Gianluigi Paragone, l’accusa durissima a Mattarella: “Parla dei migranti, dimentica Marco e Gloria”

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Gianluigi Paragone, l’accusa durissima a Mattarella: “Parla dei migranti, dimentica Marco e Gloria”

Purtroppo la retorica ha colpito ancora. L’ anniversario della tragedia di Marcinelle è stato il pretesto per reiterare la ormai consumata lezioncina morale sull’ immigrazione verso l’ Italia. Purtroppo ci sono cascati tutti. Compreso il capo dello Stato. Nessuno lo esclude, a Marcinelle gli immigrati eravamo noi, noi che speravamo di trovare un lavoro in un Paese diverso dove l’ economia reale era – con tutte le sue dinamiche, anche di sfruttamento – il pistone in progressivo movimento.

L’ immigrazione era la ricerca di un posto di lavoro non difficile da trovare, anche a costo di lavorare in miniera. (Faccio sommessamente notare che anche in Italia ci sono miniere e minatori che pur di tenersi quello schifoso lavoro hanno persino occupato il loro presidio: ne ho conosciuti nel Sulcis.

Alla faccia di chi continua a raccontare che gli italiani e specificamente i giovani non vogliono più fare certi lavori. Come in tutte le cose, ci sono giovani lavativi esattamente come ci sono imprenditori parassiti; e di contro ci sono giovani che accettano lunghe gavette perché vedono imprenditori maestri che spengono la luce per ultimi. Aggiungerei che se i giovani non vogliono più fare certi lavori è perché i loro genitori li hanno viziati scansandoli da fatiche e responsabilità).

Marcinelle era una dura terra di riscatto. Come tante città estere oggi, non meno dura alba del terzo millennio, sono un eldorado di speranza. Due giovani architetti di nome Gloria e Marco, lo scorso giugno, morivano intrappolati dentro una miniera sociale – perché all’ incirca così hanno definito il Grenfell Tower gli stessi inglesi – nella periferia di Londra, metropoli dove avevano trovato quella dignità professionale che l’ Italia non aveva saputo dare loro.

Nella memoria di Marcinelle, il Capo dello Stato avrebbe dovuto rimarcare il ricordo ormai spento di Gloria e di Marco: ha preferito invece la facile retorica sull’ immigrazione. Lo ha fatto per distrazione e per leggerezza, perché questa classe politica è la stessa che consente la permanenza al ministero del Lavoro il signor Giuliano Poletti che si permise di offendere una massa di giovani, per lo più con diplomi specializzati o lauree pesanti, costretta a lasciare l’ Italia perché i recenti governi (Poletti è ministro di Gentiloni tanto quanto lo è stato di Matteo Renzi) non sblocca il lavoro. La permanenza di Poletti al ministero offende la memoria di Gloria, di Marco e indirettamente dei minatori di Marcinelle.
Ecco perché è più facile far suonare nel jukebox i soliti dischi. Solo retorica, null’ altro. Una retorica finalizzata a sminuire le tesi politiche degli altri, tesi improntate sul rigore e sulla fermezza.

Una retorica incapace di produrre alcun risultato politico reale e il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Una retorica che ha prodotto un saldo di scolarizzazione tutto a svantaggio dell’ Italia, visto che nell’ intero arco dell’ anno 2016 ben 285mila italiani, prevalentemente giovani, sono partiti per l’ estero in cerca di opportunità, e di contro – sempre dati ufficiali alla mano – migliaia di giovani immigrati sono arrivati sulle nostre coste, di cui la metà ha una scolarizzazione medio-bassa. Mi direte: anche sessant’ anni fa e passa emigravano italiani con bassa scolarizzazione, ma quell’ emigrazione si agganciava a una economia reale che girava. In Italia, l’ emigrazione dei nostri giovani (dati da immediato dopoguerra, quando erano circa 300mila l’ anno) dimostra che l’ economia reale non gira più, che il lavoro è bloccato.
Ed è per questo che prima salta il sistema sociale e poi alla gente comune… saltano i nervi. di Gianluigi Paragone

via L’Onesto

Gianluigi Paragone, l’accusa durissima a Mattarella: “Parla dei migranti, dimentica Marco e Gloria”ultima modifica: 2017-08-10T22:38:49+00:00da eles-1966
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