Guerra Mondiale: CENSURATO da tutti i media l’inquietante avviso di Putin – Non so più come comunicare con voi. I vostri media sono controllati, non vi fanno sapere nulla. Non avete la più pallida idea di quello che sta succedendo. Il mondo va in una direzione irreversibile.

Guerra Mondiale

 

 

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Guerra Mondiale: CENSURATO da tutti i media l’inquietante avviso di Putin – Non so più come comunicare con voi. I vostri media sono controllati, non vi fanno sapere nulla. Non avete la più pallida idea di quello che sta succedendo. Il mondo va in una direzione irreversibile.

Ecco l’avvertimento di Putin che è stato CENSURATO da tutti i media occidentali – agghiacciante!

Ecco “Il Grano”, la nuova moneta siciliana che fa paura alle banche.

 

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Ecco “Il Grano”, la nuova moneta siciliana che fa paura alle banche.

“Progetto sicilia” sta lavorando da anni ad una rivoluzione monetaria applicabile in tutta la regione, ma difficilmente ciò viene divulgato da una informazione che appoggia le banche.
Come ben sappiamo l’Euro ha tolto ai paesi che lo adottano la propria sovranità monetaria, cioè l’impossibilità di stampare una propria moneta nazionale, siamo infatti costretti a farcela prestare dalla BCE per poi restituirla con tanto di interessi.

Ma le regioni italiane a statuto speciale come la Sicilia hanno un vantaggio che “Progetto Sicilia” propone di sfruttare. Lo statuto speciale infatti permette l’erogazione di prestiti interni alla regione, e quindi può esserci la possibilità di pagare i tributi con una nuova moneta emessa dal popolo, in questo caso “il Grano”, il denaro proposto in questo progetto rivoluzionario.
Vi mostriamo un video di seguito che contiene tutte le informazioni a riguardo.

 

 

tratto da: http://www.stopeuro.news/il-grano-la-nuova-moneta-siciliana-che-fa-paura-alle-banche-ecco-di-cosa-si-tratta/

Franco Bechis spiega come lo Stato truffa i cittadini: con i soldi degli SMS ricostruita una scuola non danneggiata dal terremoto e già finanziata dallo Stato! Insomma ricapitoliamo: i soldi per il loro vitalizi ci sono, per le scuole no e si devono fottere quelli dei terremotati!

 

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Franco Bechis spiega come lo Stato truffa i cittadini: con i soldi degli SMS ricostruita una scuola non danneggiata dal terremoto e già finanziata dallo Stato! Insomma ricapitoliamo: i soldi per il loro vitalizi ci sono, per le scuole no e si devono fottere quelli dei terremotati!

Scrive Franco Bechis sul suo blog:

Bechis: ‘Con gli SMS del terremoto pagata una scuola già finanziata dallo Stato’

“Con i soldi degli sms versati dagli italiani dopo le scosse di terremoto del 24 agosto 2016 sono stati finanziati 16 interventi di ricostruzione, e uno di questi riguarda la scuola media statale di Collevecchio, paese del reatino non compreso nel cratere del terremoto. La scuola è succursale dalla Sandro Pertini di Magliano Sabina- che non ha avuto danni dal sisma- e fu effettivamente dichiarata inagibile dai vigili del fuoco dopo quella scossa, sia pure con la promessa di renderla agibile (così raccontano le cronache dell’epoca) dopo poche settimane di trasferimento nella sede centrale di Magliano Sabina.

La decisione di utilizzare i fondi degli sms per ricostruirla da zero è stata presa dal comitato dei garanti istituito dalla protezione civile il 17 luglio scorso. Ma esattamente 6 giorni prima, l’11 luglio 2016, con l’ordinanza n.33 il commissario per la ricostruzione Vasco Errani aveva ricompreso quella stessa scuola media statale di Collevecchio nell’elenco delle opere di ricostruzione per cui fare partire i cantieri a totale carico delle finanze pubbliche, attingendo in parte ai fondi stanziati dai primi decreti sul terremoto, e in parte dal fondo messo a disposizione dalla legge di Bilancio per il 2017. Non solo, ma circa due settimane dopo la scelta sulla finalizzazione dei fondi degli sms- il 31 luglio 2017- lo stesso Errani firmava l’ordinanza n.35 che correggeva parzialmente l’elenco delle opere a totale carico delle finanze pubbliche, mantenendo però nella tabella quella stessa identica scuola di Collevecchio.

Un caso che non sappiamo se piccolo o grande, visto che la trasparenza sull’utilizzo delle donazioni degli italiani è ridotta al lumicino (c’è l’elenco dei 16 interventi, ma non quello delle cifre stanziate per ciascun intervento), ma comunque indicativo della confusione con cui si stanno gestendo risorse pubbliche e private per la ricostruzione. Da ambienti dell’ufficio del commissario per la ricostruzione riceviamo come spiegazione del giallo della scuola media statale di Collevecchio che le donazioni degli italiani “possano essere integrative” ai fondi pubblici già stanziati per la stessa cosa. Questo però vorrebbe dire che quando si è finanziata con le risorse messe a disposizione dal Tesoro la ricostruzione della scuola media, si immaginava di farlo solo parzialmente: magari un muro sì, uno no, un’aula a metà, mezza lavagna, quattro banchi sì, quattro no e così sono state utilizzate per completare l’opera le donazioni degli italiani. Ma è altamente improbabile sia così.

Era stato il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, a lamentare quel tipo di utilizzo delle donazioni degli italiani per il terremoto, sottolineando come ad Amatrice non sia arrivato un euro e invece sia stato finanziato il progetto di una scuola a Collevecchio, che non era uno dei comuni ricompresi dal cratere del terremoto. Pirozzi ha ragione, e si è visto rispondere sia dal governo che dalla Regione Lazio (a parte polemiche che non nascevano dalle sue parole) che quel finanziamento fuori cratere era ammesso dalla legge e che ad Amatrice la ricostruzione delle scuole era già finanziata. Entrambe le cose sono vere, solo che la ricostruzione delle scuole di Amatrice era stata finanziata con le stesse ordinanze che comprendevano la scuola di Collevecchio: quindi se valeva per una l’integrazione con i fondi privati, poteva valere anche per l’altra.

Il sindaco di Amatrice ha sollevato una questione di sostanza: gli italiani avrebbero mai versato con tanta generosità attraverso sms e bonifici (quasi 33 milioni di euro) se avessero saputo che i loro soldi sarebbero stati utilizzati a capocchia per le scelte di un comitato di saggi in cui siede fra l’altro una ex parlamentare del pci? Avrebbero avuto quella generosità avessero saputo che fra le opere finanziate ci sarebbe stata anche la sede di un comune con tanto di autorimessa? O avrebbero pensato che a quelle cose sarebbero state naturalmente finanziate dalle finanze pubbliche, visto che se una scuola o un municipio non sono state costruite né poi ristrutturate seguendo norme antisismiche qualche responsabilità pubblica ci dovrà pure essere? A queste domande che riguardano il cuore della fiducia di un paese nelle proprie istituzioni si risponde con comunicati burocratici e da legulei, senza capire quanto delicata sia la questione.”

 

fonte: http://limbeccata.it/clamoroso/con-gli-sms-del-terremoto-pagata-una-scuola-gia-finanziata-dallo-stato/

Impreparati, incompetenti, immaturi: non abbiamo mai avuto politici tanto ignoranti!

 

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Impreparati, incompetenti, immaturi: non abbiamo mai avuto politici tanto ignoranti!

Non si è mai visto un ceto politico così ignorante. Laureati compresi. Colpa della scuola? O di una selezione al contrario? La democrazia rischia di non funzionare se conferisce responsabilità di comando a persone palesemente impreparate.

Nel governo Gentiloni più di un ministero è presidiato da non laureati e non laureate: istruzione e salute, lavoro e giustizia. Se questa non è forse la “prevalenza del cretino” preconizzata da Fruttero e Lucentini, è di certo la prevalenza dell’ignorante.

Infatti la legislatura attuale ha una percentuale di laureati tra le più basse della storia: di poco sopra il 68 per cento, un dato che mette tristezza a confronto col 91 per cento del primo Parlamento repubblicano… Qualche settimana fa la Repubblica ha offerto lo sfondo a questo spettacolo, mostrando con tanto di tabelle che la riforma universitaria detta “del 3+2”, testardamente voluta nel 2000 dai non rimpianti ministri Berlinguer e Zecchino al grido di “l’Europa ce lo chiede!”, è stata un fiasco. I laureati sono pochi, non solo nel ceto politico ma nel paese, in calo perfino rispetto a quelli del 2000, ultimo anno prima della riforma. L’età media del laureato italiano è superiore ai 27 anni e la laurea triennale non serve (salvo che per gli infermieri) a nulla. I giovani che concludono il ciclo di 5 anni (il “3 + 2”) sono addirittura meno del totale di quelli che vent’anni fa si laureavano coi vecchi ordinamenti (durata degli studi 4, 5 o 6 anni). Per giunta, per completare la laurea triennale ci vogliono 4,9 anni, per quella quinquennale più di 7,4! Quindi, l’obiettivo principale della riforma, che era quello di aumentare il tasso di laureati, è mancato.

Le cause? Certamente non sono quelle che ha suggerito, nel suo intervento a Cernobbio agli inizi di settembre, la non laureata ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: la colpa dei pochi laureati, ha suggerito (lei ex sindacalista!), è delle «famiglie a basso reddito», che non trovano più buoni motivi per spingere i figli a laurearsi. Non ha pensato, non avendolo frequentato, che invece è tutto il sistema universitario che andrebbe, come le case abusive, abbattuto e riprogettato. Quindi, se il paese è conciato così, come possiamo pretendere che il personale politico sia meglio?

Ma non è finita. Un altro guaio, più serio, sta nel fatto che il ceto politico attuale, e ancor più (si suppone) quello che gli subentrerà al prossimo turno, ha un record unico nella storia d’Italia, di quelli che fanno venire i brividi: i suoi componenti, avendo un’età media di 45,8 anni (nati dunque attorno al 1970), sono il primo campione in grandezza naturale di una fase speciale della nostra scuola, che solo ora comincia a mostrare davvero di cosa è capace. Perché dico che la scuola che hanno frequentato è speciale? Perché è quella in cui, per la prima volta, hanno convissuto due generazioni di persone preparate male o per niente: da una parte, gli insegnanti nati attorno al 1950, formati nella scassatissima scuola post-1968; dall’altra, quella degli alunni a cui dagli anni Ottanta i device digitali prima e poi gli smartphone hanno cotto il cervello sin dall’infanzia.

I primi sono cresciuti in una scuola costruita attorno al cadavere dell’autorità (culturale e di ogni altro tipo) e della disciplina e all’insofferenza verso gli studi seri e al fastidio verso il passato; i secondi sono nati in un mondo in cui lo studio e la cultura in genere (vocabolario italiano incluso) contano meno di un viaggio a Santorini o di una notte in discoteca.

Prodotta da una scuola come questa, era forse inevitabile che la classe politica che governa oggi il paese fosse non solo una delle più ignoranti e incompetenti della storia della Repubblica, ma anche delle più sorde a temi come la preparazione specifica, la lungimiranza, la ricerca e il pensiero astratto, per non parlare della mentalità scientifica. La loro ignoranza è diventata ormai un tema da spot e da imitazioni alla Crozza. I due fattori (scarsità di studi, provenienza da una scuola deteriorata), mescolati tra loro, producono la seguente sintesi: non si è mai visto un ceto politico così incompetente, ignorante e immaturo.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, nelle parole, le opere e le omissioni. Si dirà, come al solito, che il grande Max Weber lo aveva profetizzato già nel famoso saggio sulla Politica come professione (1919): «lo Stato moderno, creato dalla Rivoluzione» spiega «mette il potere nelle mani di dilettanti assoluti […] e vorrebbe utilizzare i funzionari dotati di preparazione specialistica solo come braccia operative per compiti esecutivi». Ma il povero Max non poteva prevedere le novità cool dei nostri tempi: per dirne una, la rabbiosa spinta che il movimento di Beppe Grillo avrebbe dato alla prevalenza dell’incompetente.

tratto da: http://m.espresso.repubblica.it/palazzo/2017/09/27/news/impreparati-incompetenti-immaturi-il-ceto-politico-non-e-mai-stato-cosi-ignorante-1.310776?ref=RHRR-B

Gianluigi Paragone senza peli sulla lingua: “Hanno paura del voto dei cittadini, ecco perché…”

 

Gianluigi Paragone

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Gianluigi Paragone senza peli sulla lingua: “Hanno paura del voto dei cittadini, ecco perché…”

Con la caduta di Marine Le Pen la casta ha portato a casa una importante vittoria, ma non ha vinto la guerra.

Il risultato delle elezioni in Germania ne è la dimostrazione: la Merkel non avrà la maggioranza, mentre i “populisti” dell’AFD hanno ottenuto ben 80 (partendo da zero).

Le prossime votazioni saranno, preparatevi, in Italia e l’establishment ha paura del voto dei cittadiniperché potrebbe riservarci grandi sorprese: “Ne vedremo delle belle”, commenta Gianluigi Paragone nel suo videocommento di oggi su Facebook, che riportiamo di seguito:

“Quando non hanno voglia di ascoltare è inutile parlare perché i commenti del giorno dopo sono inutili, tanto loro sanno già che cosa vogliono, sanno tutto, sono i retori illuminati, sono coloro che detengono le verità.

E poi si stupiscono ‘ah ma cos’è successo in Germania’. E’ successo quello che era già successo altrove, poi però come la coperta di Linus hanno utilizzato le elezioni francesi per dire ‘scampato pericolo, la Le Pen non c’è più’.

Peccato che in Francia non avevano preso in considerazione il vero dato politico, che era l’astensionismo, cosa che non si è verificata in Germania.

E non si verificherà in Italia, se lo mettano bene in testa.

Al netto di tutti i voti delle primarie o di come scegliere il candidato, conteremo i voti al momento delle elezioni. Ecco perché hanno paura di farci votare, hanno paura che il popolo si possa esprimere liberamente.

Allora io penso che in Italia ci sia una gran voglia di partecipazione, non ci sarà un astensionismo alto, ecco perché hanno paura di queste elezioni. Ecco perché hanno anche paura di coloro che si pongono anche al di fuori di questo verbo dominante. Non faccio riferimenti a partiti, movimenti, tanto chi vuole sapere già sa.

Io so che ci sono tanti cittadini che hanno voglia di votare, hanno voglia di far vedere, di far pesare la loro idea diversa di paese, la loro idea diversa di politica.

Ecco perché non vedo l’ora di andare a votare, ecco perché non vedo l’ora di vedere realmente una campagna elettorale in cui da una parte ci saranno i burattini delle élite e dall’altra parte ci saranno coloro che, con un pensiero politico diverso, si oppongono alle élite.

Ne vedremo delle belle.”

Ecco il video QUI

 

Il fantastico editoriale di Marco Travaglio: Benvenuti in Culonia

Marco Travaglio

 

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Il fantastico editoriale di Marco Travaglio: Benvenuti in Culonia

Ci sono giornate che cominciano uggiose e non inducono proprio al buonumore. Poi giunge notizia che Antonio Tajani, a nome di FI e dunque di B., si è molto congratulato con la Merkel per il suo quarto cancellierato e ha rivelato che lei e Silvio hanno appena avuto “due lunghi e approfonditi incontri, non sono mai stati così vicini”, e uno subito si rianima. Siccome siamo un Paese senza memoria che confida nella smemoratezza altrui, ecco un breve riepilogo dei rapporti bilaterali Berlino-Arcore.

Quand’era premier, sinceramente offeso dall’intollerabile serietà della Cancelliera, B. le provò tutte per sbeffeggiarla e umiliarla: una volta le fece il cucù, un’altra la lasciò per mezz’ora sotto il sole mentre lui era al telefono (“con Erdogan”, disse poi, essendo un madrelingua turco) e così via. Lei lo ripagò il 23 ottobre 2011 con la famosa risata in duo con Sarkozy, e chissà se sapeva che un anno prima il Fatto aveva riferito una voce ricorrente in Transatlantico: i fedelissimi di B. erano terrorizzati che uscissero, dalle procure di Milano o Napoli o Bari, intercettazioni compromettenti fra lui, i suoi papponi e le sue escort. Compromettenti non per l’attività di puttaniere, che anzi faceva punteggio. Ma per l’abitudine a catechizzare, nelle cene eleganti pre-bungabunga, le papigirl sulle sue mosse diplomatiche ai vertici internazionali, e a condire il tutto con sapidi aneddoti e soprannomi. Purtroppo quello della Merkel era “culona inchiavabile”.

Le intercettazioni poi non uscirono (o non c’erano, o furono stralciate per irrilevanza penale), ma chi lo conosceva giurava che il Gran Simpatico la chiamava così, amichevolmente, con tutti. Infatti la stessa voce fu raccolta da Selvaggia Lucarelli nel suo blog. L’indiscrezione, rimbalzata sui giornali tedeschi, da Bild a Die Welt, cadde nel più impenetrabile silenzio dell’entourage berlusconiano: nessun commento né smentita. Poi, un anno più tardi, subito dopo la risata Merkel-Sarkozy, B. perse la maggioranza e si dimise. Poi prese ad accusare apertamente la Merkel, in combutta con Sarkò, Obama, Napolitano e il mago Otelma, di aver congiurato contro il suo governo, in quello che doveva essere, se non andiamo errati, il quarto o il quinto “golpe” ai suoi danni dal ’94. Lo ribadì papale papale nel gennaio 2013 a Servizio Pubblico, accusando il governo tedesco di aver aizzato la Deutsche Bank a vendere titoli di Stato italiani per far schizzare lo spread. La Costamagna gli mostrò una lettera di smentita della banca tedesca, ma lui rispose che allora sarà stata la Bundesbank (finiva sempre per bank).

Intanto i suoi giornali, parlando con cognizione di causa e sapendo di far cosa gradita al Capo, avevano iniziato a chiamare la Merkel con quel grazioso vezzeggiativo. Cominciò Libero di Belpietro: “Angela è davvero una culona. Il primo a dirlo fu Kohl” (27.11.2011). Proseguì il Giornale di Sallusti: “La caduta di Berlusconi: è stata la culona” (31.12.2011). E così via, anche a sproposito, persino negli eventi sportivi. Tipo quando la nostra Nazionale eliminò la Germania agli Europei 2012: “Ciao ciao culona” (il Giornale, 29.6.12). “Vaffanmerkel”, “Due calci nel culone” (Libero, 29.6.12). Angela perdeva 10 chili? “Merkel a dieta: anche lei si vede culona” (Libero, 7.5.2014). Così, dando ormai la cosa per fatto notorio, un giornalista della Bbc, Jeremy Paxman, pose a B. la domanda che nessun collega italiano aveva mai osato fare: “Scusi, è vero che ha definito Angela Merkel ‘culona inchiavabile’?”. L’interrogativo sortì sul Lord Brummel brianzolo l’effetto del gas paralizzante: una lunga, interminabile paresi, tipo fermo-immagine (il tempo per l’interprete di riaversi dallo choc e trovare le parole per tradurre un’espressione non proprio tipica del linguaggio politico diplomatico), seguita dal moto ondulatorio e sussultorio della mano destra che faceva cenno di passare alla domanda successiva. Deborah Bergamini, la sventurata portavoce, dovette vergare una nota ufficiale per smentire qualsivoglia imbarazzo, incolpare la Bbc di un taglio politico, precisare che nella versione integrale B. smentiva di aver mai insultato Merkel o altri, spiegare l’apparente paralisi con la vigile attesa della traduzione.

Da: Il Fatto Quotidiano del 28/09/2017.

 

Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza

 

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Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – è famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti.

“Vengono qui a delinquere!
Dobbiamo proteggere i nostri cittadini!”

Bene.

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – questa mattina è stato arrestato con l’accusa di corruzione, per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche.

Com’era quella cosa?

Ah, si.

Prima gli italiani.
Gli italiani mafiosi.

Ps: fate un colpo di telefono a Salvini, che era beatamente con lui in foto.

Casini, aprile 2017: “Commissione banche inutile, farla è solo demagogia, propaganda e pressappochismo” …Ma ha accettato la POLTRONA D’ORO da Presidente. Perchè le puttane hanno molta, ma molta più dignità di certi politici. E i veri coglioni sono quelli che li votano!

 

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Casini, aprile 2017: “Commissione banche inutile, farla è solo demagogia, propaganda e pressappochismo” …Ma ha accettato la POLTRONA D’ORO da Presidente. Perchè le puttane hanno molta, ma molta più dignità di certi politici. E i veri coglioni sono quelli che li votano!

Chiediamo scusa alle puttane per questo accostamento, ma è il meno “irriverente” che ci è venuto.

In effetti le prostitute hanno molta, ma molta più dignità di certi politici.

Gente che è capace di sbandierare ai 4 venti di abbandonare la politica nel caso perdessero il Referendum, e poi te li trovi ancora tra i coglioni.

Gente a cui la Commissione Banche fa schifo, ma quando glie ne offrono la poltrona d’oro da presidente, sbavano schifosamente.

Siamo un popolo di merda e questa gente ne è il simbolo!

E lasciamo perdere la parola dignità, che questi non sanno manco cosa vuol dire!

By Eles

Ecco come la Rai, quella pagata con i soldi pubblici ma occupata dai partiti, dà il benservito ad una delle poche voci libere rimaste nel giornalismo Italiano: “Il piano news? Almeno un altro anno”, che tradotto in Italiano, significa grossomodo: “Gabanelli ciaone” …!!!

 

Rai

 

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Ecco come la Rai, quella pagata con i soldi pubblici ma occupata dai partiti, dà il benservito ad una delle poche voci libere rimaste nel giornalismo Italiano: “Il piano news? Almeno un altro anno”, che tradotto in Italiano, significa grossomodo: “Gabanelli ciaone” …!!!

Milena Gabanelli può mettersi l’anima in pace: il nuovo piano news della Rai, quello che dovrebbe creare la testata digitale unica da affidare alla giornalista e a cui l’ ex direttrice di Report ha legato il suo futuro, è ancora in alto mare. Di più: probabilmente non vedrà mai la luce.
È la stessa tv di Stato ad ammetterlo: a quanto risulta al Fatto Quotidiano, i vertici hanno chiesto al governo addirittura 12 mesi per stilare il nuovo progetto dal giorno in cui entrerà in vigore il contratto di servizio (non prima di novembre) tra azienda e Stato. Ma con l’ attuale consiglio d’ amministrazione in scadenza ad agosto 2018 e le elezioni Politiche alle porte, una simile richiesta equivale a confessare di non avere alcuna intenzione di varare il piano. E quindi di voler tagliar fuori la Gabanelli.
Neanche i consiglieri Rai scommettono più sulla sua approvazione.

Da Il Fatto Quotidiano:

Rai: “Un altro anno per il piano news”. Bye-bye Gabanelli

Ai margini – L’azienda chiede al governo 12 mesi di tempo per creare la testata digitale da affidare alla giornalista, ma il Cda scade prima.

Milena Gabanelli può mettersi l’anima in pace: il nuovo piano news della Rai, quello che dovrebbe creare la testata digitale unica da affidare alla giornalista e a cui l’ex direttrice di Report ha legato il suo futuro, è ancora in alto mare. Di più: probabilmente non vedrà mai la luce. È la stessa tv di Stato ad ammetterlo: a quanto risulta al Fatto Quotidiano, i vertici hanno chiesto al governo addirittura 12 mesi per stilare il nuovo progetto dal giorno in cui entrerà in vigore il contratto di servizio (non prima di novembre) tra azienda e Stato. Ma con l’attuale consiglio d’amministrazione in scadenza ad agosto 2018 e le elezioni Politiche alle porte, una simile richiesta equivale a confessare di non avere alcuna intenzione di varare il piano. E quindi di voler tagliar fuori la Gabanelli. Neanche i consiglieriRaiscommettono più sulla sua approvazione.

Da circa 20 giorni, ormai, Gabanelli si è autosospesa con l’aspettativa non retribuita, dopo che le era stata offerta la condirezione di RaiNews e la gestione del suo sito web che conta appena 100mila utenti unici al giorno, e nessuna autonomia nella scelta della squadra. Un ruolo ben diverso dalla promessa di dirigere il nuovo portale dell’informazione digitale Rai, la cui nascita è frenata dalla necessità di accorpamento delle testate esistenti. Il Fatto ha anche lanciato una petizione a sostegno della giornalista, che in pochi giorni ha raggiunto 184 mila firme (aderisci qui). Inutile. Dopo che il vecchio piano Gubitosi è stato definitivamente accantonato, e le sonore bocciature rimediate da Carlo Verdelli e Antonio Campo Dall’Orto, adesso tocca al nuovo direttore generale Mario Orfeo elaborare una proposta credibile per l’informazione Rai, che da oltre tre anni attende di essere riformata. Anche la concessione approvata ad aprile prevede che la tv di Stato debba essere riorganizzata attraverso un piano news, ma al momento è tutto fermo: il dg non ha neppure iniziato a scriverlo.

Prima, infatti, c’è da giocare un’altra partita, quella del contratto di servizio tra viale Mazzini e governo, di cui il piano dovrà recepire le indicazioni. La Rai è in agitazione per la proposta di riforma del settore radiotv avanzata dal ministro Dario Franceschini, che con il raddoppio degli investimenti sui prodotti italiani costringerebbe l’azienda a rivedere i propri conti. Così il discorso per la convenzione va per le lunghe e, di conseguenza, pure quello per il piano informazione. Se n’è discusso in maniera animata anche nell’ultimo consiglio d’amministrazione, per concludere che al momento è impossibile fare alcun tipo di previsione. “Va chiuso entro Natale, perché dopo le elezioni questo Cda sarà come yogurtscaduto, non avrà più la forza politica per approvare alcunché”, avverteCarlo Freccero, consigliere Rai in quota Movimento 5 Stelle. Ma i tempi tecnici sembrano troppo stretti: anche dalla commissione di Vigilanza, infatti, fanno notare che il contratto di servizio non dovrebbe arrivare prima di fine novembre.

Viene il sospetto che il documento tanto atteso sia destinato a rimanere tale. Anche perché i vertici Rai hanno gettato la maschera, chiedendo nelle trattative col governo sul contratto di servizio un arco di tempo di 12 mesi per approvare il piano news: peccato che l’attuale Cda sia in scadenza ad agosto 2018. In questo modo il progetto resterebbe chiuso nel cassetto, e infatti l’esecutivo vorrebbe più che dimezzare il periodo a disposizione. Esclusa la possibilità di “stralciare” la posizione di Milena Gabanelli, creando la nuova testata digitale da affidarle a prescindere dal piano complessivo. “Non se ne parla”, tagliano corto da Viale Mazzini: prima di creare altre testate bisognerà accorpare quelle esistenti e nessuno vuole rinunciare al proprio orticello. “Io sono fiducioso, penso che il piano si farà” spiega il renziano Guelfo Guelfi. Con una postilla: “Certo, se così non fosse non sarebbe colpa di nessuno…”. “La fine della legislatura – concludeArturo Diaconale, consigliere Rai scelto da Forza Italia – non è il periodo migliore per le rivoluzioni: non mi sento di escludere che tra un rinvio e l’altro alla fine il piano salti”. E la Gabanelli e la sua testata digitale? “Io il mio consiglio a Milena l’ho dato: cominci a lavorare con quello che ha, sul resto meglio non contarci troppo”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/rai-un-altro-anno-per-il-piano-news-bye-bye-gabanelli/

Succede solo in Italia: a capo della commissione d’inchiesta sulle banche hanno messo Casini, socio della Carisbo e azionista di Intesa San Paolo. Insomma come se a capo di una commissione d’inchiesta sulla malavita organizzata avessero messo Totò Riina!

 

banche

 

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Succede solo in Italia: a capo della commissione d’inchiesta sulle banche hanno messo Casini, socio della Carisbo e azionista di Intesa San Paolo. Insomma come se a capo di una commissione d’inchiesta sulla malavita organizzata avessero messo Totò Riina!

Come ci prendono per i fondelli – Casini (socio di Carisbo e azionista di Intesa San Paolo): NO alla Commissione d’inchiesta sulle banche “Farla è demagogia, rischiosa propaganda” …E allora indovinate chi hanno messo a capo della Commissione d’inchiesta?

Da Il Fatto Quotidiano:

Banche, Casini eletto presidente della commissione d’inchiesta. Disse: “Farla è demagogia, rischiosa propaganda”

Il senatore centrista e già guida della commissione Esteri a Palazzo Madama (da cui si è dimesso) è stato eletto con la maggioranza assoluta. Ma ad aprile criticò la scelta di istituire l’organo che fa “da cassa di risonanza di polemiche dentro i partiti”. Vice Marino e Brunetta. Grillo: “Atto di guerra del Pd al Paese reale”

Ad aprile diceva che la commissione d’inchiesta sulle Banche è “demagogia e propaganda”, oggi annuncia che la guiderà “senza timidezza”. Il primo atto dell’organo già contestato, poi ritardato il più possibile e ora convocato a ridosso della fine della legislatura, è stato eleggere Pier Ferdinando Casini come presidente. Il senatore centrista, che ha quindi dovuto lasciare la poltrona di presidente della commissione Esteri, ha ottenuto 21 preferenze su 40 votanti. Dietro di lui Enrico Zanetti (9 voti), il grillino Carlo Martelli (5) e Bruno Tabacci (3). Le schede nulle sono state 2. I vice presidenti sono il senatore Pd Mauro Maria Marino e il capogruppo alla Camera di Fi Renato Brunetta.

“E’ un atto di guerra che il Pd e la maggioranza del Parlamento pronunciano nei confronti del Paese reale”, è l’attacco dei 5 stelle sul blog di Beppe Grillo. “Casini, il simbolo della vecchia politica legata a doppio filo con le banche è il becchino dei risparmiatori truffati”. Per i grillini significa “mettere una pietra tombale sui lavori della commissione”. E poi annunciano che chiederanno “l’audizione di Ghizzoni e di Boschi ma anche di Visco, di Draghi, di Vegas: vogliamo sentire tutti e avere delle risposte su tutti gli scandali creati. Oltre alla vicenda Ghizzoni-Boschi vogliamo indagare anche sulla vicenda Monte dei Paschi dove c’è un morto e 50 miliardi spariti e nessun colpevole”.

Nei mesi scorsi si è discusso molto proprio sulla composizione della commissione d’inchiesta. Dopo il via libera del presidente della Repubblica a luglio infatti, ci sono voluti quasi due mesi per arrivare alla prima riunione di insediamento. I nomi più contestati sono naturalmente i 16 esponenti del Partito democratico, tra fedelissimi e volti in conflitto d’interessi, che dovranno tra le prime cose affrontare il caso Etruria.

Casini diceva “è propaganda”, oggi invece: “Guiderò la commissione senza timidezza”
Solo quando era stato il momento di votare in Aula per il ddl che istituiva la commissione, il senatore aveva scelto di non esprimersi lamentando che “dall’inizio della legislatura si sono istituite commissioni d’inchiesta per quasi ogni argomento”: “E’ un cedere continuo alla demagogia e alla propaganda“, aveva detto, che “non mi trova d’accordo”. Casini aveva anche dichiarato che, a suo parere, “il più delle volte” questi organi sono istituiti “solo per interessi dei singoli o per affrontare in modo puramente scenografico quello che il legislatore dovrebbe risolvere con gli strumenti normativi a disposizione”. Il senatore poi andava oltre: “Le commissioni d’inchiesta vanno maneggiate con cura istituzionale, evitando che siano solo cassa di risonanza di polemiche tra i partiti o all’interno di essi. La Commissione sulle banche sarebbe questo. Strumentalizzare questioni tanto delicate, che riguardano i risparmi degli italiani e che sono già all’attenzione della magistratura, significa prepararsi a una campagna elettorale irresponsabile. Lasciamo le inchieste alla magistratura, senza ingerenze del Parlamento”. Oggi, a quanto pare, Casini la pensa diversamente: “Guiderò la commissione senza timidezza per indagare le responsabilità personali o istituzionali, ma chi è un cerca di palcoscenico per una lunga campagna elettorale non troverà sostegno nel presidente. Abbiamo poco tempo a disposizione”. L’onorevole ha anche detto che, visto i tempi molto limitati da qui alla fine della legislatura, sarà chiesto uno sforzo di lavoro extra: “Avremo il problema di conciliare lavoro della commissione con quello delle aule, per cui è evidente che questa commissione dovrà lavorare anche in giornate inusuali per i lavori parlamentari come il lunedì o il venerdì mattina. È un patto tra gentiluomini, o abbiamo un accordo questo oppure in tre, quattro mesi che abbiamo a disposizione faremo ben poco”.

M5s: “Il messaggio del Pd ai risparmiatori è chiaro: non avranno giustizia”
In prima fila contro la scelta, il senatore M5s Enrico Cappelletti: “Oggi”, ha dichiarato, “diventa chiaro a tutti perché il Pd bocciò il mio emendamento che impediva ai parlamentari in conflitto di interesse con le banche di partecipare ai lavori della commissione d’inchiesta sul sistema bancario. Il Pd e la maggioranza hanno eletto Pier Ferdinando Casini, un conflitto di interessi vivente amico di diversi banchieri e suocero di quel Caltagirone che oltre ad essere il principale finanziatore del Udc è stato vicepresidente e azionista di Mps. Lo stesso Casini, poi, è diventato da pochi mesi socio di Carisbo, fondazione azionista di Intesa San Paolo. Una commissione d’inchiesta nata in grave ritardo e sotto i peggiori auspici viene oggi di fatto dichiarata morta. Il messaggio lanciato dal Pd ai risparmiatori truffati è chiaro: non avranno giustizia”. Il collega deputato Alessio Villarosa va oltre e chiede subito un intervento perché venga convocato Mario Draghi: “Sicuramente dovremo sentire anche il presidente della Bce”. Il parlamentare uscendo dalla prima riunione ha spiegato che Draghi dovrà essere audito “poiché ha firmato l’acquisizione di Antonveneta (da parte di Mps ndr) senza due diligence” quando era governatore di Banca d’Italia nel 2008.
Fdi: “Il presidente avrebbe dovuto essere espressione dell’opposizione”
Fratelli d’Italia
 invece ha scelto di astenersi. “Il presidente”, ha spiegato la presidente Giorgia Meloni, “avrebbe dovuto essere espressione dell’opposizione ma non c’è stata disponibilità della maggioranza. E’ un’altro segnale che il Pd con l’istituzione tardiva di questa commissione vuole mettere solo a tacere quello che è successo. Vuol dire che perderanno tempo senza arrivare a nulla, noi avevamo chiesto che i lavori andassero avanti oltre la scadenza della legislatura ma ci hanno votato contro. Noi continueremo a dare battaglia all’interno della commissione per fare in modo che nei pochi mesi a disposizione la commissione arrivi a qualche risultato”.
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/27/banche-casini-eletto-presidente-della-commissione-dinchiesta/3881101/