Milena Gabanelli: Fake news? “Altro che bufale, sono più pericolose le scelte dei politici”

 

Milena Gabanelli

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Milena Gabanelli: Fake news? “Altro che bufale, sono più pericolose le scelte dei politici”

Milena Gabanelli, il Viminale e la Polizia hanno presentato un progetto per contrastare la diffusione delle fake news in campagna elettorale: non si sta esagerando?

Se la polizia postale risponde velocemente ad un cittadino che chiede se è vero o no che c’è stato un attentato a Canicattì, benissimo. È un po’ esagerato metterla giù così pomposa, quando la polizia postale fa già questo di professione. C’è un aspetto deterrente: magari qualcuno si spaventa a raccontare palle e ne racconta meno. Terza ipotesi: il Viminale sa che c’è in corso una campagna sotterranea e mirata di disinformazione, e si sta attrezzando. Ma questo si può fare senza grandi annunci, credo.

Dagli Stati Uniti importiamo moniti sul rischio dell’inquinamento del voto per colpa di fake news confezionate dai russi: possono davvero influenzare le scelte degli italiani?

Mi preoccupano di più le scelte dei politici.

Lei ha studiato profondamente il fenomeno delle fake news e ha scritto che è “difficile e pericoloso decidere chi debba diventare arbitro della verità”, anche perché su Internet distinguere fra satira, teoremi sulle notizie o anche solo una lettura diversa degli avvenimenti è complesso. A chi spetta, però, vigilare sulla corretta informazione e con quali strumenti?

Ci sono strumenti elementari, come quello di controllare se chi pubblica la notizia ha un nome e cognome reale, se la notizia è riportata da qualche altro sito, se le date corrispondono. Tutto questo è possibile attraverso i motori di ricerca. Internet è un mondo bellissimo, ma insidioso. Le scuole dovrebbero insegnare ai ragazzi, che sono i maggiori fruitori, come ci si orienta, ma ci arriveremo come al solito in ritardo.

Perché si crede che le fake news siano un’esclusiva della Rete?

Perché sul web è più facile e virale: chiunque può raccontare quello che vuole in forma anonima. Il web ha solo fatto esplodere le debolezze di un sistema con poca reputazione, e che quindi non può nemmeno alzare tanto la voce. Le testate e le firme autorevoli, infatti, ne hanno risentito meno e sono diventate anche più ricercate.

Non pensa che i giornali italiani siano impegnati più nella polemica politica a contrastare presunte fake news che a produrre le news?

È un esercizio facile, molto di moda, non richiede impegno e fa comodo a tutti, tranne ai lettori, o telespettatori, o utenti, che alla fine ingoiano spesso aria fritta

In questi giorni si celebrano il film The Post e gli scoop degli anni 70 delNew York Times e del Washington Post, simboli del giornalismo più puro: quello che scrivono è vero. Per i giornali italiani, invece, la percezione è opposta. Di chi è la colpa? E quando i lettori hanno smesso di confidare – nel senso di avere piena fiducia – nei giornali italiani?

Non è una percezione solo italiana. Però non sarei così drastica. I lettori italiani, come quelli di tutto il mondo, hanno le loro abitudini, e credono ai giornali che gli raccontano il mondo come lo vedono loro. Quante volte sentiamo dire “i nostri lettori si attendono che gli diciamo questo o quest’altro?”. La distorsione sta proprio qui. E poi c’è un calo generale del senso della reputazione, che di solito dovrebbe fare la differenza.

Una domanda sulla Rai, sul dibattito fra artisti e giornalisti nel servizio pubblico. Uno come Vespa – che col contratto di artista è riuscito a ottenere un compenso oltre il tetto di 240.000 euro – può raccontare la campagna elettorale?

È un’anomalia tutta Rai: se non sei inquadrato in una testata giornalistica (Tg1, Tg2, Tg3, Rainews, e relative rubriche), ma negli spazi delle reti, sei contrattualizzato come autore o conduttore (a meno che tu non sia un giornalista dipendente). In questo modo l’azienda non deve versare i contributi Inpgi, ma all’Enpals (oggi Inps), che sono più bassi. Ho condotto per vent’anni Report e non sono mai stata contrattualizzata come giornalista, pur essendo iscritta all’Ordine, che a sua volta non ha mai fatto nulla per modificare questa anomalia. Ciò detto, tutto il mondo sa che Vespa è un giornalista, quindi il tema è il compenso o l’argomento di cui si occupa?

 

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/altro-che-bufale-sono-piu-pericolose-le-scelte-dei-politici/

Sempre fantastica Fiorella Mannoia: “Aiutiamoli a casa loro”. Però anche noi (multinazionali di petrolio, armi, cibo e trafficanti di diamanti, organi, coltan, oro, rifiuti tossici) ce ne dobbiamo andare dall’Africa… Che fine fanno le nostre economie? Con le pezze al culo”…!

 

Fiorella Mannoia

 

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Sempre fantastica Fiorella Mannoia: “Aiutiamoli a casa loro”. Però anche noi (multinazionali di petrolio, armi, cibo e trafficanti di diamanti, organi, coltan, oro, rifiuti tossici) ce ne dobbiamo andare dall’Africa… Che fine fanno le nostre economie? Con le pezze al culo”…!

Tutto è iniziato con un articolo di stampa condiviso sulla propria pagina Facebook. L’ultimo di una lunga serie di drammatici resoconti, legati a fatti d’attualità o a vicende avvenute in zone di guerra, pubblicato sulla propria bacheca social. Ma questa volta Fiorella Mannoia non ha potuto trattenere la rabbia per quanto accaduto lasciandosi andare ad un lungo sfogo amaro e sofferto. “Aiutiamoli a casa loro”, scrive la cantante, ironizzando sullo slogan usato dai critici delle politiche sull’accoglienza dei migranti, “Dite che sono troppi e non possiamo accoglierli tutti. E’ vero! Facciamo una cosa. Riportiamo tutti gli africani in Africa”.

A suscitare la sua indignazione la notizia dell’assoluzione di tredici soldati francesi, in missione di pace nella Repubblica Centrafricana, accusati di abusi sessuali commessi nei confronti di minori africani, ‘contraccambiati’ con razioni di cibo. Da qui il lancio di una ‘proposta’ provocatoria, quella di abbandonare l’Africa al suo destino. “Però andiamocene tutti – scrive Mannoia – multinazionali del petrolio, delle armi, del cibo, trafficanti di diamanti, di organi, di coltan, di oro, di rifiuti tossici…Andiamocene via dall’Africa: francesi, inglesi, olandesi, americani, cinesi, tedeschi, italiani, banche mondiali, fondo monetario, tutti fuori dalle palle!!”

“Lasciamo l’Africa agli africani – ripete – e che se la sbrighino da soli, volete che lottino per la propria terra, diamogli la possibilità di farlo, che risolvano i loro problemi tra di loro!!” Fino al cambio di rotta. “Lo sai le nostre economie che fine fanno? – chiede polemica – Con le pezze al culo!! Io sarei d’accordo. Ognuno a casa sua, ma deve valere anche per noi!! Anche basta!”, conclude. E a chi, tra i commenti, le esprime il proprio sostegno e le manifesta le proprie perplessità, ricorda: “Ecco il nodo: Bisogna abolire le guerre e chi le fomenta”.

Roma – La foto che dimostra il fallimento dei 5stelle: Spelacchio, l’albero di natale costato ben 30.000 Euro… Ah no, scusate, è la Vela di Calatrava del Pd da 700.000.000 Euro, rimasta incompiuta… E allora non ne parliamo più…!

 

Vela di Calatrava

 

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Roma – La foto che dimostra il fallimento dei 5stelle: Spelacchio, l’albero di natale costato ben 30.000 Euro… Ah no, scusate, è la Vela di Calatrava del Pd da 700.000.000 Euro, rimasta incompiuta… E allora non ne parliamo più…!

Non lo critica nessuno?
Il progetto venne avviato nel 2005 dall’amministrazione dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni, il fondatore del PD.

Ci pensate se uno scempio del genere fosse stato fatto dalla Raggi?

Ma “loro”sono competenti e quelli del M5s sono incompetenti…

Rinfrescatevi la memoria:

Si tratta di un progetto risalente al 2005 e che avrebbe dovuto portare ad uno degli impianti da utilizzare per i Mondiali di nuoto del 2009. Annunciata dall’allora sindaco Veltroni, l’opera aveva un costo iniziale di 60 milioni di euro e sarebbe dovuta essere completata nel 2008. Ma già nel 2006, ad una presentazione del progetto da parte dell’autore, l’architetto spagnolo Santiago Calatrava, l’importo dei lavori risulta raddoppiato, per poi arrivare alla cifra monstre di 260 milioni a fine 2006.

Da notare che la gestione dei fondi del progetto viene delegata alla Protezione Civile guidata al tempo da Guido Bertolaso, che che a sua volta affida l’amministrazione dei capitali ad Angelo Balducci (il funzionario pubblico al centro di diverse vicende giudiziarie per il reato di corruzione nella gestione di alcune grandi opere).

Tornando all’importo complessivo dell’opera, nel 2009 si arriverà all’astronomica cifra di oltre 607 milioni di euro, comprensivo di tutto, ma di cui mancherà in gran parte la copertura.

Intanto nel 2009 si svolgono i Mondiali di nuoto a Roma e chiaramente l’impianto non poté essere utilizzato; lo stesso anno si fermano i lavori del cantiere, essendo finiti i soldi e non avendo idea nessuno di dove trovare le ingenti somme ulteriori necessarie. Nel 2011 il cantiere viene riaperto, con la prospettiva di utilizzare l’opera per le Olimpiadi del 2020 (a cui Roma si era in un primo momento candidata), ma poi definitivamente chiuso a giugno dello stesso anno, con il preventivo totale arrivato a circa 660 milioni!?!

Per trovare notizie dell’impianto bisognerà aspettare il 2014, quando l’assessore Caudostudia insieme all’università di Tor Vergata ed al progettista Calatrava la possibilità di suddividere il progetto in fasi. Stante infatti l’impossibilità pratica di trovare i circa 400 milioni necessari per terminare l’opera, l’idea è di completare la prima vela, a cui manca essenzialmente solo la copertura a vetri, e di utilizzarla per aule e laboratori universitari. Per fare ciò servirebbero 50-60 milioni che potrebbero provenire dai fondi per l’università. Caduta però la giunta Marino anche questa strada sembra essersi interrotta.

L’ultima notizia sull’opera risale ad un convegno tenutosi proprio all’interno del cantiere della “vela” nel gennaio 2015, intitolato “Opere incompiute: quale futuro? Esigenze ed opportunità per il Paese”. In quell’ambito non è stato individuato un futuro per l’opera ma l’arch. Calatrava, presente al convegno, ha affermato di essere sicuro che essa verrà prima o poi completata.

 

fonti varie dal Web

By Eles

Ci sono Italiani di serie A e Italiani di serie B? No? E allora qualcuno ci spieghi perché per i treni regionali in Sicilia ci sono 429 corse contro le 2.396 della Lombardia…!

treni

 

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Ci sono Italiani di serie A e Italiani di serie B? No? E allora qualcuno ci spieghi perché per i treni regionali in Sicilia ci sono 429 corse contro le 2.396 della Lombardia…!

Treni regionali: in Sicilia 429 corse contro le 2.396 della Lombardia…

Da I Nuovi Vespri:

Ieri un comunicato di Trenitalia celebrava la puntualità dei sui treni nella nostra isola. Se non è una presa per i fondelli ci somiglia visto che tra un po’, come ci ricorda Legambiente,  si conteranno sulle dita…

A leggere il comunicato diffuso ieri da Trenitalia viene da sorridere: “In Sicilia sale all’ 85% la puntualità reale dei treni regionali arrivati entro i 5 minuti dall’orario previsto nel 2017. Solo lo 0,05% dei convogli regionali è stato cancellato, portando così al 99,9% l’indice di regolarità, che misura le corse effettuate rispetto alle programmate”.

Complimenti agli addetti alla comunicazione che, evidentemente, hanno ricevuto l’ordine di fare un po’ di propaganda sullo stato del servizio in Sicilia, in vista del rinnovo del contratto con la regione (ve ne parliamo qui).

In buona sostanza, però, il tutto suona come una presa per i fondelli: vantarsi della puntualità a fronte di tagli feroci e disservizi bestiali è davvero troppo.

Caso vuole che oggi Legambiente ci ricordi qualche numero: “Le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.396 della Lombardia. Inoltre i convogli sono più vecchi – con una età media nettamente più alta 19,2 anni rispetto ai 13,3 del Nord e a quella nazionale di 16,8 – e sono più lenti, sia per problemi di infrastruttura sia perché circolano treni vecchi e non più adatti alla domanda di mobilità”.

Lo si legge su ‘Pendolaria’ il  rapporto annuale di Legambiente presentato oggi a Roma che analizza nel dettaglio numeri e storie di un’Italia a due velocità e le varie disuguaglianze che ci sono nel Paese.

“Ai grandi successi dell’Alta Velocità maturati in questi anni, si affianca una situazione del trasporto regionale che rimane difficile, anche per via della riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-15,5 dal 2010 al 2016) con un calo del 40% dei passeggeri e la diminuzione dei collegamenti regionali (-6,5% dal 2010 al 2016), a seguito dei tagli realizzati nel 2009 dal Governo Berlusconi.

Eppure, come emerge in Pendolaria, dove si investe nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno come è accaduto, appunto, in Lombardia.

 

“Ancora una volta ci troviamo a commentare un rapporto che, tranne pochi casi, fotografa una situazione mortificante per pendolari e turisti – dichiara il presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna -. Sulla linea che collega Messina a Siracusa, – continua – passando per Catania la velocità media è di 64 km orari e negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti addirittura del 41% e viaggiano meno veloci che in passato. Stiamo parlando di 180 km di linea che collega tre grandi città siciliane, capoluoghi di Provincia, località turistiche e porti. Grave è anche lo stato di degrado delle stazioni. Se vogliamo davvero cambiare il nostro stile di vita è innegabile che invece di tagliare occorre investire sulle ferrovie. Sempre più persone, infatti, preferirebbero il treno all’auto o al pullman, ma in Sicilia la strada è ancora in salita”.

“Una class action di tutti i siciliani contro Trenitalia”

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/01/17/treni-regionali-in-sicilia-429-corse-contro-le-2-396-della-lombardia/#_

Firenze. Nardella assume per chiamata diretta la figlia della Pm che archiviò Renzi – Tu chiamale, SE VUOI, coincidenze…

 

Nardella

 

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Firenze. Nardella assume per chiamata diretta la figlia della Pm che archiviò Renzi – Tu chiamale, SE VUOI, coincidenze…

 

Firenze. Nardella assume per chiamata diretta la figlia della pm che archiviò Renzi
Coincidenze – Chiamata diretta per “il patto per la giustizia”

Come Matteo Renzi anche Dario Nardella nutre aspirazioni da talent scout. E se il rottamatore nel 2009, da sindaco di Firenze, nominò nella controllata Publiacqua la giovanissima – appena 28enne – Maria Elena Boschi, ora il suo erede a Palazzo Vecchio, Dario Nardella, tenta altrettanto e scommette su Celeste Oranges, anche lei 28enne, come Boschi laureata in legge e al suo primo impiego. Ma per quanto abbiano molte cose in comune – sono pure entrambe nate a Montevarchi, in provincia di Arezzo – difficilmente Nardella riuscirà a eguagliare quanto il suo Principe ha fatto per Maria Elena. Inizia dal tentare di evitare gli stessi errori, tanto che nella scelta sembra aver tenuto conto anche dei genitori così da non incappare in un nuovo caso Etruria. E Celeste Oranges ha natali specchiati: la mamma, Acheropita Mondera Oranges, dal 6 giugno guida la procura della Corte dei Conti della Toscana dopo esserne stata a lungo viceprocuratore generale.

Un ruolo piuttosto rilevante, considerati i burrascosi trascorsi con i giudici amministrativi avuti sia da Renzi sia dallo stesso Nardella: i bilanci di entrambi sono stati sovente bocciati. L’ex premier si era visto contestare anche spese per 20 milioni negli anni in cui ha guidato la Provincia di Firenze, poi finito in nulla. Un altro fascicolo, sempre della Corte dei Contie sempre relativo al periodo in cui Renzi era presidente di Palazzo Medici Riccardi, si è chiuso solo nel settembre 2014. Ironia della sorte: fu proprio Acheropita Mondera Oranges, in veste di viceprocuratore generale, a formulare la richiesta d’archiviazione dell’allora premier decretando che il danno erariale era da attribuire agli amministratori e non ai vertici politici. Eppure fu Renzi a nominare ben quattro dirigenti per sostituirne uno, portando i costi da 3,5 milioni di euro del 2006 a 4,2 milioni.

Nardella sarà sicuramente all’oscuro della coincidenza e, come fa sapere Palazzo Vecchio, la nomina di Celeste Oranges è dovuta “alla necessità di creare un gruppo di lavoro specifico con determinati profili professionali”. Nel decreto di nomina del “sindaco metropolitano” Dario Nardella il 26 ottobre 2017 si fa riferimento al “patto per la giustizia della città metropolitana di Firenze” e alla “individuazione di una figura specializzata in ambito giuridico”. L’incarico prevede un compenso annuo di 47mila eurolordi e viene assegnato a Celeste Oranges “visto il curriculum” da lei presentato, scrive Nardella nel decreto. L’unico curriculum, trattandosi di chiamata diretta, è allegato all’atto. Dopo una laurea magistrale in legge conseguita nel 2014 con una votazione di 106/110 svolge 6 mesi di pratica legale nello studio di Gaetano Viciconte. Poi frequenta vari corsi. Dal giugno 2016 è tirocinante presso la procura della Repubblica di Firenze, nel settembre dello stesso anno frequenta il corso di preparazione al concorso per magistrato ordinario tenuto a Roma da Rocco Galli, infine, nel 2017 frequenta un master universitario di secondo livello in Criminologia presso l’università Internazionale di Roma. Queste le voci indicate come “istruzione e formazione”. Esperienze professionali? Nessuna. Lasciate in bianco anche le “capacità e competenze personali”. Tra quelle tecniche, invece, Oranges annovera, testuale: “Conoscenza informatica Office discreta”, “conoscenza Internet discreta”, “superamento del testo obbligatorio per il corso di laurea Magistrale in Giurisprudenza”. Infine le “capacità e competenze artistiche”: “Attitudine alla grafica, ritrattistica ed all’arte canora”. Sarà forse questo ad aver colpito il sindaco Nardella. Lui, appassionato violinista sopraffino, recente massacratore del finale della Carmen, avrà apprezzato le doti artistiche.

fonte:

Ad un anno da Rigopiano dobbiamo ricordare anche questo: Vigili del Fuoco, eroi finché salvano la Gente tra la neve senza guanti, indumenti termici e materiale tecnico. Ignorati quando protestano per gli stipendi da fame! Loro i soldi li danno alle Banche!

 

Rigopiano

 

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Ad un anno da Rigopiano dobbiamo ricordare anche questo: Vigili del Fuoco, eroi finché salvano la Gente tra la neve senza guanti, indumenti termici e materiale tecnico. Ignorati quando protestano per gli stipendi da fame! Loro i soldi li danno alle Banche!

E’ doveroso riproporvi oggi questo articolo di quasi un anno fa.

Nella neve senza guanti, indumenti termici e materiale tecnico: così i Vigili del Fuoco operano per salvare la Gente…

Ma quando protestano per gli stipendi da fame sono del tutto ignorati dallo Stato, troppo impegnato ad approvare il regalo di 20 miliardi alle banche!

Nella neve senza guanti, indumenti termici e materiale tecnico”: cosi’ gli eroici vigili del fuoco sono costretti sui luoghi innevati del terremoto

«Nella neve sul terremoto senza guanti, senza indumenti termici e con mezzi vecchi senza catene»
“Vigili del fuoco, dura denuncia del sindacato Cgil. Molinaroli (coordinatore provinciale): «Disorganizzazione anche nei cambi di personale con preavvisi di solo poche ore»”

Vigili del fuoco in mezzo alla neve, nelle zone terremotate, senza indumenti adeguati per proteggersi dal freddo, senza guanti e stivali da neve. E ancora, con automezzi vecchi di 30 anni senza le gomme“ termiche e senza catene da neve, dormendo «dentro tende sepolte dalla neve oppure in alloggi di fortuna senza – in alcuni casi – poter fare la doccia per una settimana».

E’ questa la denuncia del coordinamento provinciale Cgil-Vigili del Fuoco di Piacenza: il sindacato dei pompieri, tramite il suo coordinatore provinciale Giovanni Molinaroli, in una nota punta il dito anche «sulla disorganizzazione» che obbligherebbe i pompieri a intervenire per dare il cambio sul posto ai colleghi con scarso preavviso («anche poche ore prima del cambio»).

«I vigili del fuoco che sono nelle zone terremotate in in queste ore – scrive Molinaroli – non hanno un vestiario adeguato alle condizioni meteo attuali, questo perché la propria Amministrazione prende in esame solo vestiario che resista alle fiamme, ma non ha mai previsto capi d’abbigliamento tecnico termico per l’inverno, e costringe gli operatori a sovrapporre non meno di 5 o 6 indumenti per la parte superiore del corpo limitando drasticamente qualunque movimento, non ha previsto guanti per l’inverno o la neve, le calzature sono di tipo antinfortunistico e le parti in ferro di cui si compongono trasmettono freddo alle estremità del corpo».

«Per non parlare degli automezzi, molti dei quali totalmente inadeguati (molti hanno più di 30 anni) e difficilmente riescono ad affrontare condizioni climatiche di quel tipo, molti non sono dotati né di gomme termiche e in alcuni casi non vi sono le catene da neve a causa della mancanza di soldi. Costringendo gli autisti a fare salti mortali per raggiungere i luoghi d’intervento mettendo a rischio la propria ed altrui incolumità. La logistica che vede, a 6 mesi dal primo evento, i vigili del fuoco alloggiare in tende sepolte dalla neve ed in alcuni casi in alloggi di fortuna come baite ed ostelli a volte senza potersi fare nemmeno una doccia per tutta l’intera settimana di lavoro come capita a chi deve lavorare ad Ussita».

 

“Eroi con stipendi da fame”: sit-in dei Vigili del fuoco in tutta Italia

Ce li invidiano in tutto il mondo i nostri Vigili del fuoco e noi li ripaghiamo con stipendi indecorosi e togliendo loro autonomia. Loro scendono in piazza in tutta Italia. Il  sindacato Conapo sta dando luogo a sit-in in tutti i comuni italiani per protestare soprattutto contro la riforma Madia. È infatti di prossima approvazione il decreto di riforma del Corpo nazionale che dovrebbe essere licenziato a giorni da Palazzo Chigi. Il segretario generale del Conapo, Antonio Brizzi, è in sciopero della fame da una settimana per sensibilizzare sul problema delle retribuzioni da fame che il decreto non tocca minimamente. E’ stato colto da malore proprio mentre protestava in divisa davanti al Viminale,  facendo la spola tra i palazzi del governo e del Parlamento in difesa dei diritti  dei suoi colleghi Antonio Brizzi:  è stato soccorso dai suoi stessi colleghi per uno svenimento e poi trasportato in ambulanza al policlinico Umberto I, dove si trova tutt’ora sottoposto agli accertamenti sanitari.

Si protesta con sit-in simultanei in tutte le province d’Italia. Nel mirino delle contestazioni c’è la disparità di retribuzione con gli altri impiegati pubblici del cosiddetto “comparto sicurezza”: con l’approvazione del decreto, spiegano i rappresentanti della sigla sindacale Conapo, “le retribuzioni sarebbero di 300 euro inferiori a quelle della polizia, con cui pure i pompieri condividono lo stesso ministero”. Va peraltro precisato che questa differenza è di 300 euro per le qualifiche più basse, ma sale fno a triplicare per i gradi più alti. I Vigili del fuoco contestano le disparità di trattamento anche in materia previdenziale e di carriera. I sindacati chiedono di essere ricevuti in Prefettura per consegnare al rappresentante del governo sul territorio le richieste per il premier Gentiloni e per i ministri Minniti e Madia di stanziare maggiori fondi per risolvere la grave disparità di trattamento. Chiedono che all’interno del decreto sia inserito un preciso vincolo di legge affinché le risorse finanziarie, qualora insufficienti all’equiparazione, siano destinate esclusivamente al personale in divisa del dei Vigili del fuoco che ha funzioni operative, sino ad avvenuta equiparazione con gli altri corpi. In tutte le emergenze i Vigili del Fuoco sono presenti in maniera costante e silenziosa, prestando soccorso con dedizione e con spirito di abnegazione, considerati eroi e angeli nei momenti drammatici, ma, una volta spenti i riflettori, ci si dimentica delle tragedie e di chi ha rischiato la vita per aiutare e, in molti casi, salvare la vita.

E’ stato colto da malore proprio  mentre protestava in divisa davanti al Viminale, dopo 8 giorni di sciopero della fame facendo la spola tra i palazzi del governo e del Parlamento in difesa dei diritti dei vigili del fuoco: Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, il sindacato autonomo di categoria, è stato soccorso dai suoi stessi colleghi per uno svenimento e poi trasportato in ambulanza al policlinico Umberto I, dove si trova tutt’ora sottoposto agli accertamenti sanitari. “Ha ripreso conoscenza e sta meglio -riferiscono fonti del Conapo- ma è testardo, insisteva per tornare subito in piazza vuole parlare con il ministro Minniti in merito al decreto sui vigili del fuoco che il consiglio dei ministri dovrà approvare a giorni. Ha detto che non si darà pace sino a che non riuscirà a dare ai vigili del fuoco, oggi sottopagati di 300 euro al mese rispetto agli altri corpi, la stessa dignità lavorativa che hanno tutti gli uomini in divisa dello Stato”. “E’ stanco delle falsità dei politici che ci lodano quando salviamo vite umane ma ci mancano di rispetto quando si discute di stanziamenti”, concludono.

Il pentito La Marca su Mangano “Ci disse di votare Berlusconi” …Mafia a parte – Ma a voi proprio non fa un po’ schifo votare una lista che ha per “presidente” un pregiudicato…?

 

Berlusconi

 

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Il pentito La Marca su Mangano “Ci disse di votare Berlusconi” …Mafia a parte – Ma a voi proprio non fa un po’ schifo votare una lista che ha per “presidente” un pregiudicato…?

Il pentito La Marca su Mangano
“Ci disse di votare Berlusconi”

PALERMO – “Vittorio Mangano andò a Milano a febbraio o marzo del 1994 e quando tornò mi disse che se ‘saliva’ (se fosse stato eletto, ndr) Berlusconi avremmo avuto agevolazioni come l’abolizione del 41 bis, dissequestri e altro. Non so se in quell’occasione Mangano parlò con Berlusconi o con qualcun altro, in ogni caso cominciammo a lavorare per fare votare Berlusconi alle elezioni politiche del 1994”. Lo ha detto il collaboratore di giustizia Francesco La Marca, che apparteneva al mandamento di Porta Nuova, deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia, in corso nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. La Marca ha parlato dei rapporti tra Vittorio Mangano, “lo stalliere di Arcore”, e l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a lui riferiti dal mafioso Gianni Lipari. “Di Vittorio Mangano – ha aggiunto – me ne aveva parlato Gianni Lipari nel 1979 o nel 1980. Mi disse che era amico di Stefano Bontade e degli Inzerillo. Lo vedi questo scecco (asino, ndr), mi disse Gianni Lipari parlando di Vittorio Mangano, poteva diventare ricco e invece si è inguaiato con la droga. Mi disse che Mangano doveva proteggere i figli di Silvio Berlusconi. Stava nella villa per fare capire che Berlusconi era protetto dagli ‘amici'”.
tratto da: http://livesicilia.it/2015/09/11/mangano-ci-disse-di-votare-berlusconi_662300/
…Ora, mafia a parte, proprio non fa un po’ schifo votare una lista che ha per “presidente” un pregiudicato…?

Il malessere del modello tedesco – La ricchezza della Germania è solo una fake news

 

Germania

 

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Il malessere del modello tedesco – La ricchezza della Germania è solo una fake news

di Emanuel Pietrobon

Viaggio nella Germania che ha subito gli effetti della globalizzazione, dell’immigrazione selvaggia e della denazificazione.

La propaganda europeista da anni martella le opinioni pubbliche dei 28 veicolando la (falsa) convinzione che la Germania sia il più grande successo dell’Eurozona e che le sue ricette applicate in società ed economia dovrebbero essere assunte a modelli di riferimento per l’intera comunità europea. La realtà non corrisponde esattamente ai racconti del Comitato Ventotene e basterebbe uno sguardo, neanche tanto approfondito, alla situazione interna del paese per capire che si tratta di uno dei più grandi miti costruiti dalla fabbrica di fake news, insieme a quello svedese.

Secondo un’inchiesta del Der Spiegel del 2012, la ricetta economica tedesca basata su un modello neomercantilista fortemente dipendente dalla politica esportatrice verso territori extracomunitari che ha reso possibile al paese di diventare la prima potenza economica d’Europa sarebbe un finto successo perché ha arricchito una piccola parte della popolazione a fronte dell’impoverimento di milioni di tedeschi.

Infatti, da anni gli stipendi di operai generici e dipendenti base sono bloccati, caratterizzati da contratti precari con poche possibilità di regolarizzazione a tempo indeterminato e bonus (di qualsiasi tipo) nulli; inoltre la paga mensile media per diverse mansioni è lentamente diminuita sotto la soglia dei 800 euro e figure professionali come cuochi, camerieri e insegnanti percepiscono stipendi inferiori a quelli del 2003.

Marzahn è uno dei simboli di quella Germania volutamente dimenticata e assassinata dalla globalizzazione: palazzi di recente costruzione e aree giochi nascondono un tasso di disoccupazione doppio rispetto alla media nazionale, la metà della popolazione vive di sussidi statali e criminalità dilagante

La causa di tutto ciò? L’inchiesta accusa le politiche neoliberiste che hanno deregolamentato il mercato del lavoro tedesco nel nome della flessibilità, comportando un generale abbassamento dei salari e una precarizzazione dei rapporti di lavoro: oltre 900mila i cosiddetti “precari” nel 2012 rispetto ai 300mila del 2003. Nel 2015, il Paritätische Gesamtverband, un’associazione attiva nel sociale, denunciava in un rapporto il ritorno della povertà nel paese ai livelli del pre-unificazione: 12 milioni e 500mila degli 80 milioni di cittadini guadagnavano meno di 540 euro al mese, vivendo in stato di povertà. Una situazione, a detta dell’associazione, causata dai tagli alle politiche di tutela del lavoro. Nello stesso anno, secondo il Destatis, l’ufficio di statistica tedesco, erano oltre 3 milioni i poor worker, ossia quei lavoratori in soglia di povertà per via dello stipendio non allineato al costo della vita. E che dire della situazione sociale? Tanto è stato scritto sugli stupri di massa del capodanno di Colonia del 2016 operati da bande di immigrati, specialmente medio-orientali e balcanici – parte di essi richiedenti asilo, rifugiati umanitari e profughi, e da allora la Germania è stata sconvolta da diversi attentati a matrice islamista; eventi che hanno giocato un ruolo fondamentale nell’ascesa di partiti antisistema come Alternativ für deutschland alle recenti elezioni.

Il modello d’integrazione tedesco forse non è mai stato capace di germanizzare i non autoctoni, ed oggi più che mai mostra la vastità delle sue falle tra attentati terroristici, proliferazione di ghetti e no-go zones. Secondo una ricerca del Gatestone Institute, nel 2016 soltanto 34mila rifugiati, su oltre un milione di entrati nel paese tra il 2014 e il 2015, avevano trovato un’occupazione regolare, con contratto e tutele sindacali. Dati confermati, in parte, anche dalla Bundesagentur für Arbeit, l’Agenzia federale del lavoro, che nello stesso anno denunciava che dei 2 milioni e 500mila abitanti del paese senza occupazione, il 43,1% era straniero o tedesco naturalizzato. La stessa agenzia nel rapporto approfondiva le cause della situazione occupazionale tra etnie, sottolineando l’importanza giocata dal diverso background culturale nelle possibilità di trovare un’occupazione, o quantomeno una soddisfacente, ed integrarsi meglio nella società. Un’inchiesta del Wall Street Journal dello stesso anno ha invece portato alla luce il fallimento del progetto di inserimento dei profughi nel mondo della grande imprenditoria tedesca, tanto auspicato dal governo Merkel nel 2015. Tra i casi più clamorosi Deutsche Post, che ha offerto 1000 posti di lavoro a rifugiati ricevendo solo 235 domande di partecipazione, e Continental AG che ha avviato un percorso formativo con finalità d’assunzione per 50 rifugiati, terminato soltanto da 15 degli aspiranti.

In Germania, durante le celebrazioni del capodanno 2016, specialmente a Colonia, hanno avuto luogo delle violenze di massa operate da bande organizzate di profughi, richiedenti asilo e immigrati mediorientali e balcanici, al termine delle quali circa 2mila persone sono state vittime di stupri, aggressioni e rapine

Se la situazione lavorativa dei nuovi tedeschi è drammatica, quella vissuta dai tedeschi è tragica stando al rapporto “Sulla criminalità nel contesto della migrazione” della BKA, la polizia federale tedesca, coprente reati compiuti da stranieri, richiedenti asilo e profughi nel periodo 2013-17. Nel 2016, questa categoria di persone si sarebbe macchiata di 3404 reati sessuali (su un totale di 6100 denunciati) unamedia di 9 al giorno; un aumento vertiginoso considerando i 559 crimini a sfondo sessuale del 2013, per una media di 2 al giorno. Secondo il rapporto le principali nazionalità protagoniste di tali reati sarebbero in ordine: Siria, Afganistan e Pakistan. Alla luce di questi numeri, forse non è un caso che in occasione delle celebrazioni del nuovo anno, le autorità berlinesi abbiano deciso di realizzare zone di sicurezza per le donne a Pariser Platz, suscitando scalpore in Occidente, ma ottenendo consensi nel paese.

Un capitolo a parte andrebbe dedicato alla salute mentale dei tedeschi. Secondo una ricerca dell’OCSE sull’utilizzo e abuso di farmaci nei paesi sviluppati, in Germania il numero di coloro che consumano antidepressivi con assiduità è aumentato del 46% tra il 2007 ed il 2011, facendo del paese uno dei più afflitti dal problema della farmacodipendenza dietro la regione scandinava. Dati sorprendenti anche secondo l’organizzazione che aveva associato l’incremento nell’uso di questi farmaci alla recente crisi economica, salvo poi dover fare marcia indietro leggendo i numeri di Germania e paesi scandinavi, in cui l’abuso è andato crescendo senza sosta, quindi apparentemente slegato ai cicli economici. Il tema dell’utilizzo di antidepressivi in Germania ha attirato l’attenzione di diversi studiosi e centri di ricerca. Secondo un’inchiesta del 2015 di Deutsche Welle, la principale emittente pubblica tedesca, in Germania la media dei consumatori di antidepressivi è aumentata dai 52 ogni 1000 abitanti del 2000 ai 104 del 2012 – la media europea è stabile a 56 ogni 1000 abitanti.

Nonostante il trend economico positivo, in Germania l’uso di psicofarmaci è andato aumentando vertiginosamente negli ultimi 17 anni, come denunciato dall’Ocse, posizionandosi ai primi posti tra i paesi sviluppati, dietro solo alle nazioni scandinave

L’emittente, riprendo i dati forniti dall’Ocse e dalla Techniker Krankenkasse, un’importante compagnia tedesca di assicurazione sanitaria, ha portato alla luce diversi dati: tra il 2000 e il 2013 sono aumentati del 2% i lavoratori assicurati a cui sono stati prescritti antidepressivi, gli antidepressivi sono prescritti ad un tasso due volte maggiore alle donne rispetto che agli uomini, i lavoratori in età matura prendono più antidepressivi rispetto a quelli più giovani e l’uso di antidepressivi è più frequente tra operatori dei servizi sociali, precari ed operai. L’indagine si conclude con l’opinione del dottor Malek Bajbouj, professore di neuropsichiatria all’ospedale universitario di Berlino, secondo il quale nel paese non è in corso alcuna epidemia di abuso da psicofarmaci, ma si tratterebbe piuttosto di un aumento legato alla maggiore accettazione sociale dei trattamenti farmacologici e alla minore stigmatizzazione di coloro che ne fanno uso.

La Germania è, quindi, anche questo: un palazzo in rovina che viene costantemente riverniciato e ammodernato superficialmente in modo tale da nasconderne le crepe e renderne gradevole l’aspetto, ma destinato a soccombere sul proprio peso, un gigante d’argilla che ha deciso di rimediare alla crisi demografica dando luogo ad una politica migratoria che ha fatto entrare nel paese oltre un milione di persone nel solo 2015 salvo poi ricorrere a ripari impacciati e miopi ai primi segnali di instabilità sociale. Un paese che ha perso la bussola ma che continua a guidare il resto della squadra, l’Ue, verso la stessa, tragica sorte.

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE

Leggi che un tizio che ha 319 milioni di euro di debito con MPS pranza con il Presidente del Consiglio, e questi gli dà pure dritte sulle riforme delle banche, e ti viene voglia di urlare “Maladetti ladri”. Ma non puoi, perchè poi ti senti rispondere “ladri lo dici a tua sorella” …e capisci in che paese di merda ti trovi!

De Benedetti

 

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Leggi che un tizio che ha 319 milioni di euro di debito con MPS pranza con il Presidente del Consiglio, e questi gli dà pure dritte sulle riforme delle banche, e ti viene voglia di urlare “Maladetti ladri”. Ma non puoi, perchè poi ti senti rispondere “ladri lo dici a tua sorella” …e capisci in che paese di merda ti trovi!

 

Ricordate la lista dei 100 debitori nell’elenco di Monte dei Paschi di Siena?

Quella che volevano tenerci nascosta?

Quella che qualche giornale ha pubblicato?

Quelle su cui è calato l’assoluto silenzio?

Tra i grandi debitori non possono passare inosservati i più di 300 milioni di Sorgenia Power. La cifra riportata è una di quelle più cospicue presenti nell’elenco dei 100 debitori di Monte dei Paschi di Siena. Sorgenia quando era di proprietà di Carlo De Benedetti e family, ha creato un buco di 319 milioni di euro sino al 30 settembre 2017…!

Ed ora…

Banche Popolari, l’intercettazione di De Benedetti: “Il decreto passa, me l’ha detto Renzi” …Così l’ebetino fece guadagnare 600.000 Euro al suo amico, alla faccia della povera gente che ci rimise pure le mutande!

Ti viene voglia di urlare “Maladetti ladri”…?

Non puoi, perchè poi ti senti rispondere “ladri lo dici a tua sorella”…

Guarda QUI il video dell’arroganza di Renzi nei confronti dell’anziana contestatrice

…e capisci in che paese di merda ti trovi!

 

By Eles

L’uomo che sussurrava a De Benedetti – In un Paese civile volerebbero le manette, ma noi siamo in Italia…!

De Benedetti

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L’uomo che sussurrava a De Benedetti – In un Paese civile volerebbero le manette, ma noi siamo in Italia…!

 

L’uomo che sussurrava a De Benedetti – Alessandro Di Battista

Scrive Alessandro di Battista su Facebook:

“‘L’UOMO CHE SUSSURRAVA A DE BENEDETTI’

– Gennaio 2016, Renzi dichiara: “Monte dei Paschi di Siena è risanata, ora investire è un affare”. Magari qualcuno gli avrà creduto e avrà seguito il suo consiglio. Risultato? Perdita clamorosa perché il valore dei titoli di MPS da quel giorno è crollato.

– Gennaio 2015, Renzi rivela a De Benedetti l’imminente approvazione del decreto sulle banche popolari. L’Ingegnere chiede subito al suo broker di comprare azioni delle banche coinvolte dal decreto. Ovviamente il decreto viene approvato dal Consiglio dei Ministri e l’Ingegnere De Benedetti fa un affare da 600.000 euro di plusvalenze.

IN UN PAESE NORMALE SUCCEDEREBBE QUESTO:

1. Si indignerebbero tutti quanti di fronte a questi comportamenti vomitevoli.
2. I giornalisti de La Repubblica dimostrerebbero dignità e scriverebbero la verità, anche se questa va contro gli interessi del loro padrone!
3. Gli elettori del PD caccerebbero Renzi a calci nel culo dal loro partito, un partito diventato ormai una cloaca di interessi privati e oscenità politiche.
4. I TG e le trasmissioni di informazione invierebbero giornalisti e operatori sotto casa di Renzi e di De Benedetti e farebbero partire dirette, approfondimenti, insomma, informerebbero.

IN ITALIA, IL “PAESE DEL SOTTOSOPRA” INVECE SUCCEDE QUESTO:

1. Si indignano soltanto coloro che sono stati correttamente informati, tutti gli altri non ci capiscono nulla.
2. I giornalisti de La Repubblica (e molti altri) cercano di nascondere il più possibile questa notizia clamorosa.
3. Alcuni (sempre meno grazie a Dio)

elettori del PD, spaventati ormai da anni dal sistema mediatico rispetto ad una possibile vittoria del Movimento 5 Stelle difendono l’indifendibile. Lo fanno anche per non ammettere a loro stessi un fallimento totale.
4. Molti TG e molte trasmissioni di “informazione” si occupano di “spelacchio”, mandano giornalisti a Piazza Venezia sotto un albero piuttosto che sotto casa di De Benedetti o di Renzi.

Io ho passione e voce. Il 1 febbraio partirò in tour in camper e girerò tutte le regioni d’Italia. Ripeto, tutte. Sarò in piazza, farò dirette su dirette e se necessario ci andrò io nella cittadina di Renzi. Incontrerò fisicamente o in rete centinaia di migliaia di italiani. Farò il mio dovere e, con i miei mezzi, informerò più persone possibile anche su quest’ultima indecenza che avrebbe stroncato la carriera politica e imprenditoriale di chiunque, ma non di Renzi e De Benedetti…per lo meno ancora no…”