alcuni giornalisti locali che dovevano intervistare il leader della Lega.

La convention è stata blindata dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa che hanno impedito ai contestatori di avvicinarsi al cinema. “Salvini – dice un ragazzo – ha sputato sangue sul Sud Italia e soprattutto su noi calabresi. Non basta cancellare il nome Nord. Volevano la secessione”.

“Con quale faccia – aggiunge un signore – se ne viene qua a chiedere i voti? I coglioni e i lecchini lo voteranno. Nessuno dica che a Reggio il voto è libero”. “Parlo con la gente che è dentro il teatro. Ormai la Calabria è a Milano” ha precisato Salvini che, alla domanda su Belsito, preferisce la claque dei “boia chi molla”

 

fonte e video:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/15/reggio-calabria-comizio-blindato-per-salvini-tra-ultradestra-e-scopellitiani-fuori-le-contestazioni-buffone-via-dal-meridione/4162056/

Roberto Saviano sul Guardian: “Il fascismo è tornato, e sta paralizzando l’Italia”

 

Roberto Saviano

 

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Roberto Saviano sul Guardian: “Il fascismo è tornato, e sta paralizzando l’Italia”

Il quotidiano britannico pubblica un editoriale dello scrittore: “I partiti italiani hanno paura di perdere i voti degli xenofobi”. Macerata, l’omicidio di Pamela Mastropietro, ma anche il silenzio stampa: “Perché i media hanno difficoltà a definire ciò che succede come un attacco terroristico di ispirazione fascista?”

Il fascismo è tornato in Italia, e sta paralizzando il sistema politico. Con il suo stile conciso che non lascia spazio a frasi fatte, titola così il britannico The Guardian l’articolo pubblicato oggi di Roberto Saviano.

“Partiti di destra e di sinistra stanno spingendo le persone a non parlare di un incidente in cui sono stati feriti a colpi di arma da fuoco sei immigrati. Hanno paura di alienarsi un elettorato in aumento e sempre più xenofobo”. Subito dopo, la foto dell’arresto di Luca Traini, Macerata, 3 febbraio.

Guardarsi da fuori è come sentir leggere un libro che si pensa di conoscere. Diverso. Saviano parte dai fatti, li racconta in poche righe. “Macerata, una cittadina della provincia dell’Italia centrale”, i colpi sparati “da una Alfa Romeo nera” in movimento. Su Facebook, il sindaco che chiede ai cittadini di restare al riparo, in casa perché “un uomo armato sta sparando”. Poi un accenno alla puntata precedente.

“Un paio di giorni prima a Macerata, il cadavere, tagliato a pezzi, di una giovane donna, Pamela Mastropietro, trovato in una valigia e uno spacciatore nigeriano, Innocent Oseghale, arrestato per omicidio”. Premessa fatta, si torna a Traini. Preso dai carabinieri ancora avvolto nel tricolore italiano. “Sparare agli immigrati, il saluto fascista, il tricolore, cos’altro serve per chiamare ciò che è successo con il suo vero nome?” chiede Saviano.

Il suo stupore è rivolto ai media che non hanno il coraggio di usare la parola fascismo. “Perché i media italiani hanno tanta difficoltà a definire quello che è successo come un attacco terroristico di ispirazione fascista? Mi venne subito in mente un tweet che Matteo Salvini, il leader della Lega Nord, il partito xenofobo alleato di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni, aveva postato due giorni prima dell’attacco, riferendosi alla morte di Pamela Mastropietro e all’arresto di Oseghale: ‘Cosa stava ancora facendo questo verme in Italia? […] La sinistra ha il sangue sulle sue mani”.

Definisce i media, timidi: “L’atto di un pazzo”, le definizioni, “Non parliamo di fascismo”, “Mantieni i toni bassi in modo da evitare che siano sfruttati”. Pochissimi politici parlano delle vittime dell’attacco perché prendere la parte degli immigrati significa perdere voti. “Solo un piccolo partito, il Potere al popolo, subito dopo l’attacco, ha visitato i feriti in ospedale. Wilson, Jennifer, Gideon, Mahamadou, Festus e Omar sono i loro nomi, tutti molto giovani che cercano di farsi strada in Italia”.

Tempo di elezioni nel nostro Paese, spiega lo scrittore, “un clima di continue campagne elettorali ha innescato una reazione a catena che nessuno sembra in grado di tenere a bada: l’intera campagna politica è incentrata sul tema dell’immigrazione”. Il Guardian sceglie poi una foto di Lugi Di Maio, con la didascalia che spiega come il Movimento 5 Stelle sia pronto a contestare il 4 marzo le prossime elezioni. Guardarsi da fuori.

Gli immigrati sono percepiti come la ragione principale della longevità della crisi economica e persino del rischio di attacchi in corso. “Ma se gli italiani hanno paura, ci deve essere una ragione per questo” scrive Saviano. “È quasi una perdita di tempo fornire dati e sottolineare che l’immigrazione non è una crisi, ma un fenomeno che, se gestito responsabilmente e con lungimiranza, siamo in grado di controllare”.

La sua resta una battaglia contro una coda che continua a mordersi. “Più parlo di migranti, più sono accusato di incoraggiare l’odio verso di loro. È una specie di logica back-to-front: come è possibile, mi chiedo, che se racconto quello che sta accadendo in Libia nei centri di detenzione, se parlo della macchina del fango contro le ONG che operano nel Mediterraneo, ottengo l’effetto contrario di ciò che sto cercando di fare?”

Non si salva nessuno, destra, sinistra, nessuno. “Dopo l’attacco, è successo qualcosa che in Europa finora non ha precedenti: Matteo Renzi, segretario del Pd e Luigi Di Maio, leader del M5S, hanno invitato tutti a tacere sugli eventi. Perché? Per non perdere i voti dell’elettorato xenofobo: questa è la loro paura, la conseguenza di un sistema politico ormai vacuo”. Vuoto, spaventato e utilitarista.

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2018/02/13/news/roberto_saviano_fascismo_the_guardian-188757614/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1

Salvini candidato in Calabria. Sì, quello che disse: “questa Regione (la Calabria) mi fa vergognare di essere italiano” – Signori, questa non è un’elezione, è un test di intelligenza per i Meridionali…!

 

Salvini

 

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Salvini candidato in Calabria. Sì, quello che disse: “questa Regione (la Calabria) mi fa vergognare di essere italiano” – Signori, questa non è un’elezione, è un test di intelligenza per i Meridionali…!

 

Scrive Laura Ferrara

Era il 2015, e Salvini in visita in Calabria dichiarava che la nostra Regione lo faceva vergognare di essere italiano.
E non si tratta di una dichiarazione solitaria:
tutta la politica della Lega Nord è stata improntata all’odio e al disprezzo verso i meridionali.
Oggi, in campagna elettorale, Salvini cerca di dare nuova verginità al suo partitello, sostituendo i meridionali con i migranti.
Sono i migranti, oggi, l’oggetto del disprezzo della sua politica, mentre i calabresi, i napoletani, i pugliesi, i siciliani hanno subìto un upgrade, ma non perché realmente la Lega guardi loro con rispetto, ma semplicemente perché servono voti e anche quello dei meridionali, giocoforza, diventa un voto utile.
Ritrovarsi Salvini candidato in Calabria è uno schiaffo alla memoria di tutti i cittadini meridionali.
Io non credo che i calabresi e tutto il Sud sia così ingenuo da credere a promesse elettorali smentite da quanto fatto fino a ieri dalla Lega.
Io non credo che i cittadini meridionali siano pronti a sostenere chi fino a ieri li definiva parassiti, vagabondi, ndranghetisti.
Io non credo che i calabresi siano pronti a sostenere un partito di cui fa parte una sindaca che pochi mesi fa dichiarava che i medici calabresi devono guadagnare meno perché meno bravi.
Io non credo che i calabresi e tutto il Sud abbiano dimenticato come i leghisti abbiano fatto campagna elettorale, nell’ultimo referendum per le autonomie, in chiave indipendentista.
Io non dimentico. E voi?

 

Da Quicosenza.it:

Proteste per l’arrivo del leghista Salvini: ‘La Calabria mi fa vergognare di essere italiano’
‘Meglio una vita da clandestini che un’ora da Salvini’.  ‘Niente soldi per i rom e gli immigrati, per i diamanti sì? Lega Ladrona’.

LAMEZIA TERME  – Decine di persone stazionano con degli striscioni davanti l’hotel Phelipe di Lamezia Terme per protestare contro l’arrivo di Matteo Salvini oggi in Calabria. Il leader della Lega, dopo una conferenza stampa a Lamezia Terme, si recherà al centro d’accoglienza per i migranti di Isola Capo Rizzuto, al campo rom di Crotone ed infine a Catanzaro, dove parteciperà ad un convegno. Sugli striscioni sono riportate le frasi “I terroni non dimenticano”, “Per favore immigrati non lasciateci soli con i leghisti ladroni”, “Niente soldi per i rom e gli immigrati, per i diamanti sì? Lega Ladrona”, “Meglio una vita da clandestini che un’ora da Salvini”. Le situazione dell’ordine pubblico viene monitorata dalle forze dell’ordine.

 

Ad Isola Capo Rizzuto da una parte della strada statale 106 un gruppo di ragazzi che espongono uno striscione con la scritta “Crotone non ti vuole #maiconsalvini”; dall’altra lo schieramento di carabinieri e polizia. Così, davanti all’ingresso del Centro richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto, si attende l’arrivo del leader della Lega Matteo Salvini che oggi visiterà la struttura. L’ingresso dell’area è rigorosamente off limits. Solo gli addetti all’assistenza, quelli che hanno concluso il turno di lavoro, escono fuori e raggiungono velocemente le loro auto. Anche qualche ospite supera i cancelli e si piazza all’ombra in attesa dei mezzi pubblici per raggiungere la città. Non sembra che ci sia una particolare attesa per l’arrivo del leader del partito che teorizza lo “stop all’immigrazione”.
“Salvini? Non lo conosco”. Ahmed viene dalla Mauritania e ha alle spalle la traversata del Canale di Sicilia. Da qualche giorno è ospite del Cara di Isola Capo Rizzuto, ma non sembra particolarmente interessato alla visita del leader della Lega Matteo Salvini nella struttura di Sant’Anna prevista per oggi. “Qui – dice Ahmed – sto imparando l’italiano e adesso spero solo di poter avere un futuro”.  Nel frattempo a Lamezia Terme il leader leghista sfoga la propria xenofobia. “I campi rom abusivi vanno rasi al suolo e su questo non cambierò mai idea. Si deve dare l’opportunità – ha aggiunto – a chi ha voglia di integrarsi. Al posto dei campi rom farei un parco giochi per bambini. Se i rom sono nelle case popolari lecitamente è un conto, ma se ci stanno illecitamente vanno buttati fuori”.

 

“Noi siamo qui per salvare la Calabria che ha dei record di disoccupazione giovanile e femminile perché evidentemente qualcuno non è stato capace di guadagnarsi lo stipendio“. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa a Lamezia Terme. “La Calabria – ha aggiunto – ha un potenziale turistico incredibile, ma se non si arriva in spiaggia è impossibile lasciare qualche soldino in Calabria dove, ad esempio, per arrivarci da Milano in treno è più difficoltoso che arrivare a New York. C’è bisogno di una Calabria normale che perda la maglia nera dei record e c’è tanta strada da fare ed io mi rivolgo ai cittadini calabresi che non vanno a votare: noi, con i nostri limiti e difetti che ogni essere umano ha, non siamo uguali agli altri”. E’ un mix di incapacità e di mediocrità assoluta – ha dett Matteo Salvini circa l’azione del Governo -. Penso che si sia dimostrato per quello che è. Alfano stamattina ci dice di stare sicuri. Inviterei i presenti a fare gli scongiuri”

 

“Chi si vuole candidare con noi deve avere la fedina penale pulita. Altrimenti si candida con altri”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a Lamezia Terme. “Bloccherei gli sbarchi. Non fare toccare il suolo italiano agli immigrati clandestini. Il modello c’è ed è quello australiano, che soccorre tutti ma non fa sbarcare nessuno. In attesa che le istituzioni internazionali si sveglino – ha aggiunto – propongo di smettere di pagare contributi italiani all’Europa e all’Onu. Mi fa piacere che dopo un anno Renzi si sia accorto che avevamo ragione anche se al momento la sua è una svolta a parole”. “E’ la fine dell’euro ed è la fine fortunatamente di questa Europa sbagliata, l’Europa della fame e della disoccupazione”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a Lamezia Terme. “Spero – ha aggiunto – che si possa tornare a dialogare con la Russia. Il popolo greco ha il merito di avere svegliato l’Europa”.

 

“In questo momento questa Regione mi fa vergognare di essere italiano”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, circa l’inchiesta sui rimborsi dei gruppi consiliari della Regione Calabria. “Se la giocano tra Calabria e Sicilia – ha aggiunto – a chi perde più assessori. Non pensavo che in Calabria ci fosse una Giunta regionale così ristretta. Che la Regione Calabria funzioni con un assessore e un presidente, si tratta di un record storico. In un paese normale si andrebbe a votare in autunno. Noi nel nostro piccolo siamo a disposizione perché la Calabria e l’Italia non hanno niente da imparare da nessun altro Paese europeo”. “Mi appello ai calabresi che non votano da anni – ha concluso Salvini – perché si facciano avanti perché noi non saremo un punto di riferimento per trombati e riciclati ma abbiamo bisogno di tanti cittadini che magari siano alla prima esperienza politica”.

fonte: https://www.quicosenza.it/news/calabria/44076-proteste-per-larrivo-de-lleghista-salvini-la-calabria-mi-fa-vergognare-di-essere-italiano